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Internet, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

Genitori esasperati e figli sempre più tecno dipendenti. Le cronache giornalistiche riportano ormai con una certa frequenza, casi di vera e propria dipendenza dalla Rete, casi che spesso arrivano anche a gesti estremi come l’omicidio di uno dei genitori che si è permesso l’ardire di proibire l’uso di Internet al proprio figlio. Chiariamo subito che la Rete non è la televisione, e se proibire l’uso della tv può sembrare oggi poca cosa, è perché Internet è qualcosa di più di un semplice passatempo, ma un vero e proprio spazio in cui convivono intrattenimento, gioco, condivisione e molto altro.

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Trovare un giusto compromesso tra genitori e figli su come sia meglio comportarsi di fronte al vissuto online, è un ostico argomento di discussione tra i sociologi e gli esperti del settore. Vietarne semplicemente l’accesso, come spesso accade, non appare un comportamento del tutto saggio da adottare, tenendo conto che ormai nella fascia di età che va tra i 13 e i 17 anni, ovvero i cosiddetti millennials, più del 90% possiede un computer e più del 70% uno smartphone. In casi come questi va da sé che operare un vero e proprio controllo sia alquanto difficoltoso oltre che foriero di suscitare la disapprovazione dei teenager. Molti genitori si accaniscono a operare un vero e proprio controllo sulla lista dei siti visitati, sui messaggi ricevuti sullo smartphone e su cosa fa la propria prole sui social, Facebook in particolare.

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Qualcuno potrebbe tirare in ballo l’uso del cosiddetto parental control, ma paradossalmente sembra che tra i genitori questo strumento sia usato da pochi, come anche i controlli legati alla localizzazione. Ecco allora scattare l’arma della punizione, come per esempio il negare l’accesso ai propri figli alle tecnologie per un certo lasso di tempo. Il gesto della privazione del pc, del tablet o dello smartphone e, di conseguenza, dell’accesso a Internet, viene vissuto dagli adolescenti come uno shock, un’esclusione sociale, un sequestro di persona. Il ragazzo a cui viene negato Internet, diventa una persona soggetta a rapida crisi depressiva, in quanto non potenzialmente in grado di partecipare alle conversazioni del villaggio globale dei social, e dunque un escluso digitale. È questa la conclusione a cui sono giunti gli esperti, che inoltre hanno aggiunto che i social vanno trattati non alla stregua della televisione, ma come spazi di azione sociale in cui le strategie di controllo devono essere più ponderate e, se troppo severe, diventano addirittura controproducenti.

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Padri e madri devono dunque muoversi nei confronti dei loro figli come dei fornitori di indicazioni su come muoversi all’interno della Rete, delle guide sul cammino delle opportunità che Internet può offrire agli adolescenti e illustrare loro adeguate norme comportamentali da tenere online. I social non sono la televisione, appartengono a una categoria ben diversa dai media tradizionali con cui fino a qualche decennio fa ci siamo abituati a relazionarci. La Rete rappresenta un mondo senza apparenti confini, insidioso, ma nello stesso tempo ricco di splendide opportunità. Saperle coglierle è una sfida da affrontare nei prossimi anni. Genitori e figli.

Data:

20 Febbraio 2016