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Indonesia: la terra torna a tremare

La terra ha tremato nella notte del 15 dicembre in Indonesia. L’epicentro è stato calcolato a 200 chilometri da Giacarta, dove la scossa è stata avvertita per 20 secondi. Il terremoto, di magnitudo 6.5, ha provocato numerosi feriti e si sono registrati al momento due morti. Accertati ingenti danni sugli edifici: tantissimi sono stati i crolli di case. Le zone più colpite sono Tasikmalaya, Pangandaran e Ciamis, nell’ovest di Giava. La gente proveniente da quei paesi, situati nelle zone costiere, ha lasciato le sue case e temendo uno tsunami si è riversata nelle aree al di sopra del livello del mare. Ricordiamo che “uno Tsunami è un muro di acqua alto come tre piani di un edificio, creato da una scossa tellurica sottomarina di magnitudo che si aggirò intorno agli 8.9, al largo della costa dell’isola indonesiana di Sumatra nel 2004. Arrivò silenzioso, senza preavviso, senza che la gente avesse avuto il tempo di reagire e lasciarsi alle sue spalle scenari di una devastazione senza paragoni. Il mare aveva restituito senza tregua cadaveri successivamente ammassati lungo le coste di isole, una volta paradisiache, trasformatesi in obitori a cielo aperto, con l’aria umida impregnata del fetore della morte”.

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Formata da un arcipelago di isole nel Sudest asiatico, l’Indonesia è al quarto posto tra i Paesi più popolosi del mondo. Pur essendo per gran parte una nazione prospera, e nonostante i notevoli progressi degli ultimi anni, il Paese continua ad essere caratterizzato da profonde disuguaglianze e martoriato da catastrofi naturali come terremoti, inondazioni, tsunami, siccità ed eruzioni vulcaniche. Sono stati pertanto avviati piani di emergenza internazionali efficaci per ridurre l’impatto dei disastri naturali. La pianificazione dei primi interventi si attua grazie alle informazioni fornite dalle Rappresentanze diplomatiche e consolari e dalla Protezione Civile. Vengono, inoltre, date istruzioni alle Ambasciate di inviare immediatamente personale qualificato nei luoghi colpiti, dove vengono subito creati punti di raccordo e uffici di collegamento per l’assistenza dei connazionali e per la conduzione delle operazioni di evacuazione. Le operazioni di soccorso vengono pianificate in stretto coordinamento con le Unità di Crisi dei Paesi maggiormente interessati.

Data:

17 Dicembre 2017