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INQUINIAMO ANCHE PER QUELLO CHE MANGIAMO

I mass media sono stati presi di nuovo d’assalto dalle news sul Covid-19: siamo stati catapultati davanti alla seconda ondata di infodemia da coronavirus, che un’altra volta sta monopolizzando la diffusione di informazioni. Mentre ci districhiamo nella lettura di un Dpcm e l’altro, il Parlamento Europeo mercoledì scorso ha deciso di continuare a finanziare gli allevamenti intensivi, fabbriche velenose note anche per la diffusione di infezioni virali, non troppo diverse dal Covid-19. Il sistema degli allevamenti intensivi finirà per condannare a morte l’ambiente oltre che le piccole aziende agricole. Secondo una ricerca di Greenpeace, gli allevamenti intensivi producono il 17% delle emissioni totali dell’intera Unione Europea (emissioni annuali aumentate del 6% tra il 2007 e il 2018), le quali equivalgono a 39 milioni di tonnellate di CO2. Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia dichiara che: “I numeri parlano chiaro: non possiamo evitare le conseguenze peggiori della crisi climatica se a livello politico si continua a difendere a spada tratta la produzione intensiva di carne e latticini.”

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La zootecnica europea emette ogni anno 704 milioni di tonnellate di CO2, includendo emissioni che derivano dalla produzione di mangimi, dalla deforestazione e da altri cambiamenti nell’uso del suolo, emissioni più consistenti numericamente di quelle delle auto e dei furgoni in circolazione. In Italia, la Pianura Padana è inondata da allevamenti intensivi, concentrati soprattutto in Lombardia dove viene allevata la metà dell’intera produzione italiana di maiali. L’allevamento di bestiame in Italia, è al secondo posto fra le cause di smog, tuttavia in Lombardia, o anche in Emilia Romagna, questo dato è ancora più rilevante: secondo uno studio dell’ARPA Lombardia (Agenzia Regionale Per la Protezione Ambientale della Lombardia), gli allevamenti sono responsabili dell’85% delle emissioni di ammoniaca in Lombardia.

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Come un killer silenzioso, l’ammoniaca incrementa il livello di particolato e quindi lo smog nell’aria, causando gravissimi danni alla salute degli uomini e delle donne che abitano nelle zone limitrofe: “I Comuni – precisa ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) – dovrebbero stabilire qual è il numero massimo di allevamenti e capi allevati che è possibile avere sul loro territorio, perché altrimenti i danni si ripercuotono sui cittadini”. Un altro dato allarmante è stato riportato dalla Fao (The Food and Agriculture Organization of the United Nations), secondo la quale un quarto della superficie del Pianeta non ricoperto da acqua (pari all’estensione di Europa e Africa messe insieme), è destinato agli allevamenti, ai campi per produrre mangimi e agli impianti di trasformazione e confezionamento. Serve una svolta consapevole e sostenibile dell’Unione Europea, e non solo, per modificare il modo in cui interagiamo con la natura e per riuscire a preservare la nostra salute, altrimenti sarà sempre più difficile riuscire a raggiungere gli obiettivi definiti nell’Accordo di Parigi sul clima.

Data:

25 Ottobre 2020