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INCANTESIMI E SORTILEGI

«Salagadula megicabula biddibi-boddibi-bu, mettile insieme e che accade laggiù? Biddibi-boddibi-bu».

Dite la verità, lo avete letto cantando, non è così?

Quando pensiamo ad incantesimi e sortilegi, è difficile non tornare col pensiero alle storie che ci hanno raccontato da piccoli, come quelle di Cenerentola, di Re Artù e del più moderno Harry Potter.

Del resto, il mondo della magia ha sempre affascinato l’essere umano, tanto nella sua età infantile, quanto in quella adulta.

Vediamo, oggi, qual’è il significato reale di incantesimo e di sortilegio, e qual è la loro storia.

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«Bibbidi-bobbidi-bu», dal cartone Disney “Cenerentola”

La magia è una parte essenziale di noi, è inscritta profondamente nel nostro essere. E non mi riferisco, qui, a gesta straordinarie o ad eventi inspiegabili. Penso a tutte quelle situazioni in cui l’uomo rimane incantato e rapito, come dinanzi a un tramonto, alla nascita di un figlio, allo sbocciare dell’amore. Magia è tutto ciò che ci estranea dal mondo reale, per trasportarci oltre. Incantesimo e incanto, infatti, hanno la stessa radice.

Dal punto di vista etimologico la parola INCANTESIMO deriva da latino incantare, che significa «cantare formule magiche». L’incantesimo prevede, dunque, l’uso della voce per recitare parole, cantilene, formule.

Ogni tradizione ha i propri rituali scaramantici, accompagnati da formule ripetitive – spesso in rima – alle quali sono riconosciuti “poteri” taumaturgici o di altra specie. Senza andare troppo indietro nel tempo, esaminiamo i nostri gesti quotidiani: chi di noi è esente da gesti ripetitivi, da formule propiziatorie o non porta con sé, ad esempio, un amuleto portafortuna? L’incantesimo, infatti, oltre che dalle parole può essere veicolato da strumenti dedicati a tale scopo, come talismani, bacchette magiche, sigilli e quant’altro.

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amuleto portafortuna

Inizialmente, l’antica arte degli incantesimi era semplicemente volta a “manifestare”. Le streghe, ad esempio, non facevano altro che far emergere dal profondo della loro anima, quella scintilla di amore in grado di aiutare il prossimo. La Scienza stessa, oggi, riconosce il grande potere dell’agire consapevole. E se, per lungo tempo, gli incantesimi sono stati usati per modificare o creare la realtà materiale, in seguito il loro potere si è esteso alla sfera spirituale, colmando di meraviglia e di sacro la vita delle persone.

Quanto al SORTILEGIO, il termine viene dal latino medievale sortilegium, a sua volta derivante dal classico sortilegus, che era l’indovino che praticava la divinazione per mezzo dell’estrazione a sorte. Sortilegio, infatti, è una parola composta da sortem (= sorte) e lego (= leggere); dunque “leggere la sorte”.

Come possiamo vedere, l’etimologia ci riporta al significato autentico ed originale del termine stesso, prima che questo assumesse delle connotazioni totalmente falsate. Nell’immaginario collettivo, ancora oggi la parola sortilegio fa pensare a riti di stregoneria o magia nera, volti a contrastare il libero arbitrio dell’essere umano, nel migliore dei casi.

In realtà, il sortilegio era una pratica divinatoria consistente nell’estrazione a sorte di simboli, oggetti o frasi che, in seguito, l’indovino (= sortilego) interpretava. Questa pratica oggi si chiama CLEROMANZIA ( dal greco kleros, “sorte” e manteia, “indovinare”), che designa qualunque forma di divinazione il cui responso sia determinato da mezzi cosiddetti casuali, come ad esempio il lancio dei dadi, l’estrazione a sorte di oggetti o frasi che si presuppone possano rivelare una volontà trascendente.

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Sortilegio con ossa di animale

Per leggere le sorti, gli antichi Romani utilizzavano pietre, ossicini o bastoncelli chiamati, appunto sortes. La parola sorte diventa, così, sinonimo di destino. Inoltre, l’utilizzo di questi oggetti manifesta la concezione animistica di quel popolo: essi erano consapevoli che la natura è abitata da forze intelligenti e che l’uomo può entrarvi in comunicazione.

La parola arriva solo in un secondo momento, ma per indicare rituali appartenenti all’ambito della magia; nulla a che vedere con la divinazione, dunque.

Il sortilegio assume, così, una connotazione magica, e viene praticato in ambito religioso da sacerdoti o sciamani con il fine di imporre sulle persone – consapevoli o ignare – un effetto benefico o malefico.

Abbiamo molte testimonianze di formule antiche per il dominio sulle persone scritti su tavolette d’argilla e papiri, rinvenuti in Babilonia e in Egitto.

Pensiamo anche al Vudù (parola di origine africana che, letteralmente, significa “spirito” o “divinità”), nelle cui pratiche vengono utilizzati oggetti appartenuti alla persona (sangue, capelli, unghie). Ma, anche in questo caso, bisogna conoscere bene la storia perché, contrariamente a quanto si pensa, il Vudù non è legato solo alla magia nera ma è una vera e propria religione, con un suo codice morale e una sua cosmologia.

Del resto anche la maledizione e la benedizione rientrano nel gruppo dei sortilegi, e la loro azione è puramente mentale.

Benedire (bene – dire) o maledire (male – dire): chi di noi non lo ha mai fatto?

Come dico sempre, è solo una questione di consapevolezza.

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Data:

10 Febbraio 2024