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ILLUSTRISSIMI, LE LETTERE IMMAGINARIE AI GRANDI DEL PASSATO DI ALBINO LUCIANI – Oggi a Palazzo Ducale a Venezia e indiretta streeming

Sarà presentata oggi, alle ore 17.00 a Palazzo Ducale a Venezia, anche in diretta streaming sul canale YouTube della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, l’edizione critica curata da Stefania Falasca di Illustrissimi, la fortunata silloge di quaranta lettere immaginarie scritte da Albino Luciani, edita per la prima volta nel 1976 dalle Edizioni Messaggero Padova (EMP) con l’imprimatur papale siglato alcuni giorni prima della morte.

Grazie a un lavoro decennale di ricerca e di studio delle fonti della curatrice, l’edizione critica pubblicata a novembre scorso, con l’apparato delle note e delle varianti, chiarisce la genesi delle quaranta missive idealmente indirizzate a personaggi storici e mitici di varie epoche, redatte da Albino Luciani quando era ancora patriarca di Venezia e pubblicate mensilmente dal 1971 al 1975 nella rivista Messaggero di sant’Antonio, che quest’anno festeggia il suo 126° anno di attività. Fu l’allora direttore del mensilepadre Francesco Saverio Pancheri, a proporre al patriarca di Venezia una collaborazione giornalistica, assunta con evidente intento pastorale da Luciani, che commentò: «Quando parlo in San Marco mi ascoltano quattrocento o cinquecento persone; quando scrivo sul Gazzettino, mi potranno leggere cinquantamila persone, e invece se pubblico sul Messaggero di sant’Antonio converso con un milione e mezzo di lettori».

L’edizione critica di Illustrissimi vanta la prefazione del cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione. La presentazione, moderata dal direttore de “Il Gazzettino”, Roberto Papetti, vede anche la partecipazione del dottor Fabrizio Magani, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per il comune di Venezia e Laguna, che ha collaborato per il Ministero della Cultura all’organizzazione dell’evento. Saranno presenti anche i rappresentanti delle Edizioni Messaggero Padova.

Emblema della formazione e della personale biblioteca di Giovanni Paolo I, la corposa silloge di 532 pagine porta a riflettere sulla stretta familiarità del pontefice con la dimensione letteraria e al contempo con la solida formazione teologica. Espressione di una geniale sintesi di sacro e profano, di erudizione e chiarezza che arriva a tutti, di un magistero piantato nella radicale scelta teologica di un linguaggio semplice, conversevole e accessibile a chiunque. Se il brevissimo pontificato di Luciani non gli ha permesso di scrivere esortazioni apostoliche né encicliche, il suo lascito come Giovanni Paolo I è stato un testo squisitamente letterario e gustoso, che da quasi cinquant’anni continua a incontrare il favore del grande pubblico di lettori di ogni estrazione ed età.

La prima edizione in volume di Illustrissimi uscì nel gennaio 1976 per i tipi di EMP ed ebbe immediatamente successo, tanto che nel tempo seguirono ristampe e nuove edizioni fino al 2012. Nel 1978, poco prima della morte improvvisa, fu Giovanni Paolo I a fare alcune modifiche al testo prima di dare il nulla osta alla stampa. Una fortuna editoriale che raggiunse molti angoli del mondo, con traduzioni nelle principali lingue (sulle diverse edizioni e traduzioni si veda il capitolo in calce).

La gradevolezza dello stile di Lucianila sua sottile ironia che pervade ogni pagina, l’abilità di trasferire vicende e persone, problemi e soluzioni da ieri a oggi e viceversa, danno corpo a un’analisi tutt’altro che superficiale di quegli anni difficili e tortuosi. Né fa difetto la curiosità del futuro papa Giovanni Paolo I per i personaggi incontrati, così diversi tra loro: da Penelope a Mark Twain, da Maria Teresa d’Austria a Figaro, da Pinocchio a un… orso, da Péguy a Trilussa, da Marconi a Quintiliano, da Hofer a Goldoni, da santa Teresa a Goethe, da san Bernardino a Marlowe, per finire al più importante di tutti, Gesù, al quale l’autore scrive trepidando.

Nell’introduzione della nuova edizione critica, il card. José Tolentino de Mendonça scrive: «Non deve sorprendere che venga riconosciuta a Illustrissimi la categoria di classico, la forma forse più adeguata per riferirci a questo libro – anche tenendo in conto che la destinazione iniziale dei testi in esso raccolti erano in alcuni casi le pagine di un quotidiano, Il Gazzettino, di una rivista poi, il Messaggero di sant’Antonio, e che quando Albino Luciani cominciò, nel maggio 1971, la collaborazione con questo mensile di Padova non poteva di certo prevedere il ruolo cruciale che questo insieme di scritti avrebbe avuto non solo per il suo personale percorso ma anche per il cattolicesimo contemporaneo. Il fatto curioso è che ciò che potrebbe essere considerato un punto di debolezza diventa, al contrario, uno degli evidenti punti di forza di quest’opera. Sappiamo bene che il genere di scrittura di un giornale diverge dal carattere monografico o sistematico tipico dei saggi di ampio respiro, ma questo non necessariamente significa una condanna alla dispersione. La modernità lo dimostra chiaramente in molte opere prime letterarie, dove il regime di espressione è frammentario, eteroclito e discontinuo, senza che venga però sacrificato in alcun modo il sorprendente potere della loro unità. In questo senso, Luciani è un moderno. Accetta di comunicare a partire da un pulpito e da un formato non convenzionali (è un vescovo che, dice ironicamente, si assume uno “strano impegno”). Accetta di conversare non solo all’interno del recinto del sacro, ma sulla pubblica piazza, nel territorio aperto della cultura, reputando che la conversazione, questa sorta di sermo humilis accessibile a tutti, “è una gran bella cosa per la nostra vita di poveri uomini”. Accetta che l’arte dell’incontro si intessa nella capacità di costruire intersezioni, di mettere in relazione mondi e tempi diversi, di farsi contemporanei».

Così invece la curatrice Stefania Falasca: «La singolare raccolta porta a riflettere sulla stretta familiarità con la dimensione letteraria di Giovanni Paolo I che viene a offrirsi quale canone connotativo caratterizzante l’intera sua produzione orale e scritta. Considerando il corpus degli scritti di Albino Luciani, dagli anni Quaranta fino alle ultime udienze pontificie, si resta infatti sorpresi di fronte al disinvolto quanto inusuale piegarsi di citazioni scritturali e patristiche alle voci vive e idiomatiche dei personaggi delle commedie di Goldoni o di Molière, o quelle ancora dei dottori della Chiesa ai personaggi di Rabelais, di Cervantes. Così la voce di san Tommaso d’Aquino si trova unita a quella del personaggio Lunardo de I rusteghi, o quella di uno dei Padri dell’antica Chiesa d’Oriente, Gregorio di Nissa, al teatrale Arpagone protagonista dell’Avare, quella di sant’Agostino a Sancio Panza o quella di san Francesco di Sales a Pinocchio, accanto ad un affollato caleidoscopio di personaggi storici, pittori, scultori, registi, giornalisti, poeti ed autori di ogni epoca, della letteratura classica latina e greca, di quella italiana – da Dante a Manzoni, da Trilussa a Pasolini e Buzzati –, di quella tedesca, castigliana, francese, russa, con i grandi scrittori da Gogol a Pasternak, di quella angloamericana con Scott, Twain, Shaw, Dickens, Chesterton. Un interattivo mescolarsi di umile e sublime, erudizione e chiarezza, sacro e profano, tanto naturaliter da far sì che il lettore quasi non s’accorga dell’inaspettata teologia a base di code e di schiene di elefante tratte dalle Favole di Tolstoj, come nella lettera a Gioachino Belli o del disinvolto incedere di san Bernardino da Siena a braccetto con la scrittrice statunitense Willa Cather e il suo romanzo Shadows on the Rock, del quale Luciani, alla ricerca del suo mot-juste, occhieggiava l’incipit in un articolo sul giornale diocesano già nel 1943. […] il consistente numero di autori della narrativa angloamericana, dei personaggi dei miti, dei romanzi e di Dante, sono indicativi di precise scelte linguistiche, delle quali la colloquialità è la prima, indice di una precisa scelta: quella del sermo humilis, cioè dell’universalità, e al contempo, della contemporaneità, di immersione nel divenire del mondo» .

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→ LINK per la diretta streaming di venerdì 17 maggio dalle ore 17.00 – canale YouTube della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna: http://www.youtube.com/@soprintendenzaabapcomunedi1499.

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Data:

18 Maggio 2024