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Ilva, cordata alternativa a Mittal lavora a nuova offerta

Ilva, cordata alternativa a Mittal lavora a nuova offerta

cms_9723/ilva_fg_ipa.jpgUna cordata alternativa ad ArcelorMittal sta lavorando a una nuova offerta sull’Ilva. E’ quanto apprende l’Adnkronos in esclusiva. Fonti vicine ad Acciaitalia, infatti, confermano l’interesse di alcuni partecipanti della cordata all’acquisizione del gruppo siderurgico Ilva, soprattutto in relazione alla decisione del governo di trasmettere il fascicolo all’Anac, l’autorità anticorruzione chiamata a valutare la congruità dell’assegnazione ad Am InvestCo. E le stesse fonti confermano “la disponibilità a riformulare l’offerta per tenere conto di eventuali specifiche richieste che dovessero arrivare dal governo specialmente per quel che riguarda l’occupazione e l’ambiente“.

“Un fatto positivo” per il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci che all’Adnkronos dichiara che “nonostante il quadro di incertezza governativa e un presumibile deterioramento degli impianti, ci sia ancora sul mercato interesse per i compendi aziendali di Ilva è un fatto positivo. Onestamente, non so quanto azienda e lavoratori possano ancora tenere dinanzi a nuove lunghe fasi di studio e istruttorie”. “Ricordo, tra l’altro – aggiunge il primo cittadino – che una gara a evidenza pubblica ha delle regole e dei vincoli non banali: non si può fare di tutto e in qualunque momento. Resto preoccupato perché la mia priorità, oltre all’occupazione e all’indotto, è rivolta al cronoprogramma delle misure ambientali, non si sta prestando un buon servizio a Taranto con questi ritardi, questa confusione, questi ripensamenti pressoché quotidiani. Attendiamo di vedere atti formali – dice Melucci – e di valutarli nell’ottica delle priorità sopra espresse”.

“Non ho intenzione di far scappare nessuno ma non vogliamo prostrarci davanti a chiunque si venga a prendere lo stabilimento. Ho chiesto ad ArcelorMittal controproposte migliorative che possano servire a chiudere la vicenda”. E’ quanto ha detto in tarda serata il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio a Bersaglio Mobile su La7. “Quando lo Stato cede parti di un impianto fa da garante. Ma io la faccia non ce la metto se poi magari tra due anni mi ritrovo con i lavoratori in strada. E’ una situazione complessa che voglio gestire con il massimo della responsabilità“, conclude.

Scoppia il caso Boeri

cms_9723/boeri_tito_fg.jpgUna guerra di stime tra accuse e sospetti. All’origine della querelletra il governo e il presidente dell’Inps Tito Boeri c’è il caso della cosiddetta ’manina’ che avrebbe inserito nella relazione tecnica, la notte prima che il provvedimento venisse inviato al Quirinale, il dato secondo cui il dl farebbe perdere 8mila posti di lavoro in un anno. Lo scontro è durissimo con il ministro dell’Interno Matteo Salvini , che aveva già attaccato Boeri per le sue dichiarazioni sui migranti, che torna a chiedere al presidente dell’Inps di fare un passo indietro, e il diretto interessato che replica accusando i suoi interlocutori di “negazionismo economico“.

A far scoppiare lo scontro è stata la nota congiunta del ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio e del titolare dell’Economia Giovanni Tria, in cui il capo politico del M5S sostiene di non aver “mai accusato né il ministero dell’Economia né la Ragioneria generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al dl dignità” facendo finire nel mirino l’Inps. Per il ministro dell’Economia, infatti, le stime dell’Istituto di previdenza sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto dignità sono “prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili’’. Una stoccata per Boeri rilanciata su Twitter anche dal vicepremier Salvini: “Il presidente #Inps, nominato da #Renzi, continua a ripetere che la legge #Fornero non si può toccare e che gli immigrati pagano le pensioni degli italiani. Io penso che sbagli e che si dovrebbe dimettere“.

Attacchi che hanno suscitato l’immediata reazione di Boeri. “Siamo ai limiti del negazionismo economico“, ha replicato lui in una nota, difendendo le stime dell’Inps sugli effetti del decreto dignità. “Se l’obiettivo del provvedimento era quello di garantire maggiore stabilità al lavoro e più alta produttività in futuro al prezzo di un piccolo effetto iniziale di riduzione dell’occupazione – sostiene Boeri – queste stime non devono certo spaventare. Spaventa invece questa campagna contro chi cerca di porre su basi oggettive il confronto pubblico – sottolinea – Consapevoli dell’incertezza che circonda le stime svolgeremo, come sempre, il monitoraggio attento, che peraltro la legge ci richiede – conclude – Ma sin d’ora, di fronte a questi nuovi attacchi – e a quelli ulteriori del ministro Salvini – non posso che ribadire che i dati non si fanno intimidire”.

Renzi e le 5 domande a Salvini

cms_9723/renzi_lingotto5_fg.jpg“Faccio cinque domande, facili facili per Salvini e per qualunque troll legastellato che risponderà con insulti sotto questo post. La verità ha bisogno di tempo, ma prima o poi vince“. Lo scrive su Facebook Matteo Renzi.

“1. L’accordo che impone di considerare un problema solo italiano i migranti che vengono dall’Africa lo ha firmato Berlusconi nel 2003, capo di un Governo di cui faceva parte la Lega: accordo di Dublino. Giusto o sbagliato?”.

“2. Quando noi abbiamo provato a cambiare l’accordo di Dublino, Salvini, che era parlamentare europeo, NON ha votato a favore. Giusto o sbagliato?”, chiede il senatore del Pd.

“3. Davanti alle stragi in mare abbiamo promosso la missione Sophia per coinvolgere anche gli altri Paesi nella gestione dei salvataggi. Checché ne pensi Salvini, se qualcuno sta morendo in mare per noi la priorità è salvarlo. Alla luce delle regole di Dublino – non di Sophia, che ha solo coordinato gli arrivi – le persone salvate dal mare venivano dirette in Italia. Giusto o sbagliato?”, scrive ancora Renzi.

“4. Nel giugno 2015 abbiamo ottenuto che anche gli altri Paesi accogliessero alcuni migranti. E abbiamo chiesto che i Paesi di Visegrad – quelli con cui Salvini dice di andare d’accordo e che si rifiutavano di accogliere – fossero sanzionati nel prossimo bilancio europeo. Non dai una mano sui migranti? Ti riduciamo le risorse. Ricollocazione obbligatoria, non volontaria. Giusto o sbagliato?”, domanda ancora Renzi.

“5. Noi abbiamo combattuto una battaglia politica per chiedere aiuto all’Europa ottenendo che gli altri Paesi accogliessero qualche migliaio di migranti. Ma lo abbiamo fatto senza prendere in ostaggio barconi di povera gente costretta ad aspettare in mare perché gli altri Paesi accogliessero qualche decina di migranti come sta facendo questo Governo. Giusto o sbagliato?”, si legge ancora nel post.

Aspetto la risposta alle cinque domande facili facili. Magari mentre torna da Mosca, dopo la finale Francia-Croazia, il nostro vicepremier ha tempo per rispondere. Noi siamo altra cosa rispetto a lui e rispetto al suo governo”, conclude Renzi.

Fini a processo

cms_9723/fini5_fg.jpgGianfranco Fini a processo per riciclaggio. Il gup di Roma ha rinviato a giudizio l’ex presidente della Camera, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo, attualmente a Dubai, il padre Sergio e il ’re delle slot’ Francesco Corallo. Il processo è stato fissato per il 30 novembre davanti alla quarta sezione penale.

Tra le operazioni al centro dell’indagine anche la vendita della casa di Montecarlo, lasciata in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale, che sarebbe stata acquistata, secondo l’accusa, da Giancarlo Tulliani attraverso società off-shore con i soldi dell’imprenditore Corallo, accusato di associazione a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale. Un’operazione effettuata nel 2008, per poco più di 300mila euro e che con la cessione dell’immobile nel 2015 fruttò un milione e 360mila dollari. Rinviati a giudizio anche altri cinque indagati tra i quali l’esponente di Forza Italia Amedeo Laboccetta.

Siamo convinti che riusciremo a dimostrare l’estraneità di Gianfranco Fini all’esito dell’istruttoria dibattimentale. Il gup ha rinviato tutti a giudizio ritenendo che la vicenda, così complessa e articolata, anche alla luce di quanto argomentato da noi difensori, sia meritevole di essere sottoposta al vaglio del tribunale”, ha detto il difensore di Fini, l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi.

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17 Luglio 2018