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IN QUESTO MONDO DI MASCHERE

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(James Ensor, Autoritratto con maschere)

Quanto tempo impieghiamo nella costruzione dell’immagine di noi da donare, o per meglio dire, imporre agli altri? E chi sono questi altri? La maschera che, volutamente, indossiamo è la stessa per tutti o selezioniamo per bene i destinatari? E a noi cosa comporta?

“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti” affermaPirandello da standing ovation. E continua: “C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro, e quando stai solo resti nessuno.” Niente di più vero.

A chi servono realmente le apparenze? Nel mostrarci diversi, con caratteristiche studiate e precise cosa vogliamo ottenere? C’è un piano dietro tutta questa preparazione e se sì, quale?

Secondo Erasmo da Rotterdam: “Tutta la vita umana non è se non una commedia, in cui ognuno recita con una maschera diversa, e continua nella parte, finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico”. In questo caso l’epilogo della commedia avviene solo con il sopraggiungere della morte, quindi, la menzogna dell’essere è vissuta come inevitabile.

In fondo, poi finiamo per diventare chi andiamo imitando? Può realmente accadere? E come, se non correndo il rischio (calcolato?) di credere alla nostra bugia, spacciandola ancora una volta per verità, mentendo prima di tutto a noi stessi?

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Maschere goldoniane dell’affare Consip

Nel tentativo di fare un passo indietro è legittimo chiedersi in che modo abbia origine questa farsa.

Potrebbe avere radici antiche, profonde, a partire dalle richieste fatte dai genitori: “fai la brava bambina, su e cosa ti costa almeno una volta?” E accondiscendendo diventano tre, iniziamo così a rinnegare la nostra natura. Una mattina che sei terribilmente triste indossi un sorriso finto ma perché? Tentiamo di proteggere gli altri o proprio noi da domande invadenti alle quali non ci va di rispondere?

Molti intagliano così bene la propria maschera da sentirsi deturpati nel momento in cui viene tolta. Infatti, per Miguel Ángel Arcas: “Una maschera non nasconde un volto, nasconde una ferita”.

La decisione per altri, di tenerla in via definitiva trova ragioni estremamente difficili da spiegare, troppo crude perfino metterle per iscritto: non tolgono la maschera solo per non mostrare il nulla che si cela dietro essa? Se abbiamo il potere di diventare ciò che vorremmo, di certo non è attraverso lo studio di una buffonata che potremo diventarlo.

Sbagliando e riconoscendolo, procedendo a tentoni o correndo, aspettando o bruciando tappe, trattenendoci nel momento in cui vorremmo o parimenti lasciandoci andare quando lo riterremo opportuno, essere noi stessi nelle scelte effettuate e non nella staticità. Fondamentalmente ascoltandoci e cambiando in relazione agli stimoli esterni, che attraversandoci da parte a parte vengono assorbiti, sedimentati, e ci forgiano e ci cambiano. E cosa saremo quindi?

Di certo non saremo la rappresentazione di qualcuno o qualcosa o almeno che questa pagliacciata abbia una propria consapevolezza: “L’uomo è meno sé stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera, e vi dirà la verità”, Oscar Wilde.

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Data:

8 Febbraio 2021