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“Infettata da Hiv in laboratorio”, studentessa fa causa a 2 atenei

“Infettata da Hiv in laboratorio”, studentessa fa causa a 2 atenei

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Scopre di aver contratto l’Hiv probabilmente nel laboratorio dove stava effettuando degli esperimenti per la tesi di laurea: ora chiede giustizia. Protagonista di questa vicenda una studentessa universitaria che chiameremo Federica: stava preparando la tesi in un laboratorio, e stava lavorando per un ateneo italiano e uno straniero quando, facendo delle analisi per donare il sangue, ha scoperto di aver contratto il virus dell’Aids e le è crollato il mondo addosso.

“La studentessa si trovava in un laboratorio per compiere degli esperimenti che coinvolgevano appunto due università – spiega all’AdnKronos il legale di Federica, l’avvocato Antonio Serpetti – e si è trovata a utilizzare alcune parti inattivate di virus Hiv, che, secondo la tesi sostenuta dai nostri esperti virologi, si sono ricombinate trasformandosi in infettanti, determinando il contagio della ragazza. Voglio sottolineare – precisa – che siamo nella fase iniziale dell’iter, quindi le nostre valutazioni, seppur di altissimo livello, dato che le analisi sono state effettuate la laboratori molto prestigiosi, sono pur sempre valutazioni di parte. Ora spetta al giudice nominare un perito che effettuerà ulteriori valutazioni e quindi potrebbero ipoteticamente anche determinare un’impostazione diversa”. “E’ molto importante per me e per la mia assistita, e anche per la controparte – sottolinea ancora il legale – far presente che in questo momento non c’è nessuna verità processuale. C’è un’ipotesi molto forte, c’è una tesi, sostenuta a mio avviso da una documentazione inoppugnabile, che è al vaglio dell’autorità giudiziaria. Mi aspetto una risposta dal tribunale di Padova, area competente, nel giro di qualche mese, direi per l’anno venturo”.

“Sono profondamente convinto, per gli elementi scientifici raccolti, che il virus che ha colpito Federica non è un virus che circola tra la popolazione – continua Serpetti -. E’ un virus di laboratorio, dato che la struttura genetica, a quanto ci risulta, è appunto di natura laboratoristica. Non può averlo contratto in altro modo se non in laboratorio, perché non è possibile trovarlo fuori. La ragazza lavorava su particelle virali parziali, con materiale genetico parcellizzato, quindi non doveva essere infettante”. “Cosa è accaduto? Saranno le indagini a fare luce sulla vicenda. Sta di fatto che la mia cliente si è infettata – conclude l’avvocato – ed è profondamente provata e sofferente, anche se sono passati 5 anni dalla scoperta. La sua vita è stata stravolta”.

Bari, asportato tumore ovarico di 20 chili

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Il reparto di Ginecologia Oncologica dell’Ospedale ecclesiastico ’Miulli’ di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, ha effettuato con successo un intervento chirurgico particolarmente delicato di citoriduzione addominale, con asportazione di un tumore ovarico di circa 20 chilogrammi. La paziente è una giovane donna giunta all’attenzione dell’ambulatorio correlato per distensione e senso di peso addominale da diversi mesi. I medici dell’ospedale hanno eseguito una tac che ha messo in evidenza una voluminosa massa addominale.

In considerazione di tale quadro clinico la paziente è stata sottoposta a un particolare intervento chirurgico, con asportazione di un tumore ovarico di grandi proporzioni che ha raggiunto il peso addirittura di 20 chilogrammi. L’intervento è stato eseguito dal Vito Carone e Luca Leone, entrambi medici della Unità operativa di Ginecologia Oncologica diretta da Francesco Legge, e si sono avvalsi del contribuito di Ivana Brunetti, di Medicina Perioperatoria del Miulli diretta da Vito Delmonte. La paziente è stata dimessa in tempi brevi, dopo la 4° giornata post operatoria, ed è in buone condizioni di salute. L’intervento “ribadisce l’importanza per tutte le donne di eseguire regolari visite di controllo, in particolare qualora venga riscontrato un aumento della circonferenza addominale”, spiega l’ospedale ecclesiastico. “Tale precauzione diviene ancor più determinante in presenza di una storia personale o familiare legata a tumori dell’ovaio o della mammella”.

Soldatessa suicida a Roma, ha lasciato lettera di 15 pagine

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Ha lasciato una lettera di 15 pagine per spiegare i motivi del suo tragico gesto la soldatessa di 30 anni che questa mattina si è suicidata con un colpo di pistola d’ordinanza al petto nei bagni della stazione metropolitana Flaminio a Roma. All’origine ci sarebbero ragioni personali.

La lettera è ora al vaglio del pm e del procuratore aggiunto Nunzia D’Elia che ha aperto un fascicolo in cui, come avviene in questi casi, si ipotizza il reato di istigazione al suicidio. Sul posto questa mattina, oltre il pm di turno della Procura ordinaria, carabinieri e 118, si è recato anche il pm di turno della Procura militare

Caso Regeni, pm Roma: “Torturato più volte”

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Giulio Regeni torturato a più riprese. E’ quanto emerso nell’audizione in commissione parlamentare di inchiesta sull’omicidio del ricercatore friulano, dove oggi sono stati ascoltati il sostituto procuratore Sergio Colaiocco e il procuratore facente funzioni di Roma Michele Prestipino. “L’autopsia eseguita in Italia ha dimostrato che le torture sono avvenute a più riprese, tra il 25 gennaio e il 31 gennaio. L’esame della salma depone per una violenta azione su varie parti del corpo. I medici legali – ha spiegato Colaiocco – hanno riscontrato varie fratture e ferite compatibili con colpi sferrati con calci, pugni, bastoni e mazze. Giulio è morto, presumibilmente il 1 febbraio, per la rottura dell’osso del collo”.

“DEPISTAGGI DA APPARATI EGIZIANI” – Sempre dalla stessa audizione è emerso che ci sarebbero stati quattro depistaggi degli apparati egiziani sulla morte di Giulio Regeni.”Nell’immediatezza dei fatti sono stati fabbricati dei falsi per depistare le indagini. In primis l’autopsia svolta al Cairo che fa ritenere il decesso legato a traumi compatibili con un incidente stradale. Un altro depistaggio – ha spiegato Colaiocco – è stato quello di collegare la morte di Giulio a un movente sessuale con Regeni che viene fatto ritrovare nudo. Esistono poi, altri due più rilevanti tentativi di sviare le indagini”.

Il primo alla vigilia della trasferta dei pm romani del 14 marzo del 2016. “Due giorni prima un ingegnere parla alla tv egiziana raccontando di avere visto Regeni litigare con uno straniero dietro al consolato italiano e fissa alle 17 del 24 gennaio l’evento. E’ tuttavia emerso – ha spiegato il pm – che il racconto è falso e ciò è dimostrato dal traffico telefonico dell’ingegnere che era a chilometri di distanza dal consolato e sia dal fatto che Giulio a quell’ora stava guardando un film su internet a casa”.

“L’uomo, che ha messo in atto il tentativo di depistaggio, ha ammesso di avere ricevuto quelle istruzioni da un ufficiale della Sicurezza nazionale che faceva parte del team investigativo congiunto italo egiziano. Un depistaggio voluto per tutelare, come ha raccontato l’ingegnere, l’immagine dell’Egitto e incolpare stranieri per la morte di Regeni. Su questo episodio – ha spiegato Colaiocco- non ci risulta che la Procura del Cairo abbia mai incriminato nessuno. Il quarto tentativo di depistaggio è legato invece all’uccisione di cinque appartenenti a una banda criminale morti nel corso di uno scontro a fuoco. Per gli inquirenti egiziani era stati loro gli autori dell’omicidio”.

Doping, Andrea Iannone positivo e sospeso dalla Fim

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Andrea Iannone è stato sospeso provvisoriamente dalla Federazione internazionale motociclismo dopo essere risultato positivo a un controllo antidoping. Lo rende noto la Fim in un comunicato. Iannone, trentenne pilota di Vasto che ha corso l’ultima stagione MotoGp con l’Aprilia, è risultato positivo a un controllo effettuato in occasione del Gp della Malesia a Sepang lo scorso 3 novembre. La sostanza incriminata rientra nel gruppo degli steroidi androgeni anabolizzanti vietati dal codice Wada.

La sospensione ha decorrenza da oggi. Iannone ha il diritto di chiedere le controanalisi. Fino a nuova decisione, il pilota abruzzese non potrà più partecipare ad alcuna competizione motociclistica.

“Sono totalmente tranquillo e ci tengo a tranquillizzare i miei tifosi e Aprilia Racing. Mi rendo disponibile a qualunque controanalisi in una vicenda che mi sorprende, anche perché – a ora – non ho ricevuto alcuna comunicazione ufficiale” scrive su Instagram il pilota abruzzese. “Negli anni, e anche in questa stagione, mi sono sottoposto a continui controlli, risultando ovviamente sempre negativo, per questo ho la massima fiducia nella conclusione positiva di questa vicenda”.

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18 Dicembre 2019