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Inizio d’anno

Tra i mantra che ci accompagneranno per i prossimi giorni, la promessa di non cedere più al ‘dio tabacco’ viaggia di pari passo solo con il tentativo di resistere ai peccati di gola. Potremmo stare ore a snocciolare i dati su quella che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è la seconda causa di mortalità nel mondo. Potremmo ricordare come 6 milioni di persone ogni anno siano vittime di dipendenza dal fumo, e che queste ultime saliranno a 8 milioni entro il 2030; potremmo ribadire come il fumo sia uno dei maggiori fattori di rischio per tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie. Il problema è che ci troviamo di fronte a una delle droghe più difficili da abbandonare, tanto che negli Stati Uniti il 70% dei fumatori dichiara di voler smettere ma solo il 3% ci riesce, e pertanto ogni tentativo di persuasione rischia di essere, nel lungo periodo, disatteso.

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Uno studio della Rockefeller University ha finalmente svelato il meccanismo biochimico che alimenta la schiavitù dalla nicotina.

Gli scienziati si sono concentrati su due aree del cervello molto antiche in termini evolutivi e presenti in tutti i vertebrati, ma finora poco studiate. Si tratta del nucleo interpeduncolare (IPN) e dell’abenula mediale, che partecipano al sistema di conduzione diencefalico dorsale.

Normalmente, queste aree sono capaci di reagire all’insulto da abuso di nicotina ponendo in essere delle misure di autocontrollo. Oltre una certa soglia, infatti, l’abenula invia all’IPN un segnale di avversione che riduce la richiesta della sostanza. Quando il consumo si cronicizza va ad agire su un particolare gruppo di neuroni dell’IPN chiamati Amigo1 i quali, ormai drogati, producono sostanze chimiche che disturbano il segnale di allerta. Pertanto, il segnale “smetti di fumare” non viene più attivato. Si è visto che silenziando i neuroni Amigo1 con tecniche di ingegneria genetica si elimina la dipendenza da nicotina. Questo studio rappresenta un’eccezionale scoperta, ma di qui alla creazione di farmaci per combatterla definitivamente la strada è lunga.

Uno studio europeo ha dimostrato come, ancora una volta, è la natura a prestarci soccorso. Bastano due pomodori al giorno e tre porzioni di frutta fresca per contrastare il declino della funzionalità polmonare in fumatori ed ex fumatori.

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La ricerca è stata condotta presso la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, nell’ambito del progetto di ricerca Ageing Lungs in European Cohorts (ALEC) Study, finanziato dalla Commissione Europea, coordinato dall’Imperial College di Londra e pubblicato sulla rivista European Respiratory Journal.

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Gli esperti hanno coinvolto oltre 650 europei arruolati in Inghilterra, Germania e Norvegia, ex fumatori e non fumatori. Hanno valutato il loro consumo di frutta e verdura con questionari ad hoc e hanno misurato la loro funzione polmonare con esami specifici come la ’spirometria’, sia all’inizio dello studio sia 10 anni dopo, dal 2002 al 2012. I risultati non lasciano dubbi: una dieta quotidiana ricca di pomodori e frutta fresca, specialmente mele, ha contribuito a rallentare il declino della funzione polmonare in particolare degli ex fumatori. Pertanto è emersa l’evidenza che questi cibi contengono qualche molecola capace di riparare i danni polmonari causati dalla nicotina.

La dottoressa Vanessa Garcia-Larsen, autrice dello studio, ha così commentato gli esiti della ricerca: “Questo studio mostra che la dieta potrebbe aiutare a riparare i polmoni danneggiati dal fumo e a rallentare il naturale processo di invecchiamento dei polmoni di tutti. La funzione polmonare comincia a declinare naturalmente intorno ai 30 anni, a velocità variabile a seconda della salute generale dell’individuo. La dieta potrebbe divenire un modo per combattere il crescente aumento di una malattia cronica polmonare molto grave, il disturbo polmonare cronico-ostruttivo, che sta divenendo una minaccia per la salute globale”.

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I dati aggiornati sui danni arrecati dal fumo non sono certo passati inosservati alla Santa Sede, che ha deciso di adottare misure drastiche per la prevenzione e il contenimento della diffusione di nicotina tra i propri dipendenti cessandone la vendita. “Il Santo Padre ha deciso che il Vaticano terminerà la vendita di sigarette ai propri dipendenti a partire dal 2018 – ha comunicato il portavoce Greg Burke – Il motivo è molto semplice: la Santa Sede non può contribuire a un esercizio che danneggia chiaramente la salute delle persone. Nonostante le sigarette vendute ai dipendenti e pensionati del Vaticano a un prezzo scontato siano fonte di reddito per la Santa Sede, nessun profitto può essere legittimo se mette a rischio la vita delle persone” ha ammonito in conclusione il portavoce.

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Cattive notizie anche per il popolo dei convertiti alla sigaretta elettronica, quelli che sperano che ‘svapare’ sia meno pericoloso che tenere una classica ‘bionda’ tra le labbra.

E’ allarme infatti in Francia per la diffusione tra i giovani di un liquido per sigarette elettroniche, il “Buddha blues”, prodotto di sintesi composto al 95% dal principio attivo della cannabis. L’allarme è scattato nella regione di Brest, città portuale della Bretagna, su segnalazione del direttore di un centro di formazione dove alcuni studenti, in seguito all’assunzione della sostanza, mostravano sintomi comuni come allucinazioni e paralisi. I giovani, che avevano acquistato la sostanza per poche decine di euro, sono stati ricoverati in ospedale dopo aver svapato il “Buddha blues”.

cms_8093/7.jpgLa sostanza, che avrebbe effetti simili all’ecstasy, può circolare quasi legalmente in Francia grazie a un vuoto legislativo legato sia al fumo elettronico sia al cannabidiolo, sostanza legale sotto forma di farmaco. Non esistono al momento medicinali di questo tipo nel Paese, pertanto è possibile trovare strade semi-legali per importare il principio attivo.

E mentre le autorità sono impegnate nel sequestro e nello studio della composizione della sostanza, gli stessi rivenditori consigliano di farne un uso limitato a non più di tre volte di seguito, in quanto gli effetti sarebbero istantanei.

Insomma, il problema delle dipendenze – nella più larga accezione, quindi a qualsiasi patologia si faccia riferimento – è che si generano errori e gravi conseguenze quando ci affidiamo al santone improvvisato o al rimedio alternativo che promette la soluzione rapida al nostro problema. Quando sentiamo che l’equilibrio della nostra forza di volontà sta per intraprendere una dura lotta con la biochimica del nostro cervello, bene è il momento di rivolgerci a un esperto. Un medico ha sempre gli strumenti giusti e la prima garanzia sta proprio nell’incapacità di dispensare facili “miracoli”.

Data:

2 Gennaio 2018