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Ilva, cosa succede adesso

cms_7419/ilva_manifestazione_fg.jpgGiorni decisivi per l’Ilva. Si cercano soluzioni per la grande azienda siderurgica dopo che ieri, mentre i lavoratori di tutti gli stabilimenti scendevano in piazza, il governo a sorpresa ha fatto saltare il tavolo convocato al Mise tra i sindacati e Am Investco Italy. Garanzie per i lavoratori o niente trattativa: questo l’aut aut dato dall’esecutivo a Arcelor Mittal, il colosso mondiale dell’acciaio alla guida di Am Investco Italy, la cordata che ha acquisito dall’amministrazione straordinaria l’Ilva, finita in crisi negli ultimi anni. Ma come si è arrivati a questo punto?

COSA PREVEDE IL PIANO DI SVILUPPO – La doccia fredda per i lavoratori dell’Ilva è arrivata qualche giorno fa quando Arcelor Mittal ha confermato l’intenzione di assumere per la società, direttamente o attraverso proprie affiliate, 10 mila lavoratori ufficializzando di fatto 4 mila esuberi da gestire. Non solo. Nella comunicazione relativamente al capitolo del piano sulla forza lavoro si legge che “non vi sarà continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con le società, neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità“. Riguardo alle assunzioni si parla di circa 9.600 lavoratori in Italia, 7.600 impiegati a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti a cui aggiungere la forza lavoro delle controllate, 160 dipendenti in forze a Ism, 35 a Ilvaform, 90 Taranto Energia, i 45 dirigenti in funzione più i dipendenti francesi delle società Socova, Tillet che rientrano nel perimetro del gruppo.

PERCHÉ IL GOVERNO HA ANNULLATO IL TAVOLO – Le condizioni salariali e contrattuali dei lavoratori poste dal piano sono però inaccettabili per il governo che ieri ha puntato i piedi annullando il tavolo. A far saltare il negoziato è stato il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, nel faccia a faccia con i vertici di AmInvestco che avrebbe dovuto precedere l’avvio della trattativa con i sindacati, poi rimasta al palo. A mancare, secondo l’esecutivo, sono le garanzie per i 10 mila lavoratori che la cordata tra Arcelor Mittal e Marcegaglia si appresterebbe a riassumere per dare corpo al piano industriale di rilancio ma senza riconoscere loro alcuna continuità rispetto al vecchio rapporto di lavoro né a livello salariale né per quel che riguarda gli scatti di anzianità. Una riassunzione in versione Jobs act che ripartirebbe da zero. Il nodo per il governo è proprio questo, non i 4mila esuberi che il piano industriale porta con sé e contro cui i lavoratori sono scesi ieri in piazza.

COSA CHIEDONO I LAVORATORI – I sindacati si sono detti soddisfatti dello stop imposto dall’esecutivo ad AmInvestco e della posizione del governo riguardo ai livelli retributivi e di inquadramento ma il rinvio della trattativa secondo Fim Fiom e Uilm non scioglie il vero nodo che sono i 4 mila esuberi denunciati dal piano industriale di Arcelor di cui oltre 3mila a Taranto e circa 600 a Genova. Secondo i sindacati gli esuberi rimangono del tutto “inaccettabili e ingiustificati”.

COME SI È ARRIVATI A QUESTO PUNTO – L’Ilva, l’acciaieria più grande d’Europa, è entrata in crisi negli ultimi anni dopo essere finita al centro di una bufera giudiziaria nel 2012. Con il sequestro da parte della magistratura dello stabilimento siderurgico di Taranto, nell’ambito di un’inchiesta su presunto inquinamento ambientale, e la famiglia Riva, proprietaria del gruppo, messa sotto accusa, l’azienda è arrivata sull’orlo del fallimento. E’ stata avviata una procedura di commissariamento e poi una gara per la riassegnazione dell’azienda. Alla fine ad aggiudicarsela è stata la cordata formata da Arcelor Mittal e Marcegaglia.

COSA SUCCEDE ADESSO– La trattativa ora è al palo. La mossa di Calenda ha spiazzato completamente Arcelor Mittal. La capofila della cordata che ha rilevato Ilva si è detta contrariata ieri dal fatto di non aver potuto iniziare la negoziazione con i sindacati. Per il colosso dell’acciaio il raggiungimento di un accordo “in un tempo ragionevole” è importante perché, “una volta chiusa la transazione”, si possano far partire i piani di investimenti. D’altronde, sfilare l’Ilva alla cordata Am Investco di Arcelor Mittal “comporterebbe una lunghissima trafila giudiziaria: andrebbe dimostrato un inadempimento contrattuale tale da giustificare il ribaltamento dell’esito della gara”. Fonti vicine al dossier, interpellate dall’Adnkronos, evidenziano come sia “molto improbabile” che il Governo possa richiamare in campo AcciaItalia, la cordata concorrente che ha perso la corsa per l’acciaieria di Taranto. “Più percorribile”, invece, l’ipotesi di un coinvolgimento di Cdp nella cordata che si è aggiudicata la gara.

Scuola, cambia l’esame di terza media: tutte le novità

cms_7419/scuolamedia_ftg.jpgMaggiore attenzione alla valorizzazione del percorso fatto da alunne e alunni durante il triennio di studi. La partecipazione alle prove Invalsi diventa requisito d’ammissione all’Esame, ma non incide sulla votazione finale, lo svolgimento è anticipato ad aprile e a italiano e matematica si aggiungel’inglese. Competenze in cittadinanza e costituzione valorizzate all’orale. Insieme al diploma arriva un modello nazionale di certificazione delle competenze, risultato della sperimentazione già condotta da circa 2.700 scuole.

Sono le principali novità del nuovo esame di Stato della scuola secondaria di I grado, disegnato da uno dei decreti attuativi della legge 107 del 2015 (’Buona Scuola’) approvati lo scorso aprile. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha firmato il decreto che rende operative le nuove regole.

LA CIRCOLARE – Sarà poi inviata alle scuole l’apposita circolare informativa sulle nuove modalità di valutazione del I ciclo previste dalla legge, rispetto alle quali il ministero, in accordo con le sedi regionali, metterà in campo specifici interventi di accompagnamento per il personale della scuola fin dalla prima fase di attuazione.

LA VALUTAZIONE – Le nuove modalità di valutazione, spiega il Miur, mettono al centro l’intero processo formativo e i risultati di apprendimento, con l’obiettivo di dare più valore al percorso fatto dalle alunne e dagli alunni, e sono improntate ad una loro presa in carico complessiva per contrastare le povertà educative e favorire l’inclusione, attivando tutte le strategie di accompagnamento necessarie.

I DOCENTI – Sarà il collegio dei docenti a deliberare criteri e modalità di valutazione di apprendimenti e comportamento. I criteri saranno resi pubblici e inseriti nel Piano triennale dell’offerta formativa. Le scuole, per rendere più completa e chiara la valutazione anche alle famiglie, dovranno accompagnare i voti in decimi con la descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto. La valutazione del comportamento sarà espressa d’ora in poi con giudizio sintetico e non più con voti decimali, per offrire un quadro più complessivo sulla relazione che ciascuna studentessa o studente ha con gli altri e con l’ambiente scolastico.

IL VOTO – La norma che prevedeva la non ammissione alla classe successiva per chi conseguiva un voto di comportamento inferiore a 6/10 è abrogata. Ma resta confermata la non ammissione alla classe successiva (in base a quanto previsto dallo Statuto delle studentesse e degli studenti) nei confronti di coloro a cui è stata irrogata la sanzione disciplinare di esclusione dallo scrutinio finale.

IL DIPLOMA – Insieme al diploma finale del I ciclo sarà rilasciata una Certificazione delle competenze con riferimento alle competenze chiave europee. Alle scuole verrà fornito, per la prima volta, un modello unico nazionale di certificazione, che sarà accompagnato anche da una sezione a cura dell’Invalsi con la descrizione dei livelli conseguiti nelle Prove nazionali.

LE COMPETENZE – Saranno otto le competenze certificate dalle scuole: comunicazione nella madrelingua, comunicazione nella lingua straniera, competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia, competenze digitali, capacità di imparare ad imparare (intesa come autonomia negli apprendimenti), competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa, consapevolezza ed espressione culturale. La certificazione sarà rilasciata anche al termine della primaria, ma senza la sezione dedicata all’Invalsi.

INVALSI – Riguardo all’Invalsi, nella scuola primaria le prove sono confermate in seconda e quinta. Nell’ultima classe viene introdotta una prova in Inglese coerente con il Quadro comune europeo di riferimento delle lingue e con le Indicazioni nazionali per il curricolo. L’Invalsi fornirà, nel mese di ottobre, le indicazioni necessarie per accompagnare l’introduzione della prova di Inglese.

INGLESE – Nella secondaria di I grado le prove si sostengono in terza, ma non fanno più parte dell’Esame, nell’ottica di una maggiore coerenza con l’obiettivo finale delle prove: fotografare il livello di competenza delle ragazze e dei ragazzi per sostenere il miglioramento del sistema scolastico. Restano Italiano e Matematica, si aggiunge l’Inglese. Le prove si svolgeranno ad aprile, al computer. La partecipazione sarà requisito per l’accesso all’Esame, ma non inciderà sul voto finale. Entro ottobre le scuole riceveranno le informazioni necessarie per lo svolgimento delle prove al computer.

FREQUENZA – Per poter sostenere l’esame conclusivo del I ciclo, le alunne e gli alunni del terzo anno delle scuole secondarie di I grado dovranno aver frequentato almeno tre quarti del monte ore annuale, non aver ricevuto sanzioni disciplinari che comportano la non ammissione all’Esame, e aver partecipato alle prove Invalsi di Italiano, Matematica e Inglese. Nel caso in cui l’alunna o l’alunno non abbiano raggiunto i livelli minimi di apprendimento necessari per accedere all’Esame, il consiglio di classe potrà deliberare, a maggioranza e con adeguata motivazione, la non ammissione.

GLI SCRITTI – Le prove terranno maggiormente conto, rispetto al passato, del profilo delle studentesse e degli studenti e dei traguardi di sviluppo delle competenze definiti nelle Indicazioni Nazionali. Le prove scritte diventano tre: una di Italiano, una di Matematica e una per le Lingue straniere. Il colloquio è poi finalizzato a valutare il livello di acquisizione delle conoscenze, abilità e competenze previsto dalla Indicazioni nazionali, con particolare attenzione alle capacità di argomentazione, di risoluzione di problemi, di pensiero critico e riflessivo, di collegamento fra discipline. Terrà conto anche dei livelli di padronanza delle competenze connesse alle attività svolte nell’ambito di cittadinanza e costituzione.

LA LODE – Il voto finale deriverà dalla media fra il voto di ammissione e la media dei voti delle prove scritte e del colloquio. Potrà essere assegnata la lode. Il decreto riserva particolare attenzione alle alunne e agli alunni con disabilità o con disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa): per loro sono previsti tempi adeguati, sussidi didattici o strumenti necessari allo svolgimento delle prove d’esame.

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10 Ottobre 2017