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In Senato passa condono Ischia

In Senato passa condono Ischia

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Il Senato ha ripristinato la norma originaria sul condono per Ischia contenuto nel dl su Genova. Un’ampia maggioranza ha infatti respinto l’emendamento contro il condono, su cui ieri M5S e Lega erano andati sotto in Commissione: in Aula si sono contati 200 no, 75 sì e un astenuto. Fi aveva lasciato libertà di voto su questa proposta di modifica al dl Genova, che ieri, invece, ha innescato il primo mini-terremoto nella maggioranza.

E i ’numeri’ continuano a far ballare i Cinque stelle. Secondo gli ultimi boatos 6-7 senatori pentastellati, Paola Nugnes in testa, non avrebbero partecipato al voto in Aula che riprendeva il testo del provvedimento sul condono per Ischia. Ma, appunto, si tratta di rumors. Di certo, non c’era Mario Giarrusso che raggiunto al telefono precisa all’Adnkronos che la sua assenza era legata a motivi di salute e non politici: ’’E’ da vari giorni che sto male, stamane sono venuto lo stesso in Antimafia per non far venir meno il quorum per l’elezione del presidente, poi ho avvertito il nostro capogruppo che non ce la facevo a partecipare al voto sul dl Genova in Aula per ragioni di salute, perché stavo proprio male’’.

Intanto in Forza Italia è rientrata la protesta dei sei parlamentari campani che si erano autosospesi dai rispettivi gruppi di Camera e Senato dopo il ’no’ al condono per Ischia nel dl Genova. Il partito azzurro si è ricompattato e, per ora, divisioni e malumori vengono messi da parte. “Visto che il nostro partito non è una caserma, non è militarizzato e che il presidente Bernini ha lasciato libertà di voto sugli emendamenti relativi a Ischia – annunciano con una nota i forzisti Domenico De Siano, Vincenzo Carbone, Luigi Cesaro, Antonio Pentangelo, Paolo Russo e Carlo Sarro – ritiriamo l’autosospensione dai gruppi e riprendiamo appieno la nostra attività politica, ringraziando il capogruppo Bernini per aver saputo cogliere con grande attenzione e sensibilità le nostre aspettative”.

Ponte Morandi, 3 mesi dopo

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Quarantatré rose bianche deposte sotto quello che rimane di ponte Morandi. Le hanno deposte oggi, a 3 mesi esatti dal crollo a Genova, i cittadini di Certosa che hanno ricordato con una cerimonia le 43 vittime della tragedia del 14 agosto scorso.

Alle 11,36, l’ora esatta del disastro, gli abitanti si sono raccolti in via Fillak per la celebrazione che si è svolta al limitare della zona rossa di Genova. Dopo alcuni istanti di raccoglimento sono stati suonati 43 rintocchi di campana tibetana, per ricordare chi ha perso la vita ormai 90 giorni fa. Poi il comitato, a piedi attraverso via Campi, ha raggiunto il ponte pedonale sul Polcevera per deporre le rose sul greto del torrente, proprio sotto il viadotto crollato.
“Siamo qui per non dimenticare”, hanno spiegato i portavoce del comitato sfollati della zona rossa che attendono la conversione in legge del decreto Genova oltre al via alla demolizione e ricostruzione dell’opera.

Stop diesel, a rischio 5 milioni di auto

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Sono quasi 5 milioni, circa il 12,9% del totale delle auto in circolazione, i veicoli diesel Euro 3 o inferiori a rischio stop. E’ quanto emerge dall’analisi realizzata da Facile.it che, rielaborando i dati ufficiali del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (aggiornati al 31 ottobre 2017), è riuscito a disegnare la mappa delle automobili diesel presenti sul territorio, quasi un terzo (29,89%) delle auto private alimentate a gasolio ancora potenzialmente in circolazione. Parte di questi veicoli però, anche se iscritti nei registri della motorizzazione, potrebbero non essere più in uso.

ANALISI TERRITORIALE – Dall’analisi di Facile.it in particolare è emerso che il peso percentuale delle auto diesel Euro 3 o inferiori varia sensibilmente da regione a regione, con una forbice compresa tra l’8,5% e il 22%. La diffusione di questo tipo di vetture risulta maggiore nelle regioni del Meridione, che occupano le prime otto posizioni della classifica nazionale. In vetta si trovano il Molise e la Basilicata, aree dove più di 1 auto privata su 5 è un diesel Euro 3 o inferiore (rispettivamente il 21,9% e il 21,7%); segue la Calabria con una percentuale pari al 19% e la Puglia, con il 18,5%. Giù dal podio, ma con valori decisamente superiori alla media nazionale anche Sicilia (17,2%), Campania (16,7%) e Abruzzo (15,4%).

Osservando la graduatoria nel senso opposto, invece, è la Valle d’Aosta a risultare prima in quanto solo l’8,5% delle auto private appartiene alla categoria diesel Euro 3 o inferiore. A seguire si trovano Toscana (8,7%), Friuli Venezia Giulia (9,1%) e Liguria (9,4%). Al quinto posto si posiziona la Lombardia (9,5%), che precede solo di poco le altre due regioni che hanno recentemente introdotto lo stop ai diesel Euro 3: l’Emilia Romagna (9,7%) e il Piemonte (10%). Se si analizza la distribuzione delle automobili private diesel Euro 3 o inferiori in termini assoluti, invece, è la Lombardia, con i suoi 587.515 veicoli, a guadagnare il primo posto. Seguono la Campania, con 577.087 auto di questa categoria e la Sicilia (564.591).

IL PARCO VEICOLI – Estendendo l’analisi a tutti i veicoli presenti nell’archivio nazionale della Direzione Generale per la Motorizzazione, sempre stando all’analisi di Facile.it, emerge che in totale i mezzi diesel Euro 3 o inferiori ancora regolarmente immatricolati sono più di 8 milioni (8.268.179), pari al 15,8% del parco mezzi italiano potenzialmente circolante mentre, se si guarda al numero totale di veicoli alimentati a diesel (includendo quindi anche gli Euro 4, 5 e 6), i mezzi sono più di 22,3 milioni (il 42,9% del totale).

COSTO RC AUTO – Chi possiede una vettura di questo tipo, secondo gli analisti di Facile.it, è svantaggiato anche per il costo dell’assicurazione. Prendendo in considerazione due modelli uguali, infatti, emerge che assicurare l’auto più inquinante risulta superiore di oltre il 10% rispetto a quella con emissioni minori (277,81 euro per il diesel Euro 3 contro i 248,88 euro necessari pe il veicolo Euro 6). “Ad incidere sull’Rc auto non è, di per sé, la classe ambientale di appartenenza del veicolo quanto piuttosto la sua anzianità”, spiega Diego Palano, responsabile BU assicurazioni di Facile.it. “Le auto diesel Euro 3 o inferiori, ormai da anni fuori produzione, hanno un’età media decisamente più alta rispetto a quella dei nuovi Euro 6 e per questo le compagnie assicurative applicano premi più cari”.

Arriva il tetto per le telefonate all’estero

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Via libera definitivo dal Parlamento Europeo al pacchetto tlc, che fissa un tetto per le chiamate telefoniche all’interno dell’Ue. Nell’Unione, spiega l’Europarlamento dopo che il pacchetto è stato approvato dalla plenaria a Strasburgo, ci sarà un tetto massimo di 19 centesimi al minuto per chiamate transfrontaliere e di 6 centesimi per sms, a partire dal 15 maggio 2019.

Il Parlamento Europeo ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto a giugno con i ministri Ue (Consiglio) sul Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (Eecc nel gergo comunitario) con 584 voti a favore, 42 voti contrari e 50 astensioni e sull’Organismo dei Regolatori europei delle Comunicazioni Elettroniche (Berec) con 590 voti a favore, 63 voti contrari e 23 astensioni.

Le nuove norme offriranno ai cittadini la connettività ad alta velocità e renderanno le chiamate sicure e accessibili all’interno dell’Ue, garantendo al contempo la necessaria prevedibilità per gli operatori di telecomunicazioni per stimolare gli investimenti nella rete internet ad alta velocità.

La normativa, inoltre, protegge meglio gli utenti di smartphone, compresi gli utenti di servizi basati sul web (Skype, WhatsApp, eccetera) e rafforza i requisiti di sicurezza, inclusa la crittografia. Introduce il diritto di conservare il proprio numero di telefono fino a un mese dalla rescissione del contratto e il diritto al rimborso del credito prepagato non utilizzato al momento della risoluzione del contratto, nonché un indennizzo in caso di ritardo o abuso nel passaggio a un altro operatore.

Infine, gli Stati membri dovranno facilitare l’introduzione del 5G, mettendo a disposizione uno spettro adeguato entro il 2020, al fine di raggiungere l’obiettivo della ’Roadmap Ue 5G’ di avere una rete 5G in almeno una delle principali città di ogni Paese dell’Ue entro il 2020. In caso di grave emergenza o catastrofe, inoltre, i cittadini colpiti potranno essere avvisati tramite sms o applicazioni mobili. Gli Stati membri avranno 3 anni e mezzo di tempo per mettere in funzione il sistema dopo l’entrata in vigore della direttiva.

Per raggiungere il livello di investimenti nelle infrastrutture e nelle reti 5G necessario a soddisfare le esigenze di connettività, la nuova legislazione offre una maggiore prevedibilità degli investimenti e promuove la condivisione dei rischi e dei costi tra gli operatori di telecomunicazioni. Per la relatrice Pilar del Castillo Vera (Ppe, Spagna) “il Codice offre agli operatori un ambiente di investimento più prevedibile, fondamentale per sviluppare le comunicazioni 5G”. Secondo la relatrice Dita Charanzová (Alde, Repubblica Ceca) “le telefonate più economiche sono una vittoria per tutti i cittadini dell’Ue e il codice offre una maggiore protezione per tutti i consumatori dell’Ue”. Per il relatore Evžen Tošenovský (Ecr, Repubblica Ceca) “le nuove norme che disciplinano il Berec consentiranno di assumere le nuove responsabilità che gli sono state affidate dalle nuove norme in materia di telecomunicazioni”.

Dopo l’approvazione formale del Consiglio, gli Stati membri avranno due anni di tempo per adottare la legislazione nazionale di attuazione della direttiva. I massimali tariffari entreranno in vigore il 15 maggio 2019.

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15 Novembre 2018