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Il Papa ai Rohingya: “Vi chiedo perdono”

cms_7853/Papa_Rohingya_adn.jpg“Vi chiedo perdono”. Papa Francesco si è rivolto così a 18 Rohingya, rifugiati della minoranza musulmana birmana in Bangladesh, a Dacca. Per la prima volta, dall’inizio del suo viaggio in Asia, il Pontefice ha pronunciato la parola ’Rohingya’, considerata ’tabù’ in Myanmar. “A nome di tutti quelli che vi hanno perseguitato, di quelli che vi hanno fatto del male, per l’indifferenza del mondo, vi chiedo perdono”, ha detto il Papa. “Mi appello al vostro grande cuore, affinché siate in grado di darci il perdono che cerchiamo”, ha detto ancora.

“Anche questi fratelli e sorelle – ha ribadito il Pontefice – sono l’immagine del Dio vivente. Una tradizione della vostra religione dice che Dio ha preso dell’acqua e vi ha versato del sale: l’anima degli uomini. Noi tutti portiamo il sale di Dio dentro, anche questi fratelli e sorelle”.

“Continuiamo a stare vicino a loro perché siano riconosciuti i loro diritti. Non chiudiamo il cuore, non guardiamo dall’altra parte. La presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya. Ognuno – ha concluso – ha la sua risposta”.

L’ombra nera di Kim sulle Olimpiadi in Corea

cms_7853/kim_afp.jpgNessuno ha ancora dato forfait. Eppure, dopo il lancio dell’ultimo missile da parte della Corea del Nord, cresce il timore tra le nazioni che a febbraio partiranno per Pyeongchang, in Corea del Sud, dove dal 9 al 25 febbraio 2018 si terranno i Giochi olimpici invernali. “Stanotte non ho dormito perché c’è un signore che in Corea del Nord si diverte a sparare i missili sopra al Giappone – ha detto qualche giorno fa il presidente del Coni, Giovanni Malagò ai microfoni di ’Circo Massimo’ su Radio Capital -. Tra settanta giorni dobbiamo andare a 60 km dalla Corea con tutte le dinamiche che comporta”.

Quella che si disputerà a Pyeongchang è la seconda Olimpiade ospitata dalla Corea del Sud dopo l’edizione estiva del 1988 che allora andò in scena nella capitale, Seul. A febbraio le gare saranno ospitate in due sedi: un comprensorio sciistico montano e nella città costiera di Gangneung. Nel primo verrano svolte le prove sciistiche e su pista, mentre la seconda sarà dedicata alle gare di pattinaggio e ai tornei di hockey e curling. A destare maggiore preoccupazione, con i venti di guerra tornati a soffiare prepotentemente verso Occidente, è il fatto che le sedi si trovino a una manciata di chilometri dal 38esimo Parallelo, la zona demilitarizzata che separa il Sud di Moon Jae-in dal minaccioso Nord di Kim Jong-un. 80 chilometri per l’esatezza, a portata di cannoni e missili.

E mentre cresce l’attesa per gli oltre duemila atleti che si preparano alla partenza, c’è anche chi, come la Francia, ha già fatto sapere che nel caso in cui la situazione in Corea del Nord diventasse troppo pericolosa è pronta a rinunciare ai Giochi. “Non metteremmo mai a rischio la nostra squadra – ha detto qualche mese la ministra francese dello Sport, Laura Flessel -. Nel caso in cui non avessimo le garanzie di sicurezza, la nostra squadra resterà a casa”. E lo stesso ha in mente di fare l’Austria. Dal canto suo, il Comitato che organizza i Giochi ha sottolineato in più occasioni che non c’è da preoccuparsi, anche se i dati delle vendite dei biglietti sembra dire altro. Il mese scorso il Financial Times ha parlato di “montagne di biglietti invenduti”.

Gli organizzatori dicono che i giochi serviranno a stimolare il turismo, mentre lo Hyundai Research Institute prevede che due settimane di giochi faranno entrare nelle casse sudcoreane circa 60 miliardi di dollari nell’arco di 10 anni. A meno di tre mesi della cerimonia di apertura, però, la febbre olimpica non ha ancora colpito. Si stima che solo un terzo degli 1,1 milioni di biglietti disponibili siano stati venduti. E’ indubbio, quindi, che per esorcizzare lo spettro delle minacce del Rispettato Maresciallo ci voglia ben altro.

Nessuno può prevedere cosa farà il dittatore coreano. Rispetterà la tregua olimpica proclamata dall’Assemblea generale dell’Onu oppure ha già in mente un piano per minacciare gli atleti, mandando in fumo i giochi olimpici? Al momento, azzardare ipotesi è difficile. Nel caso in cui il pericolo dovesse farsi concreto, però, come da prassi l’Italia ha già pronto un piano di evacuazione per mettere al sicuro tutti i connazionali.

E mentre il conto alla rovescia per Pyeongchang entra nel vivo, a meno di 80 giorni dal via dei XXIII Giochi Olimpici Invernali, il presidente del Comitato Lee Hee-beom ha detto che la Corea del Sud è pronta “ad accogliere il mondo”. “La neve sta cominciando a cadere e noi stiamo facendo tutto ciò che è possibile per far crescere la passione e l’attesa in tutto il Paese invitando tutti ad essere parte di questi Giochi stravaganti – ha concluso -. Sarà la più bella vetrina di sport e cultura che la Corea abbia mai visto e vi invitiamo a comprare i biglietti e a raggiungerci a Pyeongchang”.

Germania, evacuato mercatino natalizio per pacco sospetto

cms_7853/polizia_tedesca_potsdam_2_afp.jpgConteneva chiodi, cavi, batterie, fuochi d’artificio e polvere, ma nessun dispositivo di innesco il pacco sospetto trovato oggi nelle vicinanze del Mercatino di Natale di Potsdam, in Germania. A precisarlo sono state le autorità locali. Secondo il ministro dell’Interno dello Stato del Brandeburgo, Karl-Heinz Schröter, il contenuto non avrebbe potuto provocare un’esplosione. “L’inchiesta è appena all’inizio”, ha aggiunto.

Il pacco era stato consegnato da un corriere a una farmacia nel pomeriggio, proprio mentre la zona del mercatino si stava affollando di gente. Dopo la segnalazione, la polizia ha immediatamente chiuso ed evacuato la zona, mentre gli esperti, arrivati sul posto, analizzavano il contenuto del pacco, poi messo in sicurezza. Solo successivamente si è saputo che non vi era alcun meccanismo di innesco.

In Germania resta alto l’allarme per la sicurezza nella settimana dell’apertura dei mercatini di Natale, a un anno dall’attentato che fece 12 morti e 56 feriti a Berlino: misure di sicurezza straordinarie sono state adottate in tutto il Paese.

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2 Dicembre 2017