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Il taglio dei vitalizi arriva alla Camera: è sfida Pd-M5S

cms_6808/montecitorio_aula_deputati_fg.jpgL’aula della Camera ha concluso la seduta odierna dedicata all’esame della proposta sullo stop ai vitalizi. L’esame del provvedimento riprenderà domani mattina alle 9.30 fino al voto finale.

La battaglia politica sulla norma resta accesa, nonostante sulla carta i numeri dicano che la legge dovrebbe passare con ampio margine. I sì annunciati sono infatti quelli del Pd, dei 5 Stelle, della Lega Nord e di Fratelli d’Italia. Ma a tenere banco è soprattutto la sfida tra grillini e democratici, per chi metterà la ’firma’ alla misura anticasta, che il partito di Renzi vorrebbe portare come trofeo da esibire nella prossima campagna elettorale, facendo uno sgambetto ai 5 stelle, proprio sul loro terreno.

Mi fa molto piacere che si uniscano i grillini, ma loro hanno firmato questa legge solo poche settimane fa. Questa legge è depositata dal 2015. Se avessero voluto fare sul serio, perché in questi due anni non si sono uniti alla battaglia lasciando che sulla proposta ci fossero solo 80 firme, tutte del Pd?” ha detto Matteo Richetti intervistato dal Gr1, ribadendo come la legge sui vitalizi sia frutto del lavoro del suo partito.

“Questa proposta fa sul serio, mentre altre, come quella di Di Maio e Fraccaro, proprio no. E per questo, forse anche nel mio partito, c’è chi storce il naso. Ci saranno ricorsi, lo so. Ma se c’è un’ingiustizia, come quella di regalare 2.500 euro a qualcuno che ha messo piede in Parlamento solo un giorno, il legislatore deve porvi rimedio“, ha aggiunto Richetti.

Il relatore ha presentato una serie di emendamenti, approvati dal comitato dei Nove e che vanno all’esame dell’aula. Due sono le proposte sostanziali: dalla prossima legislatura i parlamentari, per ottenere il vitalizio, dovranno aver maturato l’età pensionabile secondo i requisiti previsti dalla legge Fornero per tutti i cittadini. Inoltre, l’erogazione dei vitalizi resta in carico alle Camere.

L’abolizione dei vitalizi “è una delle nostre battaglie, ora vediamo. E così complicato questo Paese… secretano i dati, non si capisce se le pensioni sono reversibili o no. Il concetto è che (i parlamentari, ndr) dovrebbero andare in pensione come tutti i cittadini. Mi appello al buonsenso” ha detto Beppe Grillo uscendo dall’hotel Forum per raggiungere la Camera, dove ha assistito alla discussione della legge.

Quanto al Pd, “va bene, se la prendano pure la potestà di questa legge” purché sia approvata. “E’ una delle nostre battaglie”, ha sottolineato il leader M5S.

Secondo lei il Pd affosserà la legge a Palazzo Madama? “Al Senato sono anziani… è chiaro che cercheranno di affossare tutto“, ha risposto Grillo ai cronisti.

Poi, lasciando la Camera dopo aver assistito alla discussione della legge, ha affermato: “Domani non torno, tanto sappiamo come andrà a finire…“.

Mutuo, ecco quanti giorni ci vogliono per ottenerlo

cms_6808/euro_casa_FTG.jpgDalla prima richiesta di informazioni su un mutuo fino all’effettiva erogazione ci vogliono in media 134 giorni. E’ la stima elaborata da Facile.it e Mutui.it, che hanno analizzato circa 1.800 pratiche dal 1 gennaio al 30 giugno.

Esistono differenze importanti nei tempi sia in base alla tipologia di mutuo richiesto, precisa la ricerca, e si oscilla fra i 115 giorni del finanziamento per liquidità ai 140 di quello legato alla surroga, in assoluto il più lento. Conta anche, proseguono le due società, la regione in cui si presenta la richiesta di mutuo.

Secondo i dati, se si osservano le sole pratiche legate all’acquisto della prima casa, la regione in cui gli aspiranti mutuatari devono aspettare più a lungo è l’Umbria con un tempo medio, fra la prima richiesta di informazioni e l’effettiva erogazione, di 153 giorni.

Appena sotto la soglia dei cinque mesi la Sardegna ed il Piemonte (entrambe 147 giorni); sopra la media per liquidità anche Calabria (143 giorni), Puglia (139), Campania (138) e Lombardia (135).

I mutuatari più fortunati sembrano essere quelli residenti nel Friuli Venezia Giulia, che attendono solo 94 giorni prima di entrare nella loro nuova casa. Alle loro spalle i richiedenti del Trentino Alto Adige (112 giorni), della Liguria (115) e del Veneto (120 giorni).

La maglia nera in ambito provinciale è invece conquistata da Pisa che, con ben 204 giorni di media, è il posto in cui è stato necessario il tempo maggiore per arrivare alla conclusione dell’acquisto immobiliare tramite mutuo.

Il primato per rapidità del Friuli Venezia Giulia si conferma anche a livello provinciale con Udine e Gorizia ai primi due posti della classifica delle province più veloci (82 ed 83 giorni in media).

L’analisi dei due portali ha indagato anche le cifre richieste in media per acquistare la prima casa ed il rapporto fra valore dell’immobile ed importo del mutuo erogato.

In base al primo parametro le richieste di importo maggiore sono state presentate in Trentino Alto Adige con valori appena inferiori ai 151.000 euro; a seguire nel Lazio (145.600 euro) e in Lombardia(134.750 euro).

Sono però Sicilia e Campania le regioni in cui pare i mutuatari abbiamo maggiore necessità dell’aiuto della banca dal momento che la cifra che si richiede servirà a finanziare, rispettivamente, il 73% ed il 71% del valore dell’immobile.

Infine, sul fronte degli stranieri che richiedono un mutuo per comprare casa nel nostro Paese, questi sono risultati sempre di più. Se per un italiano i tempi medi per concludere un acquisto con mutuo prima casa sono pari a 134 giorni, questo valore si abbassa a 117 se il richiedente ha nazionalità di uno stato europeo non aderente alla moneta unica né facente parte dell’Unione e a 104 se la sua nazionalità è extra europea.

Il dato, spiegano Facile.it e Mutui.it, va considerato alla luce di forti differenze culturali; un cittadino straniero che sceglie di acquistare casa in Italia tenderà a rivolgersi all’Istituto di credito solo dopo avereffettivamente individuato l’immobile e questo riduce notevolmente i tempi.

Anche per quello che riguarda le cifre richieste, si evidenziano forti differenze; per un italiano in media130.000 euro, 107.000 per un europeo non comunitario e 102.000 per un extra europeo.

Autovelox, nuove regole

cms_6808/autovelox_fg.jpgNuove regole per i controlli elettronici della velocità. E’ quanto prevede ladirettiva Minniti con la riclassificazione e più efficiente definizione dei sistemi di rilevamento della velocità in tre grandi categorie: fissi (es. il Tutor e il Vergilius), temporanei (l’autovelox) e mobili (apparecchiatura utilizzata da un veicolo in movimento).

L’azione di controllo dei dispositivi di accertamento della velocità media, si legge nella direttiva, “deve essere attuata su tratti di strada non troppo brevi, tali da far prospettare un controllo pressoché simile a quello della velocità istantanea o puntuale. A tal fine si ritiene opportuno che la distanza minima tra le sezioni di ingresso e di uscita del tratto stradale lungo il quale si esegue il controllo non risulti inferiore a cinquecento metri, se la velocità ammessa lungo lo stesso tratto non sia superiore ai 60 km/h, e a mille metri se la velocità ammessa è superiore o uguale a 100 km/h, con distanze minime intermedie in funzione della velocità nell’intervallo tra 60 e 110 km/h”.

Le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili. La legge, spiega la direttiva, “non fissa una distanza minima tra il segnale stradale o il dispositivo luminoso di preavviso e la postazione di controllo a cui si riferisce ma, più genericamente, stabilisce che tale distanza deve essere ’adeguata’, in relazione alla velocità locale predominante. Salvo casi particolari, in cui l’andamento plano-altimetrico della strada o altre circostanze contingenti rendono consigliabile collocarlo ad una distanza diversa, si può ritenere che tra il segnale o il dispositivo luminoso e la postazione di controllo possa essere ’adeguata’ ladistanza minima indicata, per ciascun tipo di strada, dall’art. 79, comma 3, Reg. per la collocazione dei segnali di prescrizione”. Quindi: autostrade e strade extraurbane principali: metri 250; strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento (con velocità superiore a 50 km/h): metri 150. Altre strade: metri 80.

Quanto alla distanza massima tra il segnale stradale o il dispositivo luminoso che indica la presenza della postazione di controllo e la postazione stessa, la direttiva specifica che “non può essere superiore a km 4 e tra il segnale o dispositivo e la postazione non devono essere presenti intersezioni o immissioni laterali di strade ad uso pubblico”.

La circolare indica poi che “alla velocità accertata dall’apparecchio di misura deve essere applicata una riduzione a favore del trasgressore pari al 5% del valore rilevato, con un minimo di 5 km/h. Eventuali decimali risultanti da questa operazione non possono essere oggetto di ulteriore arrotondamento, né è possibile tener conto di eventuali ulteriori percentuali di riduzione collegate all’incertezza della misura dello strumento che sono già comprese nella percentuale citata”.

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Data:

25 Luglio 2017