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IL SOGNO DELL’HAUTE COUTURE SI ARRENDE AL PRET-A-PORTER?

Parigi, nonostante le tensioni e i forti scontri di questi giorni, torna ad essere il centro del fashion system grazie all’haute couture. La fashion week parigina dedicata alla presentazione delle collezioni di haute couture per il prossimo autunno-inverno è sembrata essere un universo parallelo che nulla aveva a che fare con gli scontri e i saccheggi che si stavano consumando in città. Come da prassi la fashion week si è aperta con la sfilata della maison Schiapparelli che, grazie al designer Daniel Roseberry, sta vivendo anni di rinascita e grande interesse da parte dell’intero fashion system. L’haute couture dovrebbe rappresentare il sogno di molte donne e la realtà di poche fortunate, dovrebbe essere il percorso stilistico più libero del direttore creativo, dovrebbe essere il momento dove i codici distintivi di ogni maison diventano espliciti senza alcun timore verso le esigenze di mercato, verso i buyers e i fashion editor, dovrebbe essere il momento più altro di connubio tra sperimentazione e glamour. Dovrebbe, ma negli ultimi anni si è progressivamente assistito al dissolversi dei sogni per cedere il passo al daily wear, ad un’haute couture che si fatica a distinguere dal pret-a-porter. Anche nel fashion system sembra non esserci più spazio per i sogni, per la magia dell’artigianalità che rende possibile quello che sembra impossibile. Anche il designer, Giorgio Armani si è reso conto del cambiamento e sembra non riconoscere più la Ville Lumiere che gli fa dire che forse non ha più senso volare a Parigi per presentare la sua collezione di haute couture. Durante una conferenza stampa ha sottolineato quanto siano rimaste in poche le maison che fanno veramente alta moda: “ho visto collezioni di haute couture che sembrano di pret-a-porter e se è così, allora tanto vale non venire più a Parigi”. In molti, dopo le sue parole, hanno ipotizzato che forse il designer potrebbe dire addio a Parigi e che questa potrebbe essere la sua ultima collezione di haute couture presentata all’ombra della Tour Eiffel. Staremo a vedere se le sue parole sono state solo lo sfogo di un momento o la fotografia di un’haute couture che sta cambiando DNA e prospettiva.

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La maison Schiapparelli ribadisce la peculiarità surrealista della sua fondatrice, Elsa Schiapparelli portando in passerella un senso delle proporzioni esagerato, un profluvio di drappeggi, silhouette over, accessori stravaganti che si prendono la scena e che hanno fatto adepte famose come l’imprenditrice digitale, Chiara Ferragni. E’ stata una collezione dal forte impatto visivo, emotivo ed artistico, ma la sensazione che mi ha lasciato è quella dell’essere sovrastati dall’abito che si indossa, di un’estetica surreale senza limiti e di difficile portabilità, anche a fronte di una forte personalità. Gli abiti sembrano essere un po’ troppo sovrastanti, degli abiti che portano in giro le donne e non viceversa.

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La maison Dior ritrova nell’imaginario mitologico al femminile e in Penelope il suo focus d’ispirazione. Per la designer, Maria Grazia Chiuri la sottrazione è diventata pratica obbligatoria, anche nel mondo dell’haute couture. La designer, sin dal suo arrivo alla maison, ha ridotto gli strati di tessuto, gli accessori inutili, gli scomodi orpelli, i capi discutibili ed inutili. La collezione è incentrata su una visione di dee contemporanee, su linee essenziali che prendono forma attraverso pepli, cappe, tuniche, gonne e giacche bar. Anche la palette colori è essenziale, sofisticata, chiara, dove l’accento couture è sui preziosi ricami recuperati da antiche tradizioni artigianali.

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Il designer statunitense, Thom Browne porta all’interno del Palais Garnier, senza alcun timore reverenziale verso l’haute couture, il grigio, il tailleur maschile e il daily wear americano per il suo debutto nell’haute couture. Le indicazioni per gli invitati alla sfilata erano chiare: “indossate il proprio miglior grigio” e dove la colonna sonora della sfilata è stata la canzone: “Fade to Grey”. L’americano a Parigi non convince e, forse, è stata la sua collezione sfacciatamente daily wear che ha fatto “arrabbiare” re Giorgio.

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La donna Chanel sembra essere lontana anni luce dai disordini che agitano la Parigi del 2023 preferendo rifugiarsi nell’allure e nell’ottimismo della parisienne degli anni settanta. Dopo tanti fashion show al chiuso, Chanel preferisce la città ed allestisce chioschi di libri e di fiori alla partenza del Bateau Mouche sulla Senna. La maison riesce a chiudere trecento metri della Senna spostando anche l’approdo delle navi da crociera, ma Chanel è un’istituzione per il fashion system d’oltralpe. La collezione gioca con i contrasti che, in Chanel, è ciò che chiamano allure, almeno secondo le parole della designer, Virginie Viard. Una collezione incolore e a tratti banale che ha portato in scena tutta la storia della maison: la paglietta, le perle, gli iconici tailleur in tweed, le slingback bicolore, le gonne midi, ma la Viard ancora non convince nella parte di direttore della maison.

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La collezione “Le Temps des Roses” della maison Giorgio Armani Privé impregna Parigi di un sensuale profumo di rose rosse. Un fiore simbolo della femminilità che viene evocata ovunque: nei ricami, nelle decorazioni, nelle forme e nella palette colori. I tessuti sono impalpabili, la silhouette è eterea, la collezione di haute couture di Giorgio Armani Privè è l’unica che fa onore all’haute couture in tutte le sue sfumature: cura maniacale dei dettagli, ricami preziosi, capi unici che riempiono, occhio di chi guarda, di glamour e pura estasi.

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Per il designer, Demna Gvasalia i vestiti sono armature con cui proteggersi ed è questo il principio ispiratore della collezione creata per la maison Balenciaga. Sulla passerella arriva una moderna Giovanna D’Arco con un’armatura couture, ma poco glam. La maison cerca di tornare alle origini e al glamour delle donne vestite dal suo fondatore, Cristobal Balenciaga con una nuova silhouette che dimentica le spalle iperboliche per scolli a forma di calice e long coat sartoriali, che dimentica gli eccessi degli ultimi anni per abiti in tulle e ruches che rimandano ad un’allure d’altri tempi.

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La maison Valentino, attraverso la visione del suo direttore creativo Pierpaolo Piccioli, porta in passerella una collezione che interpreta la complessità della semplicità e che viene ben rappresentata dall’outfit indossato dalla topo model Kaia Gerber: un paio di jeans con micro cristalli, una camicia maschile da smoking in cotone bianco e un paio di pantofole dalla punta affusolata e maxi fiocco. La sensazione è stata quella di una collezione più smart, più giovane, meno ossessionata dalla tecnica e dalla tradizione dell’haute couture. Una collezione che potremmo annoverare nel pret-a-porter più chic e lussuoso, ma che non parla al sogno, alla magia e all’unicità dell’haute couture e che, credo, non abbia fatto felice il fondatore della maison, Valentino Garavani che, nell’haute couture, ha scritto grandi pagine. La collezione di Valentino è stata senz’altro la più bella, quella di cui vorresti avere tutto, ma qui stiamo parlando d’altro, non è possibile portare in passerella jeans, canotte, camicie e raccontare che sia haute couture. Chi mi segue da tempo sa la grande stima che io nutra per Pierpaolo Piccioli e che, almeno secondo me, sia uno dei più bravi designer in circolazione e questa collezione lo dimostra ancora una volta. Sposo appieno le parole di Giorgio Armani, mai come in questa fashion week parigina 2023 si sono visti sfilare tanti jeans e tanti outfit poco couture, ma il voglio ancora sperare che per un grande evento non ci si presenti sul red carpet in camicia e jeans, se pur Valentino, ma con un abito che faccia sognare come quelli portati in passerella da Giorgio Armani e Giambattista Valli.

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A chiudere una fashion week non esaltante ci ha pensato la maison Fendi che, neanche a dirlo, punta sulla sottrazione e sul minimalismo di forme e colori per raccontare la sua visione di haute couture. Il designer Kim Jones pensa ad una donna glamour, poco incline ad indossare abiti imponenti, ma che si lascia avvolgere da abiti a colonna, pepli, sapienti drappeggi e bustier per esaltare il punto vita. Dopo Valentino è quella di Fendi la collezione pret-a-porter più glamour e chic vista sulle passerelle di Parigi, ma l’obbiezione è sempre la stessa: “…tutto molto bello, ma l’haute couture dov’è?”

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8 Luglio 2023