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IMPARARE A SPERARE

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Che cosa significa imparare la speranza, imparare a sperare? La speranza rende possibile la conoscenza e permette al pensiero di articolarsi seguendo le articolazioni delle cose stesse, oltre l’immediatezza dell’attimo vissuto.

La spes, la speranza dunque, ha a che fare con il futuro, ma è anche la condizione che permette alla ragione di vedere al di là dell’immediatezza e dell’opacità del presente, aprendo all’esperienza come Erfahrung, diversa anche della temporalità: senza rinunciare al presente in nome di un imprecisato e incerto futuro, essa è in grado di “fermare l’attimo”, facendoci vedere quel ‘non-ancora-essente’ (Noch-Nicht-Sein), quel qualcosa che manca nell’attimo vissuto, guidato dalla speranza, dall’attesa, dal desiderio.

Per Bloch, come per Benjamin, il mondo non può essere accettato “così com’è”: la speranza ci mostra un mondo in movimento, in evoluzione, in perenne trasformazione, un mondo che può sempre essere altro da come è e in cui ogni attimo – come aveva detto già Benjamin – può essere la porta piccola da cui entra il messia. In quest’ottica Bloch, come Walter Benjamin, e Günther Anders, rovescia la formula – prospettata da Martin Heidegger: ‘un giorno solo un Dio potrà salvarci’ nella formula ‘un giorno solo l’uomo potrà salvare Dio’, quell’uomo che attraverso l’ascolto si sarà finalmente riconosciuto e, riconoscendosi, potrà riconoscere anche gli altri. Bloch concepisce la speranza come fattore gnoseologico di conoscenza e di progresso, contro l’idea heideggeriana dell’angoscia come condizione di conoscenza ed esperienza dell’essere nel mondo.

La Selbstbegegnung nella filosofia della speranza di Ernst Bloch

cms_21031/2v.jpgNella filosofia della speranza di Ernst Bloch possiamo riscontrare una enorme dilatazione della nozione di spes, che non ha solo un valore affettivo o psicologico, ma – com’egli dice all’inizio di Das Prinzip Hoffnung (1954-1959) – è soprattutto un “atto orientativo di specie cognitiva”. La spes è speranza mediata dal mondo e si dispiega nel mondo, sempre in riferimento alle condizioni oggettive date, è materialisticamente fondata, docta spes, non ingenua e arbitraria; per questa ragione, in Bloch il marxismo si pone come begriffene Hoffnung, speranza concettualmente compresa.

Decisiva in Bloch è la distinzione fra l’utopia astratta, astorica, sterile e l’utopia concreta, storicamente mediata, che si radica nel terreno storico-sociale e prende le mosse sempre dalle condizioni oggettive e materiali date, mentre l’utopia conserva in sé una parte dell’ oscurità e dell’ indeterminatezza che caratterizzano la coscienza anticipante, che spinge il proprio sguardo al di là dell’ “oscurità dell’attimo immediatamente vissuto” (das Dunkel des gerade gelebten Augenblicks), dell’hic et nunc (das Dunkel des Jetzt und Hier), oltre ciò che è in esso nascosto, latente.

La speranza, nettamente superiore alla paura indicata da Jonas, è ‘sogno a occhi aperti’, ‘sogno in avanti’, nel senso dell’anticipazione di ciò che non è ancora dato e che Bloch sviluppa nella direzione di una vera e propria ontologia del ‘non-essere-ancora’ (Ontologie des Noch-Nicht-Seins). Ma nulla va dato per scontato, anzi: come osserva Remo Bodei nel suo saggio introduttivo Ombre sulla speranza (cfr. PS, I, XI-XXXVII) all’edizione italiana di Das Prinzip Hoffnung, la speranza è “costitutivamente esposta all’incertezza e alla delusione”. (PS, I, XV)

cms_21031/3v.jpgL’aspetto della Selbstbegegnung nel pensiero blochiano rappresenta il punto di partenza individuale, il momento della presa di coscienza soggettiva, della volontà di rinnovamento e di conversione radicale dell’individuo.

“La storia – afferma Enzo Paci – per l’uomo è rinascere a sé stesso: farsi uomo, non essere già uomo. […] La rinuncia ad una rinascita, che noi chiameremmo intersoggettiva e inter-sociale, è non vedere la direzione, il senso della società e della storia o, se si vuole, l’utopia che vive ed agisce in noi. […] si può rinascere di una nascita nuova che finora non c’è stata, così come finora l’uomo non è riuscito a realizzare sé stesso come uomo, e la storia come il sé stesso che vuol ‘essere’ e vuol ‘nascere’”. (Enzo Paci, Modalità e novità in Bloch,1971).

Il termine nascere, temporale, spaziale, storico è dinamico, è la reale modalità rivoluzionaria dell’uomo, non ripetibile, che la trasforma in creazione, in futuro, in un valore.

Nella sua lettura fenomenologica di Bloch – molto critica rispetto alla nozione di essere e all’ ‘ontologia-del-non-essere-ancora’ –, Enzo Paci sviluppa il tema blochiano della Selbstbegegnung – e del novum – come condizione della Wirbegegnung, dell’incontro con gli altri e con la storia. La Selbstbegegnung nel pensiero blochiano è indispensabile per migliorare se stessi, sviluppando le proprie capacità di socializzazione, convivenza e relazione con gli altri, combattendo incessantemente l’autoestraneazione, la Selbstentfremdung.

La vita quotidiana è per Bloch piena del dunkles Jetzt, rimane spesso opaca e impenetrabile, ma la zona d’ombra è anche il nocciolo del ‘non-ancora-conscio’, del ‘non-ancora-divenuto’ (das noch nicht Gewordene), non ancora emerso: “Il non-ancora-conscio nell’uomo appartiene dunque totalmente al ‘non-ancora-divenuto’, al ‘non-ancora-portato-fuori’, o ‘non-ancora-manifestato’ nel mondo”. (PS, I, 17)

Bibliografia

E. Bloch, Il principio speranza, trad. it. di E. De Angelis e T. Cavallo, “Introduzione” di R. Bodei, Garzanti, Milano, 1994 (PS)

E. Paci, Modalità e novità in Bloch (1971), in, Idee per una enciclopedia fenomenologica, Bompiani, Milano, 1973

E. Bloch, Spirito dell’utopia, “Nota critica”, a cura di V. Bertolino e F. Coppellotti, La Nuova Italia, Firenze, 1980

G. Bianco, Epistemologia del dialogo, capitolo dedicato a E. Bloch, Biblos, Buenos Aires, 2002

G. Bianco, Walter Benjamin, un corazón doliente, Editorial Martin, Buenos Aires, 2012

Data:

20 Febbraio 2021