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Il Senato va abolito e basta

Ieri Matteo Renzi ha fornito una buona notizia: non attende che sia approvata dal parlamento la riforma elettorale ma prosegue sul cammino delle riforme che ritiene siano altrettanto urgenti. Insomma, non perde tempo. Ha infatti illustrato la sua riforma del Senato. Non ci sarà più il bicameralismo perfetto per cui Camera e Senato non faranno le stesse cose, perdendo tempo e pestandosi i piedi. Il Senato inoltre non sarà più elettivo ma sarà composto da persone già elette: 108 sindaci dei comuni capoluogo e 21 presidenti di Regione più 21 esponenti della società civile nominati direttamente dal presidente della repubblica. Che cosa c’entrino questi ultimi con le autonomie locali, Dio solo lo sa. Almeno questi paracadutati, come se non ce ne fossero già abbastanza in giro, Renzi poteva risparmiarceli.

cms_371/renzi_download.jpgIl segretario del Pd ha fornito anche la ciliegina: nessuno dei senatori sarà pagato. È necessario ricordare che si dice sempre così, all’inizio? Anche la Melandri, quando andò a presiedere il museo Maxxi, disse che lo avrebbe fatto gratis. E infatti oggi prende un bello stipendio pure lì. In ogni caso anche il nuovo Senato, come struttura, costerà un sacco di soldi. Il Senato, che è un doppione, andava semplicemente abolito e non sostituito. Ma in Italia nessuno vuole abolire mai niente e soprattutto gli enti.Ci aspettavamo che almeno Renzi avesse più coraggio. Visto che per attuare questa riforma bisogna fare una complessa revisione costituzionale, tanto vale farla per bene. Per esempio, nel progetto di Renzi, i 150 componenti del Senato concorreranno all’elezione del presidente della Repubblica. Sarebbe invece ora che questa funzione così delicata venisse attribuita al popolo sovrano e non più delegata alla casta che filtra il volere della gente. Almeno su questo punto, la gente avrebbe invece il diritto di esprimersi direttamente.Sul presidente che rappresenta «l’unità della nazione» sarebbe quindi opportuno che si esprimesse la nazione stessa e non i rappresentanti della nazione che, oltretutto, sono già stati imposti dai partiti, più i 21 «esponenti della società civile» che saranno imposti dal presidente della repubblica uscente e che, com’è capitato nel caso di Napolitano, potrebbe essere anche quello entrante.

Data:

1 Giugno 2014