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IL NUMERO QUARANTA – Dal ’cambiamento’ alla ’rinascita,’ alla ’creazione’

Per molti il numero 40 è soltanto una cifra, tant’è vero che facendo una ricerca superficiale, il risultato è il seguente: numero pari, numero semiperfetto, numero ottagonale, somma di due quadrati (40 = 22 + 62), numero atomico dello Zirconio.

E mi fermo qui.

Volendo, invece, fare una lettura più profonda, si scopre che il numero 40 ricorre molte spesso nella letteratura ebraica, indicando la quantità di tempo spesa alla presenza di Dio.

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Menzionato 146 volte nella Bibbia – tra Antico e Nuovo Testamento – il numero 40 rappresenta il CAMBIAMENTO. Ma non un cambiamento qualsiasi: è la rinascita – tanto dell’uomo quanto della Creazione – dopo che si è affrontato un durissimo periodo di prova. Tempo di attesa, di preparazione ed anche di punizione, intesa non come castigo ma come opportunità di redenzione.

Vediamo qualche esempio.

Durante il Diluvio Universale, la Terra fu completamente sommersa per 40 giorni e 40 notti: “Dio disse: «Tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto». Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che si innalzò sulla terra.” (Genesi 7,4.17)

Prima di ricevere da Dio le Tavole della Legge, Mosè dimorerà sul Monte Sinai per 40 giorni e 40 notti: “Mosè entrò in mezzo alla nube e salì sul monte. Rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti. (…) Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti senza mangiare pane e senza bere acqua. Il Signore scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole.” (Esodo 24,18 e 34,28)

Lo stesso dicasi per il profeta Elia, che vagò 40 giorni per il deserto prima di giungere al Monte Oreb: “Elia si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.” (1Re 19,8)

Quando il popolo ebraico uscì dall’Egitto per recarsi nella Terra Promessa, inviò in avanscoperta un gruppo di uomini che raggiunsero i luoghi in 40 giorni. Tornati all’accampamento, però, convinsero il popolo a non recarvisi, instillando nel loro cuore la sfiducia nella promessa di Dio. Per questo motivo vagarono nel deserto, girando in tondo, per ben 40 anni: “Gli Israeliti mangiarono la manna per quarant’anni, fino al loro arrivo in una terra abitata, mangiarono cioè la manna finché furono arrivati ai confini del paese di Canaan.” (Esodo 16,35)

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Attraverso tutte queste immagini, il numero 40 rappresenta, dunque, la morte di sé e la rinascita spirituale. È un numero simbolico che presuppone un periodo di purificazione in vista, naturalmente, del premio finale. È anche un numero che indica un tempo cronologico di svolta. Il passaggio ai 40 anni – lo possiamo testimoniare tutti – è assolutamente determinante nelle nostre vite. Molti santi hanno avuto la loro grande svolta proprio al compimento dei quarant’anni. Teresa d’Avila, la grande riformatrice dell’Ordine Carmelitano, aveva 40 anni quando il Signore cominciò ad accordarle le numerosissime grazie d’orazione che l’accompagnano o per tutta la vita.

Tempo di crisi e di grazia ad un tempo, il numero 40 è la famosa metà “del cammin di nostra vita” decantato da Dante Alighieri. È il momento in cui all’essere umano è richiesto di scendere nella propria anima per incontrare se stesso e il Trascendente. Ecco perché si parla di “crisi” di mezza età. Crisi non come viene intesa oggi, ma proprio dal punto di vista etimologico. Il termine CRISI, infatti, deriva dal latino “crisis” e dal greco “krisis”, che significa “scelta”, “decisione”.

Ma torniamo alla figura di Mosé. I 120 anni della sua vita, possono essere suddivisi in tre periodi di quarant’anni: il passaggio all’età adulta, la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù d’Egitto, il suo ruolo di guida del popolo d’Israele.

Il teologo Giovanni Taulero, osserva che la crisi spirituale sopraggiunge proprio tra i 40 e i 50 anni, quando le persone iniziano a fare un bilancio della propria esistenza. La maggior parte delle cose realizzate fino a quel momento perdono di senso, e l’uomo si ritrova nella stessa strettoia in cui si infila il serpente per cambiare pelle. Inizia così il passaggio dal fare all’essere, sconvolgendo totalmente l’ordine mentale su cui la sua vita si era retta fino ad allora.

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Benedetta crisi che, se accolta, conduce l’essere umano oltre se stesso, oltre la materia, in una dimensione altissima di consapevolezza e di amore! La tentazione della fuga è, tuttavia, alle porte. Come per il popolo ebraico, il rischio è quello di girare in tondo e di perdersi nell’aridità del deserto. Ma per chi accetta la sfida, vi è la certezza della Terra Promessa.

Anche nel Nuovo testamento il numero 40 è citato più volte, 22 per l’esattezza.

Vediamo qualche esempio.

Gesù è presentato al Tempio di Gerusalemme per essere offerto a Dio, dopo 40 giorni dalla nascita (Luca 2,22).

Gesù trascorse 40 giorni nel deserto prima di iniziare la sua opera di predicazione (Luca 4, 1-2).

Quaranta giorni separano il giorno della Resurrezione di Gesù dalla sua Ascensione al Cielo (Atti degli Apostoli 1,3-11).

Insomma, il numero 40 è un numero chiave.

Non leggiamolo solo cronologicamente, ma simbolicamente quale tempo di maturazione dell’anima.

Del resto, questa simbologia non è appannaggio della sola tradizione cristiana. Anche per l’Islam, il numero 40 occupa un posto importante: i 40 compagni, i 40 perfetti, i 40 pilastri che supportano l’Universo, ecc.

Il numero 40 è la resa dell’uomo a Dio, la rivalsa del Trascendente sulla materia, dell’essere sul fare.

Ciò può accadere a qualunque età ma, quando accade, è una benedizione.

Non dobbiamo temere questo passaggio obbligato perché sarà proprio lui a condurci alla vera conoscenza di noi stessi, spogliandoci dell’uomo vecchio per rivestirci di quello nuovo.

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Data:

9 Marzo 2024