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Il “qui ed ora”

Il minimalismo dell’anima porta ad abbracciare una filosofia di vita che ci induce a pensare, riflettere e meditare condizioni indispensabili per vivere bene. Il giardino giapponese, chiamato anche zen, è molto diverso da quelli tradizionali europei. È nato intorno all’undicesimo secolo come uno spazio da contemplare dedicato alla riflessione sulla natura, in cui i monaci buddisti meditavano. Oggi viene scelto perché trasmette una sensazione di pace e tranquillità, ma anche e soprattutto per motivi estetici. La sua semplicità lo rende, infatti, un giardino molto elegante ed originale.

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Perché lo Zen ci permette di valorizzare l’animo profondo presente in ognuno di noi? Abbiamo bisogno di sperimentare il “qui ed ora”, grazie a uno spazio in cui è possibile riferirsi agli elementi naturali – acqua, pietra e piante – che ci fanno vivere il presente alle migliori condizioni. Nello zen questi elementi vivono in perfetto equilibrio ed hanno un forte valore simbolico che è in grado di integrarsi con gli altri elementi del giardino. La religione buddista si serve di questo espediente per indurci a cercare una nuova consapevolezza che sappia vedere oltre le cose, mettendo in ridicolo ciò che noi consideriamo il nostro timone di guida. La pratica della meditazione, invece, chiamata anche zen, era largamente utilizzata nel Buddismo, nell’Induismo e nel Jainismo per raggiungere l’illuminazione.

La ricerca dell’illuminazione dell’unione dell’assoluto accompagna l’uomo sin dagli albori della civiltà. Forse era più presente nell’antichità che nel nostro tempo, probabilmente perché lo stile di vita era più vicino alla natura e l’unione rappresentava il completamento dell’esistenza. Oggi invece viviamo in un mondo virtuale e mentale, sempre più lontano e distaccato dai principi che regolano l’universo e la vita, e siamo più distanti anche da noi stessi: forse per questo l’illuminazione è quasi un miraggio, un’esperienza che solo pochi eletti possono sperimentare. Il cammino verso l’illuminazione è lo stesso che conduce alla consapevolezza spirituale, per questo si può cercare di conoscere quello che va oltre le cose di questo mondo.

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Zen è una forma mentale, dunque, uno stato dello spirito che non ha tempo né luogo e che dipende largamente dalla nostra intuizione. Il suo scopo è fornirci una via che ci riporti al nostro vero Io, al presente, al “qui e ora”, distaccandoci dalle distrazioni inutili e dagli atteggiamenti mentali che ci isolano dalla realtà. Nel ventunesimo secolo essere zen significa attribuire alla quotidianità un grande valore. Bisogna allenarsi per diventare consapevoli del momento che viviamo, senza rimuginare sul passato o pensare a come potrà essere il futuro. Essere zen significa innanzitutto rimanere se stessi e in accordo con il proprio Io.

Data:

23 Agosto 2018