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IL RUOLO DEGLI INTELLETTUALI – I^ Parte

“Gli intellettuali sono un gruppo autonomo e indipendente o ogni gruppo sociale ha una propria categoria specializzata di intellettuali?”

(A.Gramsci, Storia degli intellettuali, Quaderni 12)

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“Ogni volta che un uomo ha contribuito alla vittoria della dignità dello spirito, ogni volta che un uomo ha detto di no al tentativo di soggiogare i suoi simili, ho sentito solidarietà per il suo atto”.

(Frantz Fanon)

cms_31170/2_1689211911.jpgll punto di vista di questo articolo, articolato in varie parti, è la nostra ipotesi che fa riferimento alla responsabilità dell’intellettuale nella perpetuazione o ricostruzione di significati sociali secondo meccanismi e strategie diffusi nel contesto sociale, storico e politico. I materiali di questo articolo si trovano nel mio saggio “Tiempos de cambio, tiempos de revolución, 2013.

Pensare in modo critico in mezzo ad un consenso routinario significa offrire un pensiero originale, che pone fuori dal gregge. Secondo Antonio Gramsci, è l’egemonia culturale, come dimensione ideologico-culturale, che avvolge e contiene l’economia e la politica, che organizza il blocco storico tra elementi soggettivi e oggettivi, tra filosofia e politica, tra governanti e governati, blocco storico che articola gli elementi contraddittori presenti in una determinata situazione storica, attraverso la creazione e il sostegno di ciò che Gramsci chiama “senso comune” e Castoriadis chiama “immaginario sociale”.

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Queste concezioni del mondo non sono esplicite nel discorso e sono parte costitutiva del pensiero, della morale popolare e dell’agire sociale.

cms_31170/4.jpgMichel Foucault, nella “Microfisica del potere”, non parla di egemonia, ma del modo in cui potere e sapere si legano alla disciplina del corpo sociale: “In ogni società – afferma – molteplici relazioni di potere si incrociano, caratterizzano, costituiscono il corpo sociale: questi rapporti di potere non possono essere dissociati, né stabiliti, né funzionare senza una produzione, un’accumulazione, una circolazione, un funzionamento del discorso. Non c’è esercizio del potere senza una certa economia dei discorsi di verità”. (Michel Foucault, Microfisica del Potere, 1976)

In questa produzione di verità c’è una pressione costante nel senso dell’esercizio del potere, mentre la verità fa legge e trasmette effetti di potere. Foucault ci insegna che le dinamiche di potere sociale di un ordine sociale si costruiscono attraverso la conversione in verità di determinati valori e credenze, che la società assume, dando loro priorità su ciò che sta vivendo e sperimentando.

cms_31170/5.jpgRiguardo alla produzione di “effetti di verità in relazione al potere”, Foucault fa riferimento alla colonizzazione del sapere e al ruolo che gli intellettuali hanno nell’organizzare i significati del senso, mediante i quali un collettivo si istituisce come tale, nell’istituto immaginario della società, secondo Castoriadis, e nella costruzione di quello che Gramsci chiama “consenso routinario”, come produzione di significati soggettivi, che guidano valori e norme di comportamento nella direzione dei rapporti di potere. (C.Castoriadis, L’istituzione immaginaria della società, 1983)

La caratterizzazione delle diverse attività come “intellettuali” non va ricercata nella natura intrinseca dell’attività stessa, ma nel sistema di relazioni in cui esse – e le persone che li esercitano – si inseriscono. L’egemonia ha bisogno del potere articolatore del consenso e nel campo dell’egemonia culturale concepita da Gramsci, il ruolo degli intellettuali occupa un posto-chiave, sia nelle istituzioni pubbliche che private, negli ambiti legati alla sanità, all’economia, alla stampa, alla pubblicità, e a tutti quegli aspetti della pratica sociale necessari per il funzionamento coerente di una società.

È in questo senso, in quanto specialista con capacità organizzative in qualche ambito sociale, che Gramsci usa il termine intellettuale. Negarsi come uomo-massa permette di assumersi come soggetto storico potenzialmente trasformativo. L’articolazione dei fatti di potere con i meccanismi del potere ha a che fare con un nuovo modo di “collegare teoria e pratica”, in cui intervengono intellettuali che, in quanto intellettuali universali, occupano una posizione legata al dispositivo generale della verità.

Le lotte per la verità significano, secondo Foucault, la lotta per il potere, indicando “quell’insieme di regole secondo le quali il vero è discriminato dal falso”, proponendo di pensare la posizione degli intellettuali in termini di “verità/potere”. Foucault non fa altro che smascherare il discorso dell’Illuminismo e del mondo occidentale, che ruota intorno alla ragione e alla scienza come verità indiscutibili, soppiantando l’emozione e la comunità. L’idea di individualità, come concepita in Occidente, è una costruzione socio-storica. Tuttavia, la ragione non dà senso alla vita, quando non è costruita su legami affettivi e su una comunità di appartenenza. È l’ordine patriarcale che ha idealizzato la ragione.

Da questo punto di vista, è compito dell’intellettuale introdurre un contro-discorso in riferimento a ciò che è egemonico e al potere, scardinare il fondamento di ciò che è istituito, riprodurre o mettere in discussione aspetti del potere, stabilire la differenza tra un discorso critico e un altro adattivo o illusorio, in relazione al potere e ai desideri e alle speranze della massa.

È ciò che le donne dovrebbero fare in relazione al potere patriarcale; se accettiamo il maschile come ciò che ha a che fare con il potere, con il cambiamento, con l’individualità, mentre il femminile coincide con l’emotività e i legami, cioè se le donne non escono dal discorso patriarcale della verità, non costruiscono una società di uguaglianza. Perché ci sia una partnership tra pari, gli uomini devono dedicare del tempo a costruire le proprie emozioni, mentre le donne devono dedicare del tempo a costruire individualità e potere.

Finché si continuerà a dire che il potere è maschile, non ci saranno condizioni di parità. La rottura della subordinazione non è solo delle donne verso gli uomini, ma degli uomini stessi, in un’apertura che permette loro di prendere coscienza che il concetto di individuo è un processo storico-sociale separabile in costruzione permanente. Prendere coscienza di questo stato di cose ci permette di raggiungere la piena dimensione che fa di noi – uomini e donne – ciò che siamo: emozione e ragione, individualità e legami.

cms_31170/6.jpgNon pensiamo, dunque, al teorico, capace di porsi al di sopra del tessuto storico-sociale in cui è immerso, ma piuttosto a un intellettuale impegnato nelle pratiche sociali, rendendo visibili le conseguenze e gli effetti della propria pratica, secondo quanto afferma Gramsci: “Ogni gruppo sociale, nato sul terreno originario di una funzione essenziale nel mondo della produzione economica, si crea, in modo organizzato, uno o più insiemi di intellettuali che gli conferiscono omogeneità e consapevolezza della propria funzione non solo in campo economico, ma anche in quello sociale e politico”. (Gramsci, Storia degli intellettuali, Quaderni 12)

Occorre superare il “momento produttivo” per accedere a una riforma intellettuale e morale come “momento etico-politico”: in questo processo, in un discorso critico che tende a smantellare il pensiero, il ruolo che l’intellettuale svolge contribuisce a trasformare, perpetuare o mettere in discussione lo stato delle cose. Ciò richiede un cambiamento molto profondo nel nocciolo duro del discorso “patriarcale”, perché implica che dobbiamo smettere di considerare che il potere è maschile e l’emozione è femminile. Solo sconfiggendo un ordine patriarcale che idealizza la ragione e ignora l’emozione, uomini e donne, costruendo individualità indipendenti, potranno uscire dall’asse del dominio da cui sembra così difficile uscire.

Continua

Data:

13 Luglio 2023