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In Italia manca una vera destra democratica

“L’Italia è una Repubblica democratica”, così recita la nostra Costituzione. Già, tuttavia è allarmante rendersi conto, nel dibattito politico odierno, tra il ministro Di Maio che attacca la libera stampa e la Lega che parla di federalismo, di quanto siano in pericolo i valori su cui si fonda la nostra Carta. E mentre Salvini cita il Duce due giorni sì e uno no e Alessandra Mussolini minaccia querele per chi parli male del caro nonnino, l’ex partito scissionista padano sfonda il 30% nei sondaggi. Intanto assistiamo a un numero esorbitante di aggressioni razziste: ronde di Casapound e negazioni dei più basilari diritti umani e dell’infanzia (vedi Lodi).
Ma è possibile che, improvvisamente, un elettore su tre si sia scoperto fascista o razzista?

Se provassimo a fare un piccolo sondaggio, a parlare con le persone per le strade, sentiremmo davvero una persona su tre – o anche di più, se ci mettiamo i voti di Fratelli d’Italia e parte dei voti di Forza Italia e del M5S – parlare di “invasione”, di “piano Kalergi”, di “immigrati tutti delinquenti”. Scopriremmo davvero che le persone sono in gran parte d’accordo con la chiusura alle 21 dei negozi etnici, che tra l’altro toglierebbe a quelle stesse persone un’importante opzione di emergenza in caso di necessità in tardi orari. Mi rifiuto di crederci.

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E allora, per quale motivo assistiamo a tanto? In Italia, dal burrascoso scioglimento della DC e dall’inizio della Seconda Repubblica, il discorso è sempre stato polarizzato da un lato, dai partiti di destra, accusati dalla sinistra di attaccare continuamente la democrazia e la Costituzione; dall’altro, dai partiti di sinistra, accusati dalla destra di essere “comunisti”.
In questo gioco delle parti, si è andati avanti per vent’anni in una sostanziale alternanza tra l’egemonia di Berlusconi, accompagnata da scandali di ogni genere, attacchi alla magistratura e impoverimento continuo della dialettica politica e governi transitori del centro-sinistra, caratterizzati da una debolezza strutturale, anche per via delle divisioni interne. Nel mezzo, gli orrori del G8 di Genova, la morte di Cucchi e il Mediterraneo che si trasformava in un terrificante cimitero sottomarino.

Questa incertezza, mista a violenza, ci ha accompagnati dentro la crisi del 2008, fino al governo Monti e tutto ciò che è avvenuto dopo. Il disastro politico del governo Renzi, inserito in un contesto in cui il populismo internazionale spinge pericolosamente come se fossimo all’inizio degli anni ‘30, ha fatto il resto, spianando la strada al cosiddetto “governo del cambiamento”.

È però singolare che, escludendo i paesi dell’est-Europa e il Brasile, che storicamente hanno sempre avuto a che fare con problemi di democrazia, e gli USA, dove la forma presidenziale con lo scontro diretto tra due forze ha sicuramente giocato un ruolo determinante, l’Italia sia l’unico Stato in cui i populisti siano riusciti a prendere effettivamente il potere, tra l’altro con un consenso bulgaro. Eppure, il malessere sui temi dell’UE e dell’immigrazione è generalizzato ed incalzante e, in un periodo di crisi, è anche comprensibile che l’elettorato possa guardare a idee conservatrici.

Tuttavia, in Stati come l’Inghilterra, la Svezia, la Germania o la Francia, ai populisti e neo-fascisti si sono contrapposte delle potenze che, forse, questi ultimi speravano potessero risultare loro alleate: le destre democratiche e moderate. Mentre da noi Forza Italia formava una coalizione con Lega e FdI, salvo poi ritrovarsi cannibalizzata, in Germania Angela Merkel ha preferito formare la Grosse Koalition pur di impedire un’ulteriore ascesa di AfD. In Svezia, il Partito Moderato di centro-destra ha comunque retto l’urto dei Democratici Svedesi, che di democratico non hanno un bel niente. Bisognerà vedere, ora, cosa succederà con la formazione del nuovo governo, ma il blocco conservatore appare contrario ad accordi con i DS. In Francia, Emmanuel Macron ha unito tutti coloro che credono nella democrazia contro Marine Lepen. In Inghilterra, preso atto del disastro-Brexit, Theresa May è riuscita a far evaporare l’UKIP di Farage, la cui crescita sembrava inarrestabile. Ora, si parla persino di una contro-Brexit.

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Se intervistassimo Angela Merkel, Ulf Kristersson, Emmanuel Macron o Theresa May e gli domandassimo: “Lei si considera antifascista?”, la risposta sarebbe un deciso e secco “sì”.

Se ponessimo la stessa domanda a Silvio Berlusconi, probabilmente lui, temendo di perdere voti, userebbe qualche strano giro di parole. Forse Matteo Salvini, invece, si prenderebbe persino gioco di noi, pubblicando qualche ora dopo un selfie con i rappresentanti di Casapound e una tavola imbandita capace di far venire voglia di banchettare.

Il più grande nemico dei nazisti fu un conservatore, Winston Churchill, che pure si ritrovò di fronte al rischio di veder cadere il proprio governo sotto il peso di Mosley e altri. Lui, però, non cedette per qualche voto: difese, mettendo in gioco anche la propria vita, la libertà e la democrazia.

Pur consapevoli che uno come lui nasce raramente, e non volendoci azzardare a paragonare i populisti odierni ai nazisti, possiamo azzardare che i conservatori internazionali hanno imparato qualche nozione storica anche grazie agli sforzi di quello che fu il Primo Ministro inglese in tempo di guerra. In Italia, invece, sentiamo proprio la mancanza di un Winston Churchill, ovvero di una destra che creda nella nostra amata Democrazia. E questo è il grosso problema.

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Data:

3 Novembre 2018