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Il tempo del giudizio per i 5 Stelle

Si mette male. Non solo per il Movimento 5 stelle. Si mette male per Roma, destinata evidentemente a non risorgere, come l’Araba Fenice, dalle sue ceneri.La sindaca che la guida ha detto parole non corrispondenti al vero. Non ci si riferisce alla campagna elettorale quando, nel curriculum, evitò di menzionare il suo praticantato presso lo Studio Previti, o a quando non disse dei vincoli societari che l’avevano legata, seppur per un breve periodo, alla segretaria di Panzironi. E nemmeno a quando tacque in merito alle indagini che gravavano sull’assessora Muraro. Ci si riferisce a quando, davanti all’Anticorruzione, si è ascritta la piena maternità del provvedimento che destinava Renato Marra, allora dirigente del Gruppo Sicurezza Sociale e Urbana, a capo dell’ufficio Turismo.

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E a quando ancora ha detto che “Raffaele Marra è uno dei migliaia di impiegati del Comune”.Un “impiegato” che però aveva difeso a spada tratta, al punto di minacciare lo stesso Movimento – è cronaca – di far crollare tutto, qualora fosse stato messo nella condizione di lasciare. “Se va via lui, vado via anch’io”.Un sodalizio saldo tra i due, comprendente anche i contatti tra lui e lo studio Sammarco, sempre che già non sussistessero. Anche questo è cronaca: assieme a Salvatore Romeo, la sera dello scorso 27 ottobre, si recò al Carré Français per celebrare il compleanno di Pieremilio.

cms_5409/3.jpgQui verrebbe da chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina, ma non sarebbe rilevante – se non per qualche sfumatura – sapere oggi se relazioni con Sammarco sussistessero già da prima dell’incontro con la consigliera grillina che sarebbe diventata poi il sindaco di Roma. Singolare è però che tutti i suoi fedelissimi, inclusi Romeo e Muraro abbiano gravitato attorno alla Roma di qualche anno fa.Intrecci che nel Movimento più ortodosso, così attento al rigore, tanto da rasentare la paranoia, nessuno sembra aver notato, nemmeno quando i romani più scaltri, ammiccavano al sentire certi commenti da strada: “è tornata la destra”.

cms_5409/4.jpegMa no! La Raggi in campagna elettorale ha detto di aver votato PD. E anche Di Battista qualche sera fa, ospite della trasmissione condotta da Giovanni Floris su La7.Se un manager è bravo, il fatto che sia stato con destra o sinistra che conta? Mica è reato!I reati sono ben altri, come sta ben dimostrando Mafia Capitale, e prescindono dal colore.Ma restiamo sui fatti direttamente oggetto del procedimento giudiziario in analisi, cioè sui rapporti tra Marra e Raggi. A fugare ogni dubbio ci ha pensato il Tribunale del Riesame di Roma, che, nelle motivazioni di rigetto della sua scarcerazione, ha menzionato il potere esercitato “a prescindere dalla funzione apicale di volta in volta svolta nell’amministrazione pubblica”. Appare deducibile che il Rasputin – così era denominato – godesse di un rapporto privilegiato con lei.È questo che viene fuori dalle ricostruzioni, assieme ad alcune dichiarazioni che però nei documenti e nelle testimonianze raccolte non trovano riscontro.Due infatti i reati contestati: l’abuso d’ufficio e il falso. Il primo tutti se lo aspettavano, tanto se n’era parlato nelle ultime settimane. Il secondo meno.Ma cerchiamo di capirci un po’ di più, lasciando da parte il giudizio politico e concentrandoci sulla mera questione in atto.Raffaele Marra ha due fratelli maschi più grandi di lui. Uno è dirigente nella Polizia Locale dove ha svolto un egregio lavoro. Se avesse deciso di restarci, probabilmente nessuno adesso parlerebbe dei Marra. Ma ambire a un’altra posizione non costituisce reato. Così lui, prima aspirante – stando sempre a quel che si sente in giro – alla posizione apicale dei caschi bianchi, ha deciso poi di concorrere per il ruolo di direttore dell’ufficio Turismo. E fin qui di anomalo non c’è nulla. La Polizia Locale, fra le tante altre mansioni, svolge anche quella di controllo delle attività ricettive in ambito turistico.È Raffaele che ha esortato il fratello a “fare domanda”. A dircelo è il contenuto trapelato dalle chat attenzionate dalla Procura. È a questo punto che il suo ruolo diviene rilevante.Virginia Raggi aveva detto di aver fatto tutto da sola. Ma la testimonianza resa dall’assessore allo sviluppo economico Adriano Meloni martedì sera all’Autorità Giudiziaria, è inesorabile.

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“Fu Raffaele Marra a suggerirmi la nomina del fratello Renato quale direttore del dipartimento per il turismo”. Parole riportate ieri l’altro anche da “La Repubblica” in un articolo a firma di Carlo Bonini.Un’affermazione pesantissima che non lascia adito ad altre interpretazioni, specie se correlata al contenuto di quella chat che Raffaele custodiva nel suo telefonino, sequestrato e scandagliato nei giorni scorsi.La posizione della sindaca riveste una certa gravità. Le prove in mano alla Procura sono documentali e testimoniali, tanto da poter richiedere un giudizio addirittura in via immediata. Ma la sua difesa potrebbe anche decidere di patteggiare, assumendosi la sola responsabilità del reato di falso.Certo, ci sarebbe la terza opzione. Quella dell’assoluzione. Remota, ma possibile, qualora lei rinunciasse al patteggiamento e il Giudice respingesse la richiesta di giudizio immediato da parte degli inquirenti. Una battaglia da giocarsi tutta in dibattimento.

Ma tornando a qualche riga sopra, perché abbiamo scritto della sola responsabilità del reato di falso? Durante l’interrogatorio di lunedì prossimo la difesa potrebbe, avvalendosi delle prove sopra elencate, optare per la tesi della totale estraneità della Raggi nel procedimento di nomina di Renato, facendo ricadere la responsabilità dell’abuso solo su Raffaele. Ammettendo ciò dovrebbe per forza ascriversi l’attuazione del falso, dichiarato all’Autorità Nazionale Anticorruzione, per il quale patteggerebbe, mantenendo la carica di sindaco.Del resto, fu lei a scrivere a Raffaele in chat, tradendo quanto sostenuto: “dovevi dirmelo – in riferimento all’aumento di stipendio di Renato – così mi imbarazzi”. Segno evidente che di quel provvedimento aveva forse solo sentito parlare.

Certo, nell’uno o nell’altro caso, il prezzo politico da pagare sarà elevato.

Se sia stata vittima di un gioco più grande di lei o l’abbia consapevolmente gestito, probabilmente emergerà. Ma in fondo non cambia il risultato.

Sono pochi mesi che il Movimento governa Roma, ma i tempi in cui gridava “onestà, onestà” appaiono così lontani.

Data:

28 Gennaio 2017