Traduci

Il testamento di Jamal Khashoggi

Per amore della verità, un giornalista può mettere a repentaglio persino la sua stessa vita. Ai danni di tutti i professionisti del settore, si moltiplicano oggi violazioni della libertà d’informazione, attuate con aggressioni, intimidazioni, minacce, ritorsioni e abusi. E a volte, appunto, si paga con la morte.

cms_10684/2.jpg

Un brutale omicidio premeditato, guidato dal principe ereditario saudita Mohammed Bin Saiman, sarebbe avvenuto all’interno del consolato saudita ad Istanbul all’inizio di ottobre. La vittima è Jamal Khashoggi. Autoesiliatosi negli Stati Uniti per poter scrivere in piena libertà ed esternare le sue idee politiche, il giornalista saudita da lungo tempo aveva mostrato la sua ostilità all’occupazione sovietica in Afganistan. In passato aveva rivestito il ruolo di consulente dell’ex capo dell’Intelligence ed ambasciatore saudita in America. Più volte aveva aspramente criticato la politica estera del suo Paese, avanzando giudizi negativi sul boicottaggio del Quatar, sulla guerra dello Yemen e su tutte quelle forme di repressione delle libertà individuali nei confronti del nuovo principe ereditario alla guida dell’Arabia Saudita. Jamal era una voce critica del regno di Riad. Il mondo arabo, si sa, esercita sui giornali un controllo che spesso si tramuta in vera e propria propaganda governativa, tramite il finanziamento alle testate, le leggi sulla libertà di stampa, le sanzioni e le incarcerazioni di giornalisti dissidenti.

cms_10684/3.jpg

Queste alcune delle ultime parole riportate da Jamal in un articolo sul Washington Post: “[…] Ai governi arabi è stata data mano libera per continuare a zittire sempre più i media. Ci fu un tempo in cui i giornalisti credevano che Internet avrebbe liberato l’informazione dalla censura e dal controllo associato con i media stampati. Ma questi governi, la cui stessa esistenza dipende dal controllo dell’informazione, hanno aggressivamente bloccato Internet; e hanno anche arrestato reporter e fatto pressione sugli inserzionisti perché nuocessero agli incassi di specifiche pubblicazioni… Gli arabi hanno bisogno di leggere nella propria lingua in modo da poter capire e discutere i vari aspetti e le varie complicazioni della democrazia negli Stati Uniti e in Occidente… hanno bisogno di una versione moderna dei vecchi media transnazionali in modo che i cittadini possano essere informati sugli avvenimenti globali. Ancor più importante, abbiamo bisogno di fornire una piattaforma alle voci arabe. Soffriamo di povertà, mala gestione e scarsa istruzione. Mediante la creazione di un forum internazionale indipendente, isolato dall’influenza dei governi nazionalisti che diffondono l’odio con la propria propaganda, la gente comune del mondo arabo sarebbe in grado di affrontare i problemi strutturali che le loro società hanno di fronte”.

Data:

30 Ottobre 2018