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Impeachment Trump, mercoledì voto in aula poi parola passa al Senato

Impeachment Trump, mercoledì voto in aula poi parola passa al Senato

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E’ atteso per mercoledì prossimo il voto dell’intera Camera dei rappresentanti dei due articoli di impeachment di Donald Trump. Si prevede che il risultato rifletterà, come è successo ieri in commissione Giustizia, gli schieramenti dei due partiti, con la maggioranza democratica che, con poche defezioni tra i suoi 223 deputati, che approverà la messa in stato d’accusa del presidente e tutti i 197 repubblicani che voteranno contro.

A questo punto la palla passerà al Senato che, secondo il dettato della Costituzione, dovrà svolgere il processo, presieduto dal giudice capo della Corte Suprema. I capi di accusa, gli articoli della risoluzione di impeachment, contro Trump sono due. Il primo è quello di abuso di potere per aver bloccato gli aiuti militari e negato l’incontro alla Casa Bianca al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in modo da fare pressioni per avviare un’inchiesta contro Joe Biden, possibile avversario alle prossime presidenziali. Il secondo capo d’accusa, ostruzione al Congresso, si riferisce al rifiuto di Trump di cooperare con l’inchiesta.

Il risultato del procedimento, che verrà avviato nel nuovo anno, è scontato dal momento che i repubblicani hanno la maggioranza, 53 seggi contro i 47 democratici. Senza contare che per la condanna del presidente è necessaria una maggioranza qualificata, cioè 67 voti. Ma sarà importante capire come la leadership repubblicana intenda gestire il processo al presidente, il terzo della storia americana dopo quello del 1868 di Andrew Johnson e del 1998 di Bill Clinton.

Mitch McConnell, il leader della maggioranza repubblicana al Senato, ha detto che intende procedere in “totale coordinamento” con la Casa Bianca ed il team di difesa del presidente, attaccando i democratici per aver montato un caso di “accuse terribilmente deboli” contro Trump. Parole che hanno fatto subito infuriare i democratici che hanno denunciato il fatto che McConnell – che è il responsabile del procedimento a carico del presidente -“stia lavorando mano nella mano con la Casa Bianca e gli avvocati di Trump”.

“Come possiamo aspettarci che gestisca un’inchiesta giusta ed imparziale di impeachment?”, ha detto la deputata Val Demings, chiedendo addirittura che il leader repubblicano si ricusi dal procedimento. Ma, nonostante le dichiarazioni di McConnell di completa concordia, nei giorni scorsi erano emerse delle tensioni tra Trump ed i repubblicani sul modo in cui arrivare alla conclusione di questa vicenda.

I repubblicani appaiono infatti intenzionati a procedere velocemente per arrivare in fretta, un paio di settimane, alla scontata assoluzione, evitando un ulteriore spettacolarizzazione, maggiormente pericolosa in un anno elettorale. Mentre da Trump e dalla Casa Bianca continuano ad arrivare messaggi riguardo al desiderio del presidente di avere “un equo e giusto processo” con una sfilata di testimoni scomodi per democratici, compresi Joe e Hunter Biden, in modo, ha scritto Trump nei giorni scorsi, di “mostrare veramente dove sia la corruzione”. Un processo show per lanciare in modo spettacolare la battaglia per la rielezione.

Dopo il voto della commissione di ieri, Trump sembra però aver fatto parzialmente marcia indietro. Alla domanda se desidera avere un processo veloce o lungo ha risposto: “Farò quello che voglio, breve o lungo non importa, non è stato fatto nulla di sbagliato”. Ma poi ha aggiunto che “non gli dispiacerebbe un processo lungo” se questo significa chiamare più testimoni, in particolare il whistleblower, cioè il funzionario dell’intelligence che, coperto dall’anonimato, ha fatto la denuncia al Congersso che ha avviato l’inchiesta del Kievgate.

Il fatto è che a contrastare il pressing di McConnell e degli altri senatori, che stanno cercando di convincere Trump che un processo senza testimoni chiuderebbe per sempre la vicenda, da giorni sta operando Rudy Giuliani che ieri è stato anche avvistato alla Casa Bianca. Il regista del dossier delle accuse di corruzione in Ucraina dei Biden è infatti appena tornato da una missione a Kiev. Ed a Trump ha assicurato di aver raccolto “molto più di quello che si poteva immaginare” a sostegno delle sue accuse, secondo quanto rivelava il Wall Street Journal. Prove quindi che potrebbero platealmente essere mostrare durante il processo al Senato.

“Il popolo americano ha già espresso il suo giudizio sul questo impeachment truffa – ha twittato ieri l’avvocato personale di Trump – è solo una cortina di fumo per tentare di nascondere la corruzione dell’amministrazione Obama-Biden. Presto verrà provata”.

Gb, Johnson suona la carica: “Faremo cose fantastiche”

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“Il nostro Paese si è avviato in una meravigliosa avventura”. Così Boris Johnson parla della sua vittoria elettorale e della prossima, ormai sicura, uscita dalla Ue del Regno Unito, parlando ai sostenitori durante la visita a Sedgefield, nella contea di County Durham, distretto dove veniva eletto un tempo Tony Blair, ed ora, per la prima volta dagli anni ’30, conquistato dai Tories. Promettendo che il suo nuovo governo “farà alcune cose fantastiche”, il premier conservatore ha detto che con lui il Regno Unito “riconquisterà la propria autostima nazionale, la fiducia in se stessi e faremo le cose in modo diverso e migliore come Paese”.

Johnson ha spiegato che al Parlamento britannico sarà presentato per il voto prima di Natale l’accordo per la Brexit già “pronto in forno”, riaffermando che “faremo la Brexit”. “Quale tipo di accordo della Brexit abbiamo?”, ha quindi chiesto il premier alla folla dei sostenitori che hanno risposto in coro, quello “pronto in forno”, riferendosi al fatto che l’accordo con Bruxelles è stato chiuso da Johnson ma non aveva avuto i sostegni necessari in Parlamento. “Abbiamo il 100% del sostegno”, ha detto ora Johnson riferendosi al nuovo Parlamento. “Possiamo definitivamente farlo passare prima di Natale”, ha concluso il premier che quindi presenterà già la prossima settimana l’accordo per la Brexit.

Nel suo discorso, Johnson ha assicurato che “ripagherà la fiducia” degli ex elettori laburisti che hanno scelto di sostenerlo. E non ha mancato di fare una citazione dello stesso Blair, che in questo distretto dell’Inghilterra del nord veniva eletto: “Ricordate, noi non siamo i padroni, noi ora siamo servitori”, ha detto rivolgendosi ai nuovi eletti tories, citando un famoso discorso dell’ex premier laburista del 1997 che disse che il partito era “il servitore” ed il popolo “il padrone”.

“Il nostro lavoro è servire il popolo di questo Paese e realizzare le nostre priorità”, ha continuato Johnson, affermando che queste sono “fare la Brexit, ma anche dare risultati per la sanità pubblica, l’istruzione, strade più sicure, ospedali migliori ed un futuro migliore per il nostro Paese”.

Libia, Di Maio martedì in visita a Tripoli

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Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a quanto apprende l’Adnkronos, sarà martedì prossimo in visita a Tripoli, la prima di un esponente del governo italiano dal 23 dicembre dello scorso anno, quando il premier Giuseppe Conte si era recato nella capitale libica e a Bengasi.

La visita di Di Maio a Tripoli avviene in coincidenza con il nuovo impulso dell’azione diplomatica italiana sul dossier libico, appesantito dall’accordo delle settimane scorse tra il governo di Fayez Serraj e la Turchia sulla delimitazione dei confini marittimi nel Mediterraneo orientale, che l’Ue ritiene “violi i diritti sovrani dei Paesi terzi”. Mentre il generale Khalifa Haftar, che sul terreno può contare adesso anche sul sostegno di centinaia di mercenari russi, due giorni fa ha annunciato che “è scoccata l’ora zero per la liberazione di Tripoli”.

Ieri, a margine del Consiglio europeo a Bruxelles, il premier Giuseppe Conte aveva avuto un incontro, su sua richiesta, con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il presidente francese Emmanuel Macron, al termine del quale era stata diffusa una dichiarazione congiunta nella quale esortavano “le parti libiche e internazionali ad astenersi dall’intraprendere azioni militari e ad impegnarsi genuinamente per una cessazione complessiva e duratura delle ostilità e a riprendere con impegno un negoziato credibile sotto l’egida dell’Onu”.

I tre leader avevano poi riaffermato “la loro determinazione a lavorare per il successo della conferenza di Berlino, che si dovrà tenere senza ulteriore ritardo”, manifestando “apprezzamento per gli sforzi dei rispettivi ministri degli Esteri a tal fine”. Gli incontri per Di Maio nella capitale libica, ancora in fase di definizione, sarebbero con Serraj, con il suo omologo Taher Mohammed Syala – che ha visto sabato scorso al Forum Med dell’Ispi – e con il vice premier Ahmed Maitig.

A proposito della missione di Di Maio a Tripoli, fonti della Farnesina fanno sapere che allo stato nessun impegno è stato calendarizzato.

Clima, attivisti tentano di occupare l’aeroporto di Amsterdam

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La polizia olandese è intervenuta per sgombrare con la forza centinaia di attivisti di Greenpeace e Extinction Rebellion che hanno cercato di occupare l’aeroporto di Amsterdam. Lo ha reso noto la stessa polizia in un tweet in cui afferma che gli attivisti che si sono rifiutati di lasciare la sala principale dello scalo sono stati scortati all’esterno dell’aeroporto e che sono stati effettuati anche degli arresti, senza specificare il numero.

Da parte sua Greenpeace, che ha ottenuto l’autorizzazione a continuare la protesta fuori dall’edificio, ha denunciato il fatto che non sia stato approntato un piano climatico per l’aeroporto Schiphol. “Siamo nel mezzo di una crisi climatica ma il principale inquinatore, Schiphol, ha grande spazio per crescere ed inquinare ancora di più”, si legge in una dichiarazione pubblicata sul sito dell’organizzazione ecologista.
I vertici di Schiphol, assicurando che il traffico aereo non subirà variazioni a seguito delle proteste, hanno replicato di aver approntato un piano climatico che prevede una diminuzione delle emissioni a terra con l’utilizzo di veicoli elettrici. “Siamo coscienti che bisogna fare di più: aerei più efficienti e puliti, voli elettrici e combustibile sostenibile”, hanno poi aggiunto.

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15 Dicembre 2019