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IN PIAZZA DELLA LIBERTA’CON LGBT

Bari, dopo quattordici anni, ha dato ampio spazio all’ appuntamento del Pride, a cominciare dalle prime ore pomeridiane di sabato 1 luglio, nell’ accogliente Piazza della Libertà. Tantissimi e tantissime LGBT con orgoglio hanno rivendicato i loro diritti e la loro dignità come cittadini, lungi ormai da quei lontani anni in cui erano emarginati dalla società. L’Italia, in questi ultimi anni, si sta lievemente uniformando a molti paesi europei dove sono riconosciute a pieno titolo forme di convivenza alle famiglie omosessuali anche se conquistate a fatica.

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Le unioni civili tuttavia in Italia devono ancora farsi strada ed è per questo che a gran voce tanti sostenitori della loro causa, come alcuni rappresentanti della Regione Puglia, tra cui il Governatore Michele Emiliano e l’associazione nazionale psicologi del benessere LGBT, N.U.D.I.(Nessuno uguale diversi insieme) e il Sindacco della città di Bari, Antonio De Caro, si sono uniti al corteo per manifestare in sinergia con altre note città italiane. Abbiamo incontrato la presidentessa dell’associazione NUDI, la dott.ssa A. Palmitesta e le abbiamo posto queste domande.

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Buonasera dott.ssa, ci illustra brevemente qual è la finalità della vostra associazione?

N.U.D.I. è un’associazione scientifica composta prettamente da psicologi. Ci occupiamo di identità sessuale sia per quanto riguarda la ricerca scientifica sia per quanto riguarda l’intervento clinico classico ed anche l’intervento di sensibilizzazione. Interveniamo infatti non soltanto sulla realtà LGBT, ma anche su tutta quella che è la comunità eterosessuale, cioè quelli che possono essere genitori, amici, parenti delle persone LGBT. L’intervento clinico è rivolto quindi alla comunità tutta in particolare: alle persone omosessuali, bisessuali e al percorso delle persone transgender.

Perché dunque qui stasera a manifestare con la comunità degli LGBT?

cms_6627/antonella-palmitesta2.jpgSiamo qui proprio per ricordare quello che è lo slogan della nostra maglia “l’omosessuale non si ripara l’omofobo si”. Ricordiamo quindi ancora una volta che le “teorie riparative” nei confronti degli omosessuali in cui si pensa ci sia stato un errore nell’infanzia, nell’educazione famigliare o nel caso delle persone transgender di cui si dice che, se sei nato uomo/donna, automaticamente non puoi cambiare il tuo corpo, non hanno alcuna validità scientifica. Ricordiamo che assolutamente NON C’E’ PATOLOGIA, quindi non c’è nulla da riparare, sia per quanto riguarda le persone omosessuali, sia per quanto riguarda la disforia di genere (persone transgender). È importante ricordare che ad oggi si parla appunto di disforia e non più di patologia, infatti, non viene più rilasciata una perizia, come prima, che accertava e certificava una malattia, ma una certificazione nella quale si attesta che la persona vive uno stato di disagio e che il percorso di transizione aiuterà la persona a vivere serenamente il proprio corpo e quindi questo disagio verrà superato. Ancora oggi capita che ci chiamino dei genitori con la richiesta di intervenire sul/la figlio/a perché è omosessuale o perché è a disagio nel proprio corpo. Il supporto viene quindi fornito a quelli che sono i genitori e le persone vicine alla persona direttamente interessata e quindi il nostro lavoro è anche quello di essere vicini e di supporto a quella che è la comunità eterosessuale. L’importanza della comunità scientifica sta proprio nel fatto che nel momento in cui psicologi, medici e professionisti si occupano di queste tematiche e ribadiscono che non vi è alcuna patologia, l’impatto sulla comunità è senz’altro più pregnante, incisivo e positivo.

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Un messaggio per il pubblico o meglio la gente che vi segue da molto tempo e non.

Il messaggio è che è importante parlare, è importante leggere, è anche molto importante conoscere direttamente le persone, al di là di quello che è l’orientamento, l’identità di genere. La verità è che spesso abbiamo paura di quello che non conosciamo, ecco quindi l’importanza delle associazioni, tra cui anche N.U.D.I.. Lo scopo delle associazioni è, quindi, quello di intervenire pubblicamente, parlare ed informare la gente perché, ripeto, si ha paura di quel che non si conosce. È inoltre importante ricordare che non bisogna mai giudicare ritenendo una certa realtà lontana da noi, in quanto non ci riguarda in prima persona, perché un giorno potrebbe riguardare un figlio, un fratello, un nipote o un amico, insomma, una persona a noi vicina. In definitiva è importante guardare oltre l’orientamento sessuale e l’identità di genere e vedere quella che è la persona.

cms_6627/Miky-Formisano-ok-orizzontale-1.jpgE’ qui con noi anche il presidente di TGenus Michele Formisano che si è gentilmente offerto a rispondere alla seguente domanda:

Con la comunità trans quale segno tangibile vuole lasciare a tutti noi grazie alla manifestazione qui a Bari lei che è l’esempio di un’ esperienza personale di transizione FtoM?

La comunità trans innanzitutto non è, come purtroppo è scritto nella sigla LGBTIQ, composta dalle ultime persone che fanno parte della stessa. Non vogliamo etichette insomma, ma vogliamo che ci vengano riconosciuti i nostri diritti come quello della salute. Spesso una persona che fa il percorso di transizione da femmina a maschio, ha delle serie difficoltà a fare delle visite specialistiche. Vogliamo che ci venga riconosciuto il sacrosanto diritto alla salute ed anche tutti i diritti trasversali. Vogliamo essere considerate soprattutto delle persone, degli esseri umani insomma con eguali diritti.

Vi ringraziamo per averci dedicato del tempo e, con i nostri più sentiti auspici per i progetti futuri della vostra comunità ed associazione, vi salutiamo.

Data:

2 Luglio 2017