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IL TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI…LA RICOSTRUZIONE

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Nella notte del 13 febbraio del 1816 un incendio lo devasta, rimangono intatti soltanto i muri perimetrali e il corpo aggiunto. La ricostruzione, compiuta nell’arco di nove mesi, è sempre diretta da Antonio Niccolini, che ripropone a grandi linee la sala del 1812.

cms_19993/2v.jpgL’architetto toscano ne conserva, infatti, l’impianto a ferro di cavallo e la configurazione del boccascena, sebbene allargato e ornato nella superficie interna dal bassorilievo raffigurante “Il Tempo e le Ore”, ancor oggi esistente. Al centro del soffitto la tela con Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo dipinto da Antonio, Giuseppe e Giovanni Cammarano riprendendo il soggetto delle precedenti edizioni. Il sipario completa l’arredo fisso della sala: più volte ridipinto da Giuseppe Cammarano, è sostituito nel 1854 dall’attuale esemplare dovuto a Giuseppe Mancinelli e Salvatore Fergola, raffigurante un «simbolico Parnaso» con ottanta poeti e musicisti.

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L’inaugurazione dopo la ricostruzione dall’incendio avviene il 12 gennaio del 1817, sul trono ci sono i Borbone.

La sera della grande riapertura va in scena Il sogno di Partenope di Giovanni Simone Mayr, seguita da un ballo creato da Salvatore Viganò.

Tutti i più grandi artisti hanno calcato le scene del Teatro, ricordiamo Niccolò Paganini, Vincenzo Bellini, Mercadante e Verdi.

cms_19993/0.jpgIl novecento vede il San Carlo protagonista la prima napoletana della Tosca.

Sono gli anni di Giuseppe Martucci ammirato da Liszt e Rubinstein e tra i più significativi compositori italiani del tardo ottocento.

È la sua bacchetta a sdoganare definitivamente la tradizione wagneriana al San Carlo.

C’è lui sul podio per la prima napoletana di Tristano e Isotta.

L’anno è il 1907, lo stesso in cui Strauss arriva in città per assistere alla sua Salome.

Tra l’ottocento e il novecento il San Carlo apre le porte alle opere di Puccini, la musica di Mascagni, Leoncavallo

Intanto la figura del direttore d’orchestra prende corpo e ruolo nella direzione delle orchestre e dello spettacolo.

Prende corpo nel novecento il melodramma e diventano carta di identità del teatro i compositori Boito, Debussy, Wolf

Il teatro non perde colpi neanche durante la guerra continuando ad andare in scena, si ferma solo per un breve periodo.

Il San Carlo è il primo teatro italiano che ha il coraggio di partire dopo la guerra.

Voci, solisti, direttori…Callas, Tebaldi, Pavarotti, Domingo, Carreras, Paganini, Ughi, etc si susseguono sul palco e nell’orchestra

E ancora le voci, tra le tante, di De Lucia e Caruso, Di Stefano e Krauss, Del Monaco e

Caratteristica del Teatro San Carlo è l’attenzione per la danza, hanno calcato le sue scene, Fracci, Nureyev, Alonso e i più grandi artisti della danza.

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Nel 1812 nasce al San Carlo la Scuola di Danza più antica d’Italia di cui ultimo direttore fino alla pandemia da covid è stato Picone.

Intorno al teatro lirico si affacciano altre figure, oltre al coro, al corpo di ballo, ai tenori, soprano, direttori d’orchestra, orchestra, ci sono altre figure professionali senza le quali non potrebbe andare in scena nessuno spettacolo, tali sono i registri, i direttori di scena, i costumisti e il trucco e parrucco.

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Per chi ha avuto la fortuna di poter entrare nel teatro sia nel proscenio che nel retro ha potuto osservare la magnificenza del palco reale, della platea, dei palchi, il foie, ma anche il corridoio dove ci sono i camerini, del coro e dei protagonisti, le sale del parrucco, le sale delle prove, e vedere le grande casse degli strumenti. Odorarne il profumo, vedere il retro e le scene ti assorbe in epoche diverse ponendo la tua attenzione sui diversi periodi storici, riportando la mente a quel che è stato e a quel che è oggi.

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Data:

16 Novembre 2020