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Il pudore? Un sentimento di élite

Parlare di pudore nella nostra società sempre più erotizzata ed esibizionista può far sorridere. Internet ha spazzato via gli ultimi paletti del comune senso del pudore, ha cancellato il confine della sfera intima: corpi nudi, amplessi, scatti hot impazzano sui social piombando con invadenza nelle nostre case. Il sesso è ovunque, non è più una questione privata. Assistiamo a un disastro culturale, a una sessualità venduta a basso prezzo – nella piena logica della società consumistica – che toglie significato a un momento intimo e importante, a quello spazio sacro del cuore che dovrebbe essere protetto da occhi indiscreti.

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Non dimentichiamoci che la pornografia occupa un terzo dei contenuti di internet. Freud diceva che la vergogna, il pudore proteggono dal dilagare dell’Io. Senza pudore, non c’è il senso di sé e quindi neppure dell’altro. Il filosofo Max Scheler chiamava il pudore il “nascondimento del bello”, necessario a preservarlo. Il pudore non è l’assenza del desiderio ma, al contrario, lascia intendere un desiderio nel momento stesso in cui lo difende dallo sguardo altrui. Quando parlo di pudore non includo unicamente il pudore del corpo ma, a fortiori, il pudore dello spirito. Oggi rischiamo infatti di rinunciare all’intimità, di non salvaguardarla come dovremmo.

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Il venir meno del senso del pudore è la conseguenza della società dello spettacolo in cui viviamo. In questa schizofrenia collettiva tutto dev’essere esibito perché, secondo l’equazione dei tempi moderni, se non lo fai non sei nessuno ma se lo fai sei un influencer. Invece non tutto quello che siamo e facciamo è degno di essere condiviso con altri. Ritengo che il pudore sia una virtù da riscoprire e promuovere insieme a uno stile di dignità e riserbo.

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Data:

13 Settembre 2018