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Immuni:l’app per tracciare i contatti (Altre News)

Coronavirus, ecco Immuni: scelta l’app per tracciare i contatti

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Si chiama Immuni, proposta dalla società Bending Spoons S.p.a., l’app di contact tracing selezionata per tenere sotto controllo la diffusione del coronavirus. L’app è stata scelta perché “ritenuta più idonea per la sua capacità di contribuire tempestivamente all’azione di contrasto del virus, per la conformità al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT e per le garanzie che offre per il rispetto della privacy”. E’ quanto si legge nell’ordinanza firmata oggi da Domenico Arcuri con cui il commissario straordinario per l’emergenza dispone di “procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la società Bending Spoons S.p.a”.

La società, si legge nell’ordinanza, “esclusivamente per spirito di solidarietà e, quindi, al solo scopo di fornire un proprio contributo, volontario e personale, utile per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in atto, ha manifestato la volontà di concedere in licenza d’uso aperta, gratuita e perpetua, al Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19 e alla Presidenza del Consiglio dei ministri, il codice sorgente e tutte le componenti applicative facenti parte del sistema di contact tracing già sviluppate, nonché, per le medesime ragioni e motivazioni e sempre a titolo gratuito, ha manifestato la propria disponibilità a completare gli sviluppi informatici che si renderanno necessari per consentire la messa in esercizio del sistema nazionale di contact tracing digitale”.

Inoltre la stessa “società ha dichiarato di essere l’esclusiva titolare del diritto d’autore e di ogni altro diritto di proprietà intellettuale sul codice sorgente e sulle altre componenti applicative facenti parte del sistema di contact tracing già sviluppate che intende concedere in licenza al Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19 e alla Presidenza del Consiglio dei ministri”.

Coronavirus.Messe e riti funebri, vescovi lavorano a fase 2

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(Enzo Bonaiuto) – “Stiamo lavorando su un pacchetto di proposte, che presenteremo con ogni probabilità entro la fine della settimana: la Chiesa italiana non può stare ferma, in attesa di quel che accadrà dal 4 maggio e di cosa deciderà il Governo; ma vuole essere protagonista, pur nel massimo rispetto delle regole che saranno stabilite e ovviamente senza voler fare alcuna azione o prendere alcuna decisione unilaterale”. Il sottosegretario della Cei don Ivan Maffeis sintetizza così all’AdnKronos l’iniziativa che sta assumendo la Conferenza Episcopale italiana, in vista della ’fatidica’ fase 2 nella prevenzione e nel contrasto all’emergenza dovuta ai contagi da coronavirus.

“Non aspettiamo passivi fino al 3 maggio, per vedere cosa il Governo ci dirà di fare – spiega don Maffeis – Di fronte a una situazione che perdura oramai da troppo tempo, incluso l’intero periodo legato alla Pasqua, abbiamo pensato di non attendere la scadenza del decreto ma di avanzare prima le nostre idee, sentiti i vescovi delle varie diocesi, con un pacchetto di proposte che tiene conto del fatto che come Chiesa mobilitiamo un numero elevato di persone e che dunque non potremo tornare subito alla vita di prima”.

Si tratta di “proposte, che sottoporremo all’attenzione del Governo e del Comitato scientifico da esso nominato, per recuperare una partecipazione della comunità religiosa, una celebrazione che oltre a essere ’per’ il popolo sia anche ’con’ il popolo, pur forzatamente contingentato e responsabilizzato. Senza per questo – tiene a precisare don Ivan – chiedere privilegi o corsie preferenziali; ma anche senza aspettare a braccia conserte le decisioni dall’esterno”.

Assicura il sottosegretario della Cei: “E’ chiaro che ci si dovrà attenere a tutte le disposizioni che sono o saranno previste, dai distanziamenti alle misure di protezione e al rispetto massimo dell’igiene e della sicurezza sanitaria: non si ammasseranno di certo i fedeli… Ma al contempo, pensiamo che si potrà avviare una ’fase di transizione’ che recuperi alcune celebrazioni come le messe, alcuni riti come quelli funebri, questi ultimi nelle chiese o, se non fosse possibile, anche solo nei cimiteri”.

Senza per questo “sottovalutare, ripeto, una situazione che è e resta indubbiamente grave. Ma, ad esempio, mi chiedo se non sia proprio possibile dare un estremo saluto a un familiare ’rapito’ senza potergli neanche dare un ultimo sguardo e rivolgergli un’ultima preghiera, quando è richiesta”.

Per cui, “dobbiamo immaginare di partire dalle cose che riusciamo a gestire: certamente è più facile celebrare una messa o un funerale, piuttosto che un battesimo o un matrimonio nei medesimi modi in cui si celebravano prima dell’emergenza coronavirus – osserva don Ivan Maffeis – Sarebbe un primo passo in avanti importante, sempre senza mai mettere a repentaglio la salute di nessuno, questo è il primo imperativo”.

Ribadisce il sottosegretario della Cei: “Il nostro vuole essere un atteggiamento propositivo, mai impositivo; nessuno di noi pensa ad azioni unilaterali, sarebbe da irresponsabili. Ma la comunità religiosa del Paese ha le sue esigenze e si chiede come possa tornare a essere attiva, nel momento in cui si riaprono, o almeno si auspica di riaprire, anche tante altre attività legate al mondo sociale e del lavoro”.

Spiega don Ivan: “Come la Confindustria o la Confcommercio o i sindacati esprimono le loro posizioni sulla riapertura di aziende, negozi, fabbriche, luoghi di lavoro, anche la Cei vuole presentare le sue proposte per la ripresa delle celebrazioni e dei riti religiosi nelle chiese”.

Ma, “lo ripeto fin all’ultimo – sottolinea Maffeis – non c’è nessuna volontà di ’strappo’ con le autorità istituzionali. Il Paese in tutto questo periodo ha dato una bella dimostrazione di grande coesione sociale, di dignità, di pazienza, di sopportazione di tanti disagi e di tanti colpi alla situazione economica e lavorativa. E anche la Chiesa si trova dentro questa tempesta, dalla quale cercherà, con alcune proposte costruttive, di poter finalmente cominciare a uscire”.

Droga ed estorsioni, 8 arresti: c’è anche il padre di Desirée

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(Silvia Mancinelli) – I carabinieri di Cisterna di Latina e di Aprilia hanno eseguito, alle prime ore dell’alba, otto ordinanze di custodia cautelare, a carico di presunti componenti di un gruppo criminale attivo a Cisterna. Il gruppo, come emerso dalle indagini dei carabinieri, è dedito allo smercio di sostanze stupefacenti, soprattutto cocaina, e a operazioni di recupero crediti a carattere estorsivo.

Tra le otto persone destinatarie delle misure cautelari c’è anche il padre di Desirée Mariottini, la 16enne romana trovata senza vita in uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo di Roma il 19 novembre 2018. Gianluca Zuncheddu, che fino a lunedì scorso sulla sua pagina Facebook lasciava messaggi d’amore alla figlia morta per un mix di farmaci e droga dopo esser stata ripetutamente stuprata, è dunque tra i cinque rinchiusi oggi nel carcere di Latina. Uno degli otto era già recluso, sempre per droga, altri due, invece, sono ai domiciliari.

Secondo le indagini che questa mattina hanno portato al suo arresto, Gianluca Zuncheddu sarebbe l’organizzatore dello spaccio di stupefacenti nel territorio di Cisterna di Latina. Da febbraio ad agosto del 2018, due mesi prima che la figlia Desirée venisse trovata senza vita, avrebbe gestito personalmente la consegna a domicilio della droga, cocaina soprattutto ma anche hashish e marijuana, ai soli clienti fidati dei quali prendeva le “ordinazioni” per telefono. A quel punto incaricava due pusher di portare la merce ai destinatari e, una volta portato a termine il servizio, li stipendiava.

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17 Aprile 2020