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Influenza, è epidemia in tutta Italia

Influenza, è epidemia in tutta Italia

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Brividi, dolore alle ossa e febbre: l’influenza ha ormai iniziato la sua corsa in tutto il Paese e il virus ha messo a letto, finora, più di un milione di italiani. Solo nella settimana dal 9 al 15 dicembre si sono ammalate circa 207.000 persone, per un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 1.099.000 casi. E’ quanto emerge dall’ultimo bollettino Influnet, che segnala come sia “stata superata la soglia che determina l’inizio del periodo epidemico”. L’andamento dell’incidenza, fanno sapere gli esperti dell’Istituto superiore di sanità, è sovrapponibile a quello della scorsa stagione influenzale.

Nella settimana in esame l’incidenza totale è stata pari a 3,43 casi per mille assistiti. Restano più colpiti i bambini al di sotto dei cinque anni, in cui si osserva un’incidenza pari a 9 casi per mille assistiti. Infine Piemonte, Lombardia, provincia autonoma di Trento, Emilia-Romagna, Umbria e Marche sono le regioni dove l’influenza ha colpito di più.

Revenge porn, è allarme: vendetta può colpire chiunque

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“Il revenge porn ha raggiunto, negli ultimi anni, proporzioni allarmanti. I casi di cronaca e gli studi che hanno analizzato il fenomeno della diffusione non consensuale di immagini private a sfondo sessuale a scopo di vendetta evidenziano il rischio di una esposizione generalizzata: nessuno è escluso, dagli adolescenti fino ai rappresentanti delle Istituzioni, passando per personalità pubbliche e per cittadini comuni”. Lo dichiara Roberto De Vita, presidente dell’Osservatorio Cyber Security dell’Eurispes che considerate la rilevanza e la diffusione del fenomeno in constante evoluzione ha deciso di avviare, attraverso l’Osservatorio sulla Cyber Security, un ampio e articolato progetto di ricerca sul tema, il primo in Italia, i cui primi risultati saranno presentati ad inizio 2020.

“Un fenomeno globale – prosegue il presidente dell’osservatorio – che, ancora una volta, dimostra quanto possa essere fragile l’identità nell’ecosistema digitale. Un recentissimo studio statunitense evidenzia come le persone colpite siano quasi 1 su 10, con percentuali ancora più elevate nel caso dei minori. Se a questo aggiungiamo che il 51% delle vittime contempla la possibilità del suicidio, ci rendiamo conto della gravità del problema”.

“Il revenge porn – afferma – è parte di un più ampio fenomeno, la pornografia non consensuale (Ncp), non necessariamente connesso a ’vendette di relazione’ e che attiene alla condivisione/diffusione digitale, senza il consenso della persona ritratta, di immagini di carattere sessuale: immagini riprese consensualmente o volontariamente nel corso di un rapporto sessuale o di un atto sessuale ma destinate a rimanere private o ad essere condivise privatamente; immagini carpite da telecamere nascoste; immagini sottratte da dispositivi elettronici; immagini riprese nel corso di una violenza sessuale”.

Esistono numerosi siti che diffondono la Ncp e incoraggiano i propri utenti a caricare, per vendetta, foto e video intimi dei loro ex partner. È anche frequente che offrano il servizio nell’ambito di forum, dove gli altri utenti hanno la possibilità di postare commenti dispregiativi o volgari nei confronti delle persone ritratte nelle immagini, che nel 90% dei casi sono donne. Secondo uno studio statunitense del 2014, il 50% delle foto intime sono corredate da nome, cognome e link ai profili social personali, il 20% da indirizzi e-mail o numeri di telefono.

Pesanti le conseguenti ripercussioni sul piano lavorativo. Secondo studi di Microsoft e di CareerBuilder, circa l’80% dei datori di lavoro utilizza i motori di ricerca e i social media per raccogliere informazioni sui candidati per i posti di lavoro e, circa il 70% delle volte, ne consegue un’esclusione dovuta ad una cattiva web reputation. Un altro studio del 2019, pubblicato da Cyber Civil Rights Initiative, ha evidenziato come l’8,02% degli adulti intervistati abbia riportato di essere stato vittima di NCP. La maggior parte delle vittime (circa il 70%), ha subìto la condotta dell’attuale partner (31,15%) o di un precedente partner (39,75%).

“I dati riguardanti i minori – prosegue il presidente dell’Osservatorio Cyber Security dell’Eurispes – sono ancora più preoccupanti, anche a causa del crescente uso del sexting. Uno studio condotto nel 2018 in seno alla American Medical Association ha stimato che su 110.380 partecipanti minorenni, rispettivamente il 14,8% e il 27,4% di questi aveva inviato o ricevuto sexts. Inoltre, il 12% aveva inoltrato almeno uno di questi sext senza consenso”.

In molti casi, i minori che hanno inviato le loro foto sono stati costretti o hanno ricevuto forti pressioni in tal senso. In base ad un’indagine condotta dal Massachusetts Aggression Reduction Center, al 58% degli intervistati è capitato di ricevere pressioni per inviare sexts. La maggior parte delle volte questi episodi sono avvenuti nell’ambito di rapporti stretti.

Sul piano normativo, le Filippine sono state tra i primi Stati ad emanare una legge contro il revenge porn, con l’“Anti-Photo and Video Voyeurism Act of 2009″. A seguire, numerosi Stati, in Europa e nel mondo, hanno disciplinato il fenomeno: tra questi figurano Israele (2014), Giappone (2014), Inghilterra e Galles (2015), Scozia (2016), Francia (2016) e 46 Stati Usa (a cui si aggiungono il District of Columbia e Guam). In Italia solo di recente è stata introdotta una disciplina specifica sul revenge porn. All’interno del cosiddetto Codice Rosso, in vigore dal 9 agosto 2019, è stato inserito il nuovo art. 612 – ter c.p., ’Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti’. La pena prevista è la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 5.000 a euro 15.000.

“Da un punto di vista tecnico – rimarca Roberto De Vita –, è possibile avere protezione nei confronti dei fenomeni esposti con una denuncia immediata, che attivi l’assistenza di public e private enforcement, rappresentati rispettivamente da reparti specializzati delle Forze dell’ordine, come la Polizia Postale e delle Comunicazioni, e dai consulenti privati che con questi collaborano. Ad esempio, in caso di sextortion, se si è in possesso delle immagini con le quali si sta venendo ricattati, è possibile rintracciarle ed eliminarle. Peraltro, collaborando con siti come Facebook o YouTube, è possibile fornire le immagini; in tal modo, conoscendo già l’impronta del file, questi sono in grado di impedirne la pubblicazione prima ancora che avvenga”.

I minori sono le vittime più esposte e più vulnerabili: la loro intera vita di relazione è progressivamente strutturata attraverso i social network e costruita attraverso la condivisione di immagini. Un recente report del Dipartimento di Giustizia statunitense ha messo in evidenza come il mercato della pedopornografia si stia sempre più alimentando attraverso le immagini condivise privatamente tra minori stessi e poi diffuse senza il loro consenso, attraverso le immagini rubate ai più giovani o estorte attraverso la sextortion.

Le Iene, troupe liberata dai carabinieri

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’’Dopo oltre due ore di attesa, durante le quali la sicurezza dell’ambasciata della Costa d’Avorio ha sequestrato telecamere e schede e trattenuto la ’Iena’ (Filippo Roma ndr.) e il suo operatore, sono stati fatti entrare due carabinieri. Ora Filippo Roma e Fabrizio Arioli sono stati condotti in caserma, per chiarire i fatti. Mistero sul luogo in cui i due sono stati portati’’. Lo comunica la redazione del ’Le Iene’ sulla sua pagina, dopo che la troupe era stata ’sequestrata’ per qualche ora mentre girava un servizio nell’ambasciata, che si trova in via Guglielmo Saliceto a Roma. Le Iene, già da ieri, stanno facendo il giro delle ambasciate per un’inchiesta sulla tassa rifiuti non pagata. ’’Siamo stati sequestrati per 2 ore, per fortuna i carabinieri ci sono venuti a liberare’’, le poche parole che Filippo Roma ha potuto dire a uno degli operatori che lo attendeva all’esterno dell’ambasciata.

“Filippo Roma e il suo operatore Fabrizio Arioli stavano cercando di intervistare l’ambasciatore della Costa d’Avorio in Italia, per chiedergli di un presunto mancato pagamento della Tari, la tassa sui rifiuti. La sicurezza dell’ambasciata li trattiene all’interno, dopo aver sottratto telecamera, schede e microfoni”, si legge sul sito delle Iene. “Ci hanno di fatto sequestrato all’interno dell’ambasciata della Costa d’Avorio in Italia, hanno fatto sparire telecamera, microfoni e schede e non ci fanno uscire da qui”, raccontava Arioli, raggiunto al telefono mentre era rinchiuso nell’ambasciata da oltre due ore.

“Dopo avere visitato una mezza dozzina di rappresentanze diplomatiche, tra cui quella del Camerun, del Sudan e della Turchia, questa mattina – spiegava – eravamo venuti all’ambasciata della Costa d’Avorio nella speranza di poter incontrare l’ambasciatore. Pare che l’ambasciata di questo paese avesse regolarizzato la sua posizione debitoria, ma non abbiamo fatto in tempo a chiedere spiegazioni. A un certo punto infatti sono arrivati 4 o 5 uomini della sicurezza e ci hanno tolto tutto, spiegando che non potevamo filmare all’interno. Ma non avrebbero alcun potere, perché l’ambasciata è territorio ivoriano. E da qui, dopo averci sequestrato il materiale, non ci fanno uscire, ci stanno trattenendo”.

Prof lo riprende, studente replica: “Mi sto facendo uno spinello”

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In classe con la droga nello zaino. All’insegnante che lo stava riprendendo per la sua distrazione un 16enne ha risposto che si stava “preparando uno spinello”. L’episodio, di cui riferisce in una nota la Compagnia di Spilimbergo, è accaduto ieri, attorno alle 12, all’interno di un istituto superiore di Maniago (Pordenone). Nel corso della lezione di laboratorio, riporta una nota, il prof, notando la distrazione di uno studente lo ha richiamato e il giovane gli ha risposto “che era intento a ’prepararsi uno spinello’”.

L’adolescente a quel punto lo ha buttato via, ma il prof ha scorto nello zaino una sostanza ritenuta “sospetta”. Avvertita immediatamente la presidenza, è stato richiesto l’intervento dei carabinieri di Maniago che, giunti nella sede dell’istituto con una pattuglia, hanno accertato la presenza nello zaino del ragazzo di “31,10 grammi di hashish”. Accompagnato il giovane dai genitori, una successiva perquisizione ha permesso di reperire “un bilancino di precisione, due grinder e una pipa tipo Bong”. I militari dell’Arma hanno quindi sequestrato la sostanza e il materiale rinvenuto e denunciato il giovane alla Procura della Repubblica per i Minori di Trieste con l’ipotesi di “detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio”.

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19 Dicembre 2019