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IL PREZZO DELLA VERITÀ

È iniziato questa mattina (ora locale) a Pechino il processo a porte chiuse contro la giornalista ed ex militante di Piazza Tiananmen, Gao Yu, accusata dal governo cinese di divulgazione di segreto di Stato. La donna si trova in stato di fermo dallo scorso 24 aprile e in maggio, l’emittente televisiva statale cinese CCTV ha dichiarato l’esistenza di prove importanti a suo carico. Secondo l’organizzazione Human Rights Watch il reato della giornalista è quello di aver consegnato ad un sito internet americano un documento del partito comunista cinese, documento che esortava a contenere e a censurare le idee liberali.

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Lunedì scorso la Gao Yu, in udienza preliminare, avrebbe dichiarato di essere stata costretta a confessare il reato per paura di ripercussioni sul figlio e sulla famiglia, date le minacce ricevute. Non è la prima volta che la giornalista affronta un processo di analoga accusa: nel 1993 era stata condannata a sette anni di detenzione a causa di alcuni suoi scritti “scomodi”.

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Nei mesi scorsi il sito Mingjing Monthly, che pubblica gli articoli della giornalista, ha parlato di una circolare interna del Partito comunista cinese, conosciuta come “Documento n. 9”. Emergono dal documento i pericoli che il governo cinese teme per il Paese, tra i quali una riforma della politica sul modello democratico occidentale, l’indipendenza della stampa dal potere politico, i diritti “universali” e possibili intromissioni sia esterne che interne nel partito. Il documento è stato reso pubblico mesi dopo dai canali ufficiali del Partito e mostra chiaramente che la politica di Xi Jinping sta tradendo le promesse di riforme politiche fatte all’inizio del suo mandato, che si sta rivelando sempre più dittatoriale.

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A conferma della forte rigidità del governo contro la dissidenza interna, il fermo di Gao Yu e di molti altri intellettuali e attivisti è avvenuto in concomitanza del venticinquesimo anniversario della repressione di piazza Tiananmen, probabilmente al fine di cancellare il ricordo del massacro.

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Gao Yu ha l’età di settant’anni e rischia l’ergastolo. Le organizzazioni non governative che si occupano di diritti umani si mobilitano per porre all’attenzione della comunità internazionale gli abusi che avvengono ma sfortunatamente casi simili si verificano di frequente: a Urumqi, nella regione dello Xinjiang la giustizia ha confermato in appello la pena dell’ergastolo per l’economista Ilham Tohti, che da tempo denuncia la repressione degli uiguri, popolazione musulmana turcofona, da parte del governo cinese e chiede maggiore autonomia per la regione.

Data:

22 Novembre 2014