Traduci

IL PORTO DI TRIESTE OLTRE LA CRISI MAR ROSSO

cms_33519/US_Ambassador_to_Italy_Jack_Markell.jpgAl di là delle note di compiacimento per la recente nomina del FVG Regione d’onore 2024 da parte della National Italian American Foundation; l’ambasciatore USA Jack Markel, in visita a Trieste, non ha mancato di esprimere preoccupazione riferita alla crisi della navigabilità del Mar Rosso che, “costituendo fase pericolosa di rischio per le attività del porto, è la ragione per cui dobbiamo tutti continuare a lavorare assieme per mantenere la pace”.
D’altra parte, non può dirsi che avesse colto di sorpresa neanche l’annuncio del ministro degli Esteri Antonio Tajani riguardo alla autorizzazione data alle navi militari italiane, in missione nel mar Rosso, circa l’apertura del fuoco per abbattere missili e droni al fine proteggere le navi mercantili che attraversano il Canale di Suez per il trasporto dei nostri prodotti da esportazione.

cms_33519/000.jpg
Infatti, a Trieste si è già pensato ad una rotta alternativa prendendo accordi con il Nord Africa per aggirare l’emergenza che potrebbe incidere con danni strutturali al suo porto dove, anche in questo tempo agitato dai venti di guerra ad EST nel Mediterraneo, la direzione magistrale del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino, risulta sempre più strategica; come evidenziato nella stessa chiara gratificazione di quanto dichiarato dal viceministro ai Trasporti con delega ai Porti, Edoardo Rixi, secondo cui ne “occorrerebbero tanti come Zeno per fare del Paese una piastra logistica internazionale”.
Ma, c’è da essere sicuri che, al di là dell’insito nonchè consueto riconoscimento del suo valore cui è abituato da tempo, al concreto Zeno D’Agostino sarà stata di massimo gradimento la rassicurazione non solo circa la “disposizione dei fondi statali di £ 38 milioni per la elettrificazione dei moli, ma anche la previsione dell’ulteriore finanziamento del Molo VIII,opera di valenza fondamentale per l’Italia”.
Intanto, dopo essere mancato per due settimane il consueto approdo al Molo VII della nave transoceanica, la primaria preoccupazione ha riguardato proprio il cercare di ristabilire la frequenza dello scalo settimanale che, a causa del maggiore tragitto del periplo dell’Africa in base al doppio del tempo di percorrenza che prima era di una settimana, implica non solo costi triplicati per i noli ma, anche, che l’armatore mantenga la frequenza del trasporto impiegando due navi rispetto a quando, via Suez, ne bastava una alla settimana.
Soprattutto, si tiene in conto che, mentre la forzosa opzione per la rotta di Gibilterra non cambia la competizione fra i porti del fronte occidentale del Mediterraneo ; invece, risulta esposta a rischio proprio la competitività che, in termini di maggiore prossimità al Canale di Suez oltre ad una più conveniente fiscalità e ad un favorevole impatto ambientale, ha sempre riversato un precipuo interesse verso lo scalo internazionale Triestino da parte della Europa del Mediterraneo centrale e orientale oltre a quello della clientela che, nello specifico: Tedesca- Austriaca- Ungherese- Slovacca-Ceca e altra, potrebbe ritenere utile di tornare al riferimento logistico dei porti del Nord Europa , in un più diretto rapportarsi rispetto alla rotta di Gibilterra.
cms_33519/container_su_nave-e1706281041285.jpg
Comunque, nonostante il realistico guardare anche a questa improvvida eventualità nel caso in cui la navigazione nel Canale di Suez non ritorni a stabilizzarsi al più presto; il Presidente D’Agostino mostra di non perdersi d’animo e, anzi, tiene a dire che non aveva temuto neanche di discostarsi da legami con la Cina e l’Asia, avendo pensato di connettere il porto di Trieste con quelli del Mediterraneo dove, dopo il Covid, era emersa la tendenza ad investire per la produzione industriale; per cui, lo scorso anno, oltre a patti di “reshoring” intrapresi nel mese di Settembre con il Marocco, altri accordi erano stati fatti con l’Egitto nel mese di Novembre.
Inoltre, in linea con il suo credo nel “Più semini e più ti trovi pronto quando qualcosa succede” il Presidente D’Agostino incita a “non aspettare che arrivi lo shock ma investire anche fuori dal porto, sulla ferrovia, sull’agricoltura verticale, sull’idrogeno, sui cavi sottomarini e sul traffico dati; continuando con la strategia al cui riguardo, non solo non importa se a volte faccia sorridere ma neanche deve fare pensare che, nei prossimi anni, non succederà più nulla perchè sia stato già dato tutto”; anzi, riferendosi a colleghi di altri porti non solo italiani verso i quali dice di “essere stufo di correggerli”, dice che “ci si deve scordare del tipo di logica per cui si continui a fare investimenti sulle solite cose pensando che il mondo andrà avanti sempre con gli stessi settori”.
Diversamente, “oltre ad aversi, a Trieste, tante possibilità che si sfruttano tutte, così come il mondo attuale ci impone di fare; alla luce di quanto si sta costatando circa il rischio di blocco dell’economia quando sia bloccata una nave, tutti i progetti di investimento sul porto non limitano alla nave l’elemento che gli crea valore ; per cui, uno dei grandi obiettivi su cui vertono gli studi e la ricerca per il porto di Trieste è quello di un porto che crei occupazione , quindi valore, anche senza la presenza della nave”.
C’è da scommettere che il saper fare del vulcanico Presidente dell’Autorità Portuale di Trieste la spunterà anche riguardo a questa ricerca, “della cui abnorme unicità al mondo si ha la consapevolezza; ma anche la creativa determinazione a farle cedere il passo solo alla eventuale necessaria accelerazione di altri progetti che permettano di trovarsi pronti nel momento in cui dovessero entrare in crisi altri elementi che, come la nave, oggi si pensino intoccabili”.

Autore:

Data:

14 Febbraio 2024