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IL VITIGNO CORTESE DI GAVI DOCG – Percorsi  Di-Vini

Siamo in Piemonte, nel XVIII secolo; intorno a noi colline sinuose si affacciano sull’orizzonte, in lontananza cime importanti fanno bella mostra, Nell’aria una piacevole brezza si diffonde uniformemente, di fatto il Mar Ligure non è molto distante e i venti trasportano con allegra armonia queste particolari essenze dal richiamo marino. Da queste parti ci si alza presto la mattina e ci si corica altrettanto presto. La vita si svolge principalmente nei campi, si produce quello di cui la famiglia ha bisogno cercando di non far mancare nulla.

Ogni buon padre di famiglia sa perfettamente che i suoi sforzi sono necessari per far crescere la prole e dare loro una dignità di futuro. Le fatiche non pesano, senz’altro stancano, piegano le schiene, rovinano gli arti inferiori ma l’obiettivo è principe e non consente titubanze. Gli occhi si chiudono dando ragione alla stanchezza ma la fierezza d’animo è avvolgente e crea giuste aspettative che all’indomani dovranno essere raggiunte.

Nasce così la coltivazione di un vitigno autoctono, il Cortese di Gavi. Già nel nome possiamo cogliere l’eleganza di questo vitigno. La leggenda vuole che il nome derivi dalla principessa Gavia (in foto), la quale fuggì dalle ira del padre Clodomiro, re di Francia, che le negava l’amore per un cavaliere.

Ella fuggì rifugiandosi sulle colline piemontesi dove trovò ristoro grazie all’intercessione del Papa.

Il borgo che l’accolse ebbe in dote il suo nome, ma la principessa bella e “cortese” sembra abbia dato il nome anche al vitigno.

Nasce in tal modo il Cortese di Gavi che diventa DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) nel lontano 1998.

Fin qui la leggenda… sta di fatto che si presenta a noi un vitigno di sicuro interesse.

Vitigno a bacca bianca in grado di racchiudere nei suoi acini la giusta combinazione tra il vento marino, che soffia dalla Liguria e i terreni marmosi, calcarei e argillosi di questo splendido territorio.

All’olfatto si presenta con aromi che ricordano eleganti fiori bianchi, morbida vaniglia e miele di acacia passando per la mandorla e toccando sentori di pesca.

Al palato si presenta fresco, armonico, pieno. Grande stupore trasmette la riserva che aggiunge una nota vellutata, rotonda, ad un insieme già carico di notevoli sensazioni positive.

Questo vino preferisce abbinarsi con piatti della tradizione locale come i tajarin al tartufo, piatto di pasta d’uovo insaporito con burro, parmigiano e ovviamente tartufo, mentre una bella sorpresa rappresenta l’abbinamento con i piatti della cucina asiatica, in particolare con il sushi, dove riesce ad esprimersi senza sovrapporsi ad un gusto estremamente delicato. Molto interessante questo accostamento che, di fatto, incorona il Cortese di Gavi quale vino dalle mille sfaccettature in grado di assumere l’importante ruolo di ambasciatore di qualità italiana nel mondo.

Buona degustazione.

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29 Maggio 2024
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