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Il peso del razzismo sulle spalle: è tempo di dimenticare

Molti di voi ci scrivono per sapere che cosa prevede l’approvazione della nuova legge sulla cittadinanza italiana – ancora in attesa di discussione in Senato – e chi potrà approfittare di questa riforma.

Nel 1992 in Spagna, a Barcellona, si giocavano le Olimpiadi. Negli Stati Uniti Bill Clinton veniva eletto Presidente, i Guns N’ Roses cantavano November rain, i soldati serbo-bosniaci attaccavano Sarajevo. In Albania, il partito Democratico vinceva le elezioni, Aleksander Meksi veniva nominato Primo Ministro e Sali Berisha Presidente. L’Italia, invece, aveva appena nominato il suo nuovo Presidente, Oscar Luigi Scalfaro, e si preparava a firmare insieme ad altri stati il Trattato di Maastricht. In Sicilia la mafia colpiva senza pietà, assassinando due illustri magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nello stesso anno, il Bel Paese firmò la legge nr.91 sulla cittadinanza, del 5 febbraio 1992: un testo che contribuì a “tenere in ostaggio” centinaia di bambini stranieri nati o cresciuti e formati in Italia per lungo tempo. Negli stessi anni, l’Italia conobbe la prima ondata di immigrazione massiva, con l’arrivo sulle coste pugliesi di migliaia di albanesi. Oggi, quella albanese è considerata la seconda per grandezza di tutte le comunità straniere che risiedono sul suolo italico. Dopo 25 anni, gli albanesi non solo si sono stabiliti in Italia, ma si sono anche integrati meglio di qualsiasi altra comunità. I loro figli, nati e cresciuti nella Penisola, conoscono benissimo l’italiano e continuano a formarsi qui. Ma questo non sufficiente affinché lo Stato italiano possa riconoscere il diritto di richiedere la cittadinanza italiana alle cosiddette “seconde generazioni”. Pur non essendo immigrati come i loro genitori, questi giovani sono costretti a subire un immotivato razzismo istituzionale, ostaggi della vecchia legge sulla cittadinanza privati delle possibilità offerte ai loro coetanei italiani. Loro continuano a rinnovare i documenti, attendendo, proprio come hanno fatto i loro genitori, il raggiungimento dei 10 anni di residenza. Ad oggi, non godono neppure della dovuta integrazione scolastica.

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Con la nuova legge, la cosiddetta Ius Soli, a questi giovani – che oggi sono 815.000, non solo albanesi – sarà garantito un più facile ottenimento del passaporto italiano. Tutti i bambini nati in Italia da genitori di cittadinanza straniera – dove uno dei genitori ha un permesso Ce di lunga durata, con un lavoro che gli garantisce sostentamento e un contratto regolare di residenza abitativa – possono ottenere il passaporto italiano qualora i genitori facessero richiesta per loro. Potranno approfittare di questa opportunità anche i figli degli immigrati che sono arrivati in Italia prima del compimento dei 12 anni. Per coloro che sono giunti in Italia dal 12esimo anno di età fino ai 18 anni, invece, basterà di aver vissuto in Italia 6 anni e di aver portato a conclusione nel Paese almeno un ciclo scolastico di 5 anni per ottenere la cittadinanza; in questo caso, non si parla di Ius Soli, bensì di Ius Culturae. Questa riforma, che garantirebbe ai figli degli immigrati eguali diritti e opportunità rispetto a loro coetanei italiani pur senza privarli della cittadinanza albanese, è stata approvata già 10/15 anni fa nei Paesi dell’Unione Europea. C’è da augurarsi che le nuove generazioni non siano più obbligate a rivivere ciò che noi immigrati albanesi abbiamo vissuto, scrollandosi dalle spalle tutto il peso di un odioso e ingiusto razzismo.

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Data:

6 Ottobre 2017