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IL RUOLO DEGLI INTELLETTUALI – V^ Parte

Il ruolo degli intellettuali. Ricostruire la società

Qui torniamo al ruolo dell’intellettuale, che deve esercitare l’osservazione dalla scuola della realtà. Per comprendere i movimenti sociali reali e agire di conseguenza, è utile fare riferimento a certe analisi di Gramsci: “L’autocoscienza critica – scrive – significa, storicamente e politicamente, la creazione di un’élite di intellettuali: una massa umana non ’distingue ’ e non diventa indipendente da sola* senza organizzarsi. E aggiunge: “La filosofia della prassi (…) consiste (…) nella valorizzazione del fatto culturale, dell’attività culturale, di un fronte culturale in quanto necessario insieme a quelli meramente economici o meramente politici”. (A.Gramsci, Quaderni V, Quaderni IV)

cms_31436/Daniel_Blanchard.jpgDaniel Blanchard, membro della rivista “Socialismo y barbarismo”, scrive così dell’impegno rivoluzionario di Castoriadis: “A livello intellettuale, essere un rivoluzionario significa cercare di comprendere il sistema di dominio nel suo insieme per combatterne tutte le forme e non combatterlo solo sotto un aspetto o un altro. Non si tratta tanto di combattere il sistema esistente, quanto di compiere lo sforzo positivo della “ricostruzione della società”, o, per usare la frase di Castoriadis: “Tenere conto di tutto ciò per chiarirlo e andare verso il progetto di un’auto – trasformazione autonoma della società”.

Negli ultimi giorni di aprile 2013, mentre l’Italia era sommersa da una profonda crisi economica e politica, che è anche morale e spirituale, in un Paese che non è riuscito a modernizzarsi, il politico e tecnico Fabrizio Barca scrisse un manifesto” di sinistra”: la sperimentazione che propone, una forma di “sperimentazione democratica”, si inserisce tra la socialdemocrazia e quello che definisce “minimalismo democratico”, cioè il liberalismo. In un mondo caratterizzato dalla “ipertrofia del sé”, dalla “diffusione della conoscenza” e da un alto grado di incertezza, una tecnologia che cambia molto velocemente, la nostra conoscenza non è sufficientemente adeguata per anticipare i problemi e trovare soluzioni.

Per promuovere esperienze di partecipazione e innovazione della macchina pubblica, in un’Italia particolarmente antiquata, tra la socialdemocrazia e il dibattuto minimalismo liberale, Fabrizio Barca propone la “sperimentazione democratica”, la cui forza innovativa risiede nell’immaginare un’azione pubblica che affronti il ​​decisivo problema dell’esclusione dal lavoro e della disoccupazione strutturale.

Non solo: la forza innovativa della sperimentazione democratica appare per la sua radicale differenza rispetto al minimalismo, soprattutto nell’attuale crisi, nell’austerità che l’Europa impose a tutti i paesi e cittadini dell’Unione Europea, che Enrico Berlinguer del Partito Comunista così definì: “l’austerità può essere adottata sia come strumento di repressione politica, di perpetuazione delle ingiustizie sociali, sia come opportunità per un nuovo sviluppo economico e sociale, per una rigorosa ristrutturazione dello Stato, per una profonda trasformazione della società alla difesa e all’espansione della democrazia”.

cms_31436/Fabrizio_Barca.jpgIl minimalismo – scrive Barca nel suo Manifesto – favorisce la prima via, la sperimentazione la seconda”.

Mentre il minimalismo persegue l’equilibrio, la sperimentazione prevede la copertura in tempi sostenibili e si oppone al ciclo economico, secondo una discrezionale valutazione politica. La sperimentazione regola l’esercizio della funzione di governo e la remunerazione delle cariche pubbliche e politiche deve sempre riferirsi alla remunerazione dei cittadini, che rappresentano e con cui si confrontano. La sperimentazione democratica regola il conflitto sociale, promuovendo soluzioni ragionevoli ed operative ad ogni situazione conflittuale nella società e nel territorio.

In presenza di un partito di sinistra che assuma la sperimentazione democratica, contro la resistenza delle élites che vedono messo in discussione il proprio potere, i cittadini devono esercitare la pressione necessaria e offrire competenze e soluzioni che possano essere utili per ringiovanire e modernizzare la macchina dello Stato, modificando il rapporto Stato-partiti politici, oggi fortemente identificati. Perché questo avvenga, un partito deve avere un forte radicamento nel territorio ed elaborare una visione del futuro, necessitando quindi di una rete di cittadini permanentemente mobilitati con cui relazionarsi. Da questo punto di vista la rete può essere utile, ma senza la fase riflessiva e problematica della discussione non è abbastanza efficace. Questo nuovo partito di sinistra, tra gli altri partiti, affronterà la sinistra europea e mondiale, adottando il pluralismo ei diritti degli individui per il suo programma, incoraggiato dalla partecipazione e dal volontariato, sfidando il cambiamento delle strutture statali attraverso lo sviluppo di soluzioni per l’azione pubblica.

Allo stesso modo, attraverso una costante mobilitazione conoscitiva, il partito della sperimentazione democratica coinvolge non solo le avanguardie, ma tutti, nel tentativo di superare lo squilibrio tra lavoro e capitale e le storture di questi trent’anni di liberazione. “Credere in qualcosa insieme” è il simbolico lemma culturale che favorisce l’interazione con gli altri, il dialogo all’interno del partito e con gli altri partiti. È la stessa logica di sperimentazione democratica che motiva il partito alla mobilitazione conoscitiva, salvaguarda l’appartenenza e l’identità del nuovo partito, sviluppa una nuova visione dell’Italia e dell’Europa.

L’aspirazione di un partito di massa verso un modello superiore di società e di comportamento umano si esprime in un nuovo partito di sinistra che risponde all’aspirazione di una società migliore, sotto forma di una mobilitazione cognitiva che si fonda sul superamento della tensione tra tecnocrazia e democrazia, raccogliendo elementi di conoscenza sul da farsi, trasferendo tali conoscenze a diversi destinatari, la classe dirigente e gli amministratori locali. Nella mobilitazione cognitiva si supera la dicotomia tra democrazia e tecnocrazia – gli eletti – ei principi della concorrenza – il governo del “chissà”.

La composizione tra cittadini votanti e cittadini votanti e partecipanti è l’unico vero ponte possibile tra il principio di maggioranza e il principio di concorrenza. In una parola, il fondamento è imparare insieme cosa bisogna fare per realizzare il bene comune, in una logica di parte che non sia somma di interessi particolari, ma esprima come partito, sintesi di beni pubblici. Le risorse finanziarie proverranno dal contributo volontario di iscritti al partito e simpatizzanti.

In relazione alle motivazioni individuali, che determinano la partecipazione, si individua il binomio egoismo-spirito civico e indipendenza-imitazione. Contro lo spirito liberale come amor proprio e autorealizzazione, in questa nuova costruzione politica vengono privilegiati il ​​sapere e l’apprendimento. Il Manifesto di Fabrizio Barca non si configura ancora come un vero e proprio “programma politico”, ma indica prospettive e propone interrogativi, basati su “conoscenze comuni e valori condivisi della sinistra”. Queste convinzioni possono essere riassunte come segue e mirano a:

-La costruzione di una società democratica equa (Costituzione italiana, art. 3).

-Il diritto alla libertà (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, art. 12).

-La “limitazione della sovranità” secondo il progetto dell’Unione Europea, che accresce al tempo stesso i diritti ei doveri che l’Unione Europea garantisce ai cittadini in quanto “cittadini europei”.

-Il rifiuto della guerra e il dovere della solidarietà.

-La tutela dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio artistico e la promozione della cultura.

-La separazione tra capitale e lavoro è la caratteristica costitutiva del capitalismo. Sono quindi necessari i sindacati (Cost. italiana, art. 39), così come altre forme di organizzazione.

-Il mercato aperto, la libera iniziativa privata e la concorrenza costituiscono la condizione per lo sviluppo.

-Superare le aree di sottosviluppo.

-L’adozione della sperimentazione democratica serve a superare e risolvere il deficit cognitivo.

Il partito sostiene le questioni etiche relative alle scelte di vita e la morte e la convivenza. Il partito basato sulla sperimentazione democratica, prende tutte le misure per una società più giusta, più sostenibile e desiderabile per le generazioni presenti e future. È difficile individuare in questo programma un programma di sinistra radicale, ma ogni programma che tenti di modernizzare l’apparato statale e di inserire nella società civile la risoluzione dei problemi reali posti dal neoliberismo non può non essere accolto. Se questo programma avrà successo, Fabrizio Barca conta nel dibattito che vuole promuovere. (12.4.2013)

cms_31436/Eric_Hobsbawm.jpgIn “Come cambiare il mondo”, il più noto filosofo marxista del XXI secolo, Eric Hobsbawm, afferma che la crisi del capitalismo era stata anticipata da Marx nel suo “Manifesto” e nel suo “Capitale”, anticipando le ricorrenti crisi dovute alla espansione, concentrazione e trasformazione dell’economia. “I tentativi del ventesimo secolo di trattare la storia mondiale come un gioco economico a somma zero tra pubblico e privato, puro individualismo e puro collettivismo, non sono sopravvissuti”, afferma Hobsbawm. La ragione del recupero e della persistenza di Marx risiede non solo nelle domande insoddisfatte del capitalismo, ma anche nel contenuto radicale con cui formulava domande e forniva risposte a problemi non solo come pensatore economico – padre fondatore, con Weber e Durkheim, della moderna scienza sociale – ma come portatrice di un pensiero universale e integrativo di tutte le discipline.

Nel fallimento sia dell’autoritarismo stalinista che dell riformismo socialdemocratico, il movimento operaio del dopoguerra finì per regredire come soggetto e adottare la logica del capitale. In questa impasse, che non esclude la disgregazione del capitalismo, Marx può tornare ad essere il referente politico-intellettuale del XXI secolo, recuperando dal marxismo la sua forza critica originaria e il significato più vasto, complesso e programmatico delle analisi marxiste.

Se Hobsbawm è stato uno dei più importanti intellettuali di sinistra del Novecento, detentore di indiscutibile sapienza storiografica, per concludere sul ruolo dell’intellettuale, voglio concludere con la testimonianza di un autentico intellettuale e rivoluzionario, che ha saputo unire teoria e prassi, nella tensione verso la formazione di un “uomo nuovo” e nella sua aspirazione a fare dei giovani artefici di una “società nuova”. Herbert Marcuse è riuscito così a stigmatizzare il “Che” e la sua avventura umana e politica: “Guevara non era solo l’avventura. Era l’alleanza dell’avventura con la politica rivoluzionaria. Se la rivoluzione non contiene un po’ di avventura, non vale niente”.

cms_31436/Che_Guevara.jpgL’umanesimo rivoluzionario del Che non è solo un imperativo morale, ma si manifesta attraverso la necessità pratica della lotta rivoluzionaria in una situazione oggettiva di perdita dei valori democratici. La formazione dell’uomo nuovo, che occupa un posto centrale nella formulazione dell’umanesimo rivoluzionario di Ernesto Che Guevara, sottolinea il ruolo della coscienza, la quale, unita ai nuovi valori, cede il passo a un’etica che produce i necessari cambiamenti verso un aperto, raggiungendo una reale concordanza tra pensiero e azione: “La singolarità del suo discorso è data dal fatto che questa rivoluzione anticapitalista e di liberazione si presenta come la sintesi di un umanesimo che genera a sua volta una rivoluzione delle coscienze e un alto accumulo di politica cultura, come requisito fondamentale nel salto essenziale per raggiungere una nuova moralità.” (Ernesto Che Guevara, Global Justice – Liberation and Socialism, 2003)

“Ciascuno di noi -dichiara Guevara- paga puntualmente la sua parte di sacrificio, consapevole di ricevere la ricompensa nella soddisfazione del dovere compiuto, consapevole di avanzare con tutto verso l’’uomo nuovo’, che si intravede all’orizzonte” . “(…) La metafora della giovinezza come argilla fondamentale e torcia ardente costruisce l’ ’uomo nuovo’ del XXI secolo”, si legge nel libro di Hugo Biagini. Al di là degli slogan e del paternalismo, il mandato rivoluzionario esige che il giovane, senza considerarsi l’unico centro dell’universo socialista, sia responsabilmente creativo e prenda l’iniziativa in tutto; che va oltre gli slogan superficiali, la visione capitalista del lavoro, che ha l’attitudine a identificarsi nella propria carne con i problemi dell’umanità, che sente che quando qualcuno viene vessato – con un lavoro precario o togliendogli la casa lasciandolo per strada – la dignità di tutti viene colpita e che si muovano quando una nuova bandiera di libertà viene issata in ogni angolo del mondo. (Hugo E. Biagini, Utopie giovanili. Dalla Boemia al Che, 2000) (Ernesto Che Guevara, Il socialismo e l’uomo nuovo, 2003)

In questa audacia intellettuale, l’educazione “diretta” e “indiretta” gioca un ruolo fondamentale: in questo processo educativo, nella loro consapevole partecipazione – individuale e collettiva – a tutti i meccanismi di direzione e di produzione, l’uomo, nel socialismo, “conseguirà piena consapevolezza del suo essere sociale, che equivale alla sua piena realizzazione come creatura umana». La piena liberazione dell’uomo risiede nella capacità di intendere il lavoro come dovere sociale insieme all’educazione, sottolineando la necessità che lo studio sia qualcosa di direttamente connesso alla produzione, come mezzo che l’uomo deve migliorare se stesso.

Allo stesso tempo, il tema dell’avanguardia fa parte dell’ideologia del Che, un’avanguardia che funge da elemento essenziale nella conduzione della lotta e all’interno della prima linea della protesta. Questo –secondo me– è il problema più grande che hanno gli indignati nel mondo: non avere un’avanguardia capace di incanalare le proteste.

Le analisi del Che sulla realtà del Terzo Mondo sono essenziali e questo fa comprendere la portata della sua piena partecipazione alla lotta per la liberazione dei popoli, con la sua partecipazione concreta in Congo e in Bolivia. Nel messaggio scritto prima della partenza per la Bolivia, il Che ha stabilito i suoi criteri e le sue posizioni, proprio come aveva dichiarato nel suo discorso alle Nazioni Unite. La concezione internazionalista del Che su scala globale rappresenta la sintesi del suo pensiero e della sua prassi politica, che ci avvicina al rivoluzionario integrale, che scommette sulla costruzione di un nuovo ordine.

“In definitiva – scrive – dobbiamo tenere presente che l’imperialismo è un sistema mondiale, l’ultimo stadio del capitalismo, e che va battuto in un confronto globale. L’obiettivo strategico di quella lotta deve essere la distruzione dell’imperialismo. La partecipazione che spetta a noi, sfruttati e arretrati del mondo, è eliminare le basi di appoggio dell’imperialismo: i nostri popoli oppressi, da dove estraggono capitali a buon mercato, materie prime, tecnici e lavoratori e dove esportano nuovi capitali – strumenti di dominio – armi e oggetti di ogni genere, che ci sprofondano in una dipendenza assoluta”. (Che Guevara, Messaggio, scritto a Cuba – 1966, pubblicato su Tricontinental Magazine, giugno 1966)

L’elemento fondamentale di quella finalità strategica sarà, allora, la vera liberazione dei popoli. Nella sua progettualità per realizzare un nuovo ordine sociale, il Che coniuga il rapporto tra etica, economia e politica, con il preciso obiettivo di sottolineare i vincoli di solidarietà e la proposta dei nuovi valori che dovrebbero governare il progetto di cambiamento futuro, vincendo l’egoismo e l’individualismo, affrontando il sacrificio e la solidarietà, come unici elementi validi per raggiungere insieme la liberazione nazionale e la liberazione su scala globale.

Fine

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Le parti precedenti ai links:

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_RUOLO_DEGLI_INTELLETTUALI_31170.html#.ZK_hB3ZByUk

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_RUOLO_DEGLI_INTELLETTUALI_-__II%5E_Parte_31248.html#.ZL6xLnZByUk

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_RUOLO_DEGLI_INTELLETTIALI_-_III%5E_Parte_31315.html#.ZMTiXHZByUk

https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_RUOLO_DEGLI_INTELLETTUALI_-_IV%5E_Parte_31377.html

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Data:

10 Agosto 2023