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IL POSTDIGITALE COME REINVENZIONE DELL’ONTOLOGIA DEL CORPO

Massiccia digitalizzazione, post digitale, ambienti diversi, vecchi e nuovi media, ibridazione tra diversi artefatti. La fusione del digitale in una coibentazione degli ambienti sociali, non solo tecnologici, ha portato alla moltiplicazione di spazi e tempi diversi dell’esperienza umana. L’ordinario è oggi diventato ciò che ieri era immaginato come straordinario, l’immersione del cittadino globale all’interno di ambienti e situazioni che nulla hanno a che fare con il mediale ma che da esso ha tratto ispirazione. Sono oggi le risorse a disposizione 24/7 a ognuno di noi a poterci permettere di sperimentare forme e situazioni, ruoli e posizioni, causate dall’uso che ognuno di noi fa di tali risorse. I media, da parte loro, ormai hanno smesso di esistere come strumenti esterni al nostro vissuto; siamo noi a essere diventati media, a essere stati inglobati in nuove forme di fluidità fuori da ogni logica dicotomica, a imitare il νοῦς di Anassagora.

Siamo di fronte a una nuova forma di coscienza, una coscienza cosiddetta di rete generata da tutte quelle azioni compiute sul web e che sul web trovano il loro vero significato e la loro interna coerenza. L’avanzare e l’imporsi dell’IA conferma l’avanzata di questa ὕβρις, di ciò che Harari aveva preannunciato introducendo il termine datismo, ovvero una rivoluzione totale dell’essere umano in un ambito fondamentale della sua natura: le emozioni. Le tecnologie sono all’opera dunque nel fornire nuove skill all’uomo che gli permettano di far meglio e operare nel giusto modo all’interno di specifiche situazioni contingenti e lavorative. Si presenta, posto in questi termini, un confronto/scontro tra due mondi contrapposti sino a poco tempo fa, e che oggi sembrano confluire in un percorso unico: cultura digitale e natura. La specificità umana, legata anche e soprattutto a un cammino socio-pedagogico di stampo umanista e illuminista, lascia spazio a uno scenario in cui emergono criticità legate all’introduzione pervasiva delle tecnologie digitali nelle vite delle persone. Il postdigitale assume una connotazione semantica legata al passaggio a una dimensione ulteriore dello stesso ambito delle tecnologie della comunicazione, una fase ovvero in cui l’ibridazione naturale/digitale è ormai un dato di fatto.

Si può parlare allora non tanto di evoluzione quanto di co-evoluzione tra tecnica ed esseri viventi, un iter evolutivo che alla fine porterà alla formazione di un’era del transumanesimo ontologicamente stabile. Riprendendo le parole di Antonio Caronia, siamo di fronte a un corpo come interfaccia, «in vista di una raffigurazione il più possibile incisiva dell’ibrido uomo-macchina, tenendo cioè d’occhio il fatto che nelle società di capitalismo flessibile” si concretizza la possibilità di una combinazione intima (‘simbiosi’) di uomo e tecnica, soprattutto nel momento in cui si articolano tecnologie più “precise”, “sottili” e “molecolari”» (La vita eccentrica, Ubaldo Fadini, n.d.r.). Entrati prepotentemente e senza la possibilità di elaborare un pensiero critico ed esaustivo nel nuovo capitalismo, il corpo diventa una interfaccia comunicativa tout court ben integrata nei processi di produzione e di valorizzazione del capitale (con buona pace di Marx), «proprio perché risulta con-fuso con una tecnologia che penetra il suo “interno”», (ivi). È l’apoteosi del neo capitalismo in salsa liberale e postfordista, l’invasione e la conquista di spazi antropologici una volta possedimenti dell’umano e che ora si articolano e di modulano seguendo specificità tecnologiche e digitali.

Data:

18 Giugno 2024
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