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Indonesia, tsunami sulle spiagge: 20 morti e 165 feriti

Indonesia, tsunami sulle spiagge: 20 morti e 165 feriti

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Tsunami colpisce le spiagge in Indonesia vicine allo Stretto di Sonda. Almeno 20 persone sono morte, mentre 165 sarebbero i feriti, ma il bilancio è ancora in aggiornamento. Lo riferisce l’Agenzia nazionale di controllo sui disastri che ipotizza che sia stato innescato dall’attività del vulcano Krakatoa. “Due persone sono ancora disperse e molti edifici sono stati danneggiati” twitta il loro portavoce Sutopo Purwo Nugroho, aggiungendo che il numero delle vittime potrebbe aumentare. Lo Stretto di Sonda separa le isole di Giava e Sumatra. Tra le aree turistiche più colpite la zona di Banten.

Shutdown Usa, niente accordo

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Nessuna soluzione rapida in vista per il parziale ’shutdown’ del governo. Il Senato Usa ha aggiornato i lavori e al momento non è in programma alcuna convocazione fino ad almeno il 27 dicembre. I leader del Congresso non hanno dato segnali di voler superare lo stallo sulla questione dei finanziamenti per il Muro al confine col Messico, voluto dal presidente Donald Trump. Secondo i media Usa, è sempre più probabile che lo shutdown possa protrarsi durante il Natale e fino al Capodanno.

Il presidente Donald Trump non cederà sulla questione del Muro al confine col Messico, per il quale chiede un finanziamento di 5 miliardi di dollari. E’ quanto hanno riferito esponenti della Casa Bianca ai giornalisti, secondo quanto riporta il New York Times. Non sembra esserci quindi una via d’uscita dallo stallo che si è creato al Congresso tra repubblicani e democratici e che ha portato al parziale ’shutdown’ della attività del governo federale.
Subito dopo la mezzanotte di venerdì a Washington, le 6 in Italia, è scattato il blocco di un quarto delle attività federali per mancanza di fondi a causa dello stallo al Senato sulla legge di bilancio. Il nodo resta i cinque miliardi di dollari chiesti dal presidente Donald Trump per finanziare la costruzione del muro al confine con il Messico e fortemente osteggiato dai democratici.

Nove dipartimenti a livello di governo e decine di agenzie, tra cui quelle che gestiscono la sicurezza interna, le forze dell’ordine, la raccolta delle tasse, i trasporti e i parchi nazionali saranno interessati dalla chiusura. E circa 800mila dipendenti federali dovranno interrompere il loro lavoro e non saranno pagati. Il presidente Donald Trump, che ha rinunciato alle vacanze di Natale mentre la first lady Melania e il figlio minore Barron sono volati a Mar-a-Lago, in un video pubblicato su Twitter ha accusato i democratici di non volere la sicurezza del Paese. “Speriamo che non duri a lungo”, ha dichiarato.

Missione in Libia per Conte
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Missione in Libia domani per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti libiche, il premier volerà prima a Tripoli, dove vedrà il capo del Consiglio presidenziale libico Fayez Serraj ed il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled al Mishri. Poi, Conte andrà a Bengasi per un incontro con il generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk.

Nei giorni scorsi si era parlato di un possibile incontro tra Conte, Serraj ed Haftar a Roma o a Bruxelles – dove il premier si trovava per il vertice europeo – seguito di quello del 13 novembre a margine della conferenza di Palermo, ma l’ipotesi non si era poi concretizzata.
L’incontro tra il premier Conte, da lui stesso annunciato in un’intervista, Haftar e Serraj era visto con perplessità a Tripoli. “Semmai ci fosse stato, era chiaro già in anticipo che non sarebbe venuto fuori nulla – dice all’Adnkronos Ashraf Shah, ex membro del dialogo politico libico da cui è nato l’accordo di Skhirat – perché nessuno ha da dare nulla all’altro, come era già chiaro alla conferenza di Palermo”.

“Un nuovo incontro a tre non sarebbe andato bene a Serraj – prosegue – perché, dopo le violenze di settembre ed il rimpasto di governo, la sua posizione adesso è più forte ed un altro faccia a faccia con Haftar sarebbe stato visto con sospetto dall’ovest della Libia”. Secondo Shah, il generale “ha commesso un grave errore nei mesi scorsi, quando ha conquistato la mezzaluna petrolifera ed è poi stato costretto a ritirarsi: internamente ha perso forza, perché ha dimostrato di non poter resistere alle pressioni delle potenze occidentali”.

Poi, ricostruisce ancora l’esponente libico, “a Palermo ha cercato di riprendere forza e con la visita a Roma delle settimane scorse ha cercato di guadagnare ulteriore legittimità”. “Ma tutti questi incontri – chiosa Shah – servono più all’Italia per far vedere di avere ripreso in mano il dossier Libia e di averlo tolto ai francesi”.

Gilet gialli, caos alla frontiera con l’Italia

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Dalla frontiera di Ventimiglia e Parigi la protesta dei gilet gialli si allarga anche a Bruxelles, dove un centinaio di manifestanti è sceso in piazza. Nel corso delle manifestazioni ci sono stati due arresti: una delle due persone – è stato precisato – è stata fermata per aggressione ad un agente.

Il blocco dei gilet gialli continua a rallentare il traffico in entrata in Francia dall’autostrada Genova-Ventimiglia. La protesta si è spostata dal casello di Ventimiglia a quello di La Turbie, dove un centinaio di manifestanti blocca l’ingresso dei mezzi pesanti provocando un paio di chilometri di incolonnamento. Le automobili vengono invece fatte passare.

Continuano anche le proteste a Parigi. Tre sono stati i fermi della polizia sui controlli effettuati sui manifestanti a Montmartre. A darne notizia è la stampa locale. Femato anche uno dei leader della protesta, Eric Drouet. E’ sospettato di organizzazione illecita di una manifestazione in luogo pubblico, porto d’armi non autorizzato e partecipazione ad un gruppo allo scopo di compiere violenze. Il luogo del raduno, tenuto segreto, era stato annunciato questa mattina alle 9 su Facebook, appunto da Drouet. Un appello a manifestare in prossimità di Versailles era stato invece lanciato per depistare polizia e giornalisti, scrive Bfmtv.

Sono circa 800 in tutto, secondo la prefettura di Parigi, i gilet gialli che si sono riuniti per manifestare nella capitale. La situazione è tranquilla sugli Champs-Elysées dove – diversamente da quanto accaduto nelle ultime proteste del sabato – il traffico scorre normalmente in presenza di pochi manifestanti. Quasi tutti i negozi sono aperti, così come i locali che hanno allestito le terrazze esterne.

Di ieri sera è invece la notizia di una nuova vittima, la decima dall’inizio delle proteste. Secondo le informazioni del quotidiano regionale L’indépendant, un automobilista è morto in serata in seguito a un incidente stradale causato da un blocco un dei manifestanti a Perpignan, nei Pirenei Orientali a sud-ovest della Francia. L’uomo di 36 anni stava guidando sulla D900 verso la A9 quando ha tamponato un camion fermo dietro a diversi veicoli bloccati da un gruppo di gilet gialli intorno alle 23:30 al casello autostradale. Tre manifestanti hanno cercato di salvarlo, ma l’uomo è morto circa 15 minuti dopo a causa delle ferite. Quando si è verificato lo scontro, il camion era fermo con le quattro frecce accese, secondo France Bleu Roussillon. L’autista stava parlando con i manifestanti quando l’auto è arrivata ad alta velocità, come dimostrano anche le condizioni del veicolo. “Il conducente del tir è rimasto sul posto aspettando l’arrivo della polizia, contrariamente alle persone che bloccavano la strada e che sono fuggite”, ha affermato il procuratore di Perpignan,Jean-Jacques Fagni, aggiungendo che sono rimaste sul posto anche “due o tre gilet gialli, sotto shock”.

E ancora ieri, alla vigilia di un nuovo giorno di mobilitazione, il Senato francese aveva intanto adottato le misure di emergenza economica e sociale in risposta alla crisi. Il disegno di legge, votato per alzata di mano, riflette alcuni degli annunci fatti dal presidente Emmanuel Macron: esenzione fiscale degli straordinari, prolungata esenzione dall’aumento del CSG per i pensionati e possibilità per le società di pagare un “premio” eccezionale “di 1.000 euro, esente da ogni contributo sociale e dall’imposta sul reddito, ai loro impiegati pagati fino a 3.600 euro. Non ci sarà alcun rinvio a priori al Consiglio costituzionale e il testo dovrebbe essere promulgato rapidamente, per l’attuazione all’inizio del 2019. Il ministro laburista Muriel Pénicaud ha elogiato lo “spirito di responsabilità” dei senatori, così come la loro “volontà di partecipare al rapido ripristino di un clima di pacificazione” nel paese.

Liberato cargo italiano sequestrato da 4 clandestini

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E’ stata liberata nella notte dalle forze speciali britanniche la nave italiana portacontainer Grande Tema della Grimaldi Lines sequestrata per alcune ore da quattro clandestini armati di barre di ferro. Lo ha comunicato in una nota la polizia di Essex: “Abbiamo ora tratto in salvo la nave nell’Estuario del Tamigi. Quattro uomini sono stati arrestati in base all’’Immigration Act’, si legge. Il cargo è stato messo al sicuro poco dopo le 23 di venerdì 21 dicembre” ed è stato portato nel porto di Tilbury.

A bordo della nave, in viaggio da Lagos in Nigeria a Tilbury, nell’Essex, c’erano 27 membri dell’equipaggio e nessuno è rimasto ferito. In base alle prime informazioni, i quattro clandestini erano stati scoperti qualche giorno prima e chiusi in una cabina. All’altezza dell’Estuario del Tamigi, sono però riusciti a liberarsi e hanno minacciato il comandante chiedendo di navigare molto vicino alla costa, probabilmente per poter saltare giù e raggiungere l’Inghilterra a nuoto.

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23 Dicembre 2018