Traduci

Internet, la censura si abbatte su due terzi degli utenti

I social continuano a essere il bersaglio preferito di molti Paesi. Dai dati forniti dal report di Freedom on The Net 2016, un movimento che si batte per la libertà di accesso degli utenti alla rete, risultano essere ben due terzi gli utenti mondiali di internet che vivono in Stati in cui vigono forme di censura o comunque di limitazioni al web.

cms_4965/2.jpg

La censura, perché di questo si tratta, riguarda 65 governi che rappresentano l’88% della popolazione mondiale; esclusa dal rapporto la Corea del Nord evidentemente per la sua politica oltranzista in fatto di comunicazione libera e trasparente. In particolare sono stati 24 nel 2016 i Paesi a bloccare l’accesso ai social in generale, e sempre secondo le stime del rapporto, in 34 Paesi sui 65 presi in esame le condizioni di libertà sul web sembrano si siano aggravate rispetto agli anni precedenti. Il rapporto cita Brasile e Turchia, come esempi negativi, i quali sono passati dallo status di parzialmente liberi a “non liberi”.

cms_4965/3.jpg

Per il secondo anno consecutivo la maglia nera va alla Cina, seguita a ruota da Siria e Iran. Il 2016 dunque è stato ancor di più rispetto ai periodi precedenti, un annus horribilis per i social media. Molti governi hanno imposto limitazioni e ferrei controlli restrittivi non solo sui social network ma anche per quanto riguarda i servizi di messaggistica come Whatsapp. Il 2016 sembra essere stato infatti l’anno in cui i governi autoritari avrebbero scoperto un nuovo nemico nei servizi di messaggistica istantanea, in particolare quelli che proteggono le comunicazioni con la crittografia come appunto WhatsApp.

cms_4965/4.jpg

Nel corso di quest’anno, WhatsApp è stato bloccato in ben 12 paesi, tra cui spiccano Bangladesh, Bahrain ed Etiopia. I dati, confermati dalle notizie provenienti da molti Paesi nelle cronache giornalistiche degli ultimi mesi, raccontano di una rete ormai ben lontana da quell’idea iniziale di strumento di libertà e di emancipazione dei popoli. Internet, nata come strumento di autonomia, vede oggi spesso limitati i suoi confini. La fruizione del web e dei servizi di messaggistica istantanea o social è gravemente e fortemente influenzata da fattori legati alla situazione politica e sociale di ogni singolo Stato.

cms_4965/5.jpgIn molte nazioni infatti una percentuale di utenti quasi vicina al 30%, è costretta a vivere in una realtà dove è altamente probabile finire in guai seri con la giustizia per contenuti pubblicati sui social, oppure solo per aver espresso online un apprezzamento (like) a un contenuto ritenuto dal governo nazionale non idoneo alla politica interna del Paese. La triste realtà di molti Paesi parla di situazioni in cui è possibile venire arrestati per aver pubblicato, condiviso o anche semplicemente messo un like a qualche contenuto sgradito su Facebook. I casi di arresto effettuati dalle forze dell’ordine di queste nazioni per queste ragioni, sono aumentate del 50% rispetto al 2013. Un esempio di condanna esemplare nei confronti degli utenti del web viene dall’Arabia Saudita, dove un uomo è stato condannato a 10 anni di prigione e a 2mila frustate per aver diffuso tesi contrarie alla religione di stato attraverso i suoi tweet.

cms_4965/6.jpeg

Ciò che colpisce è però il raffronto con gli anni passati: la percentuale dei Paesi che impiegano comportamenti simili verso gli utenti della rete è aumentata del 50% dal 2013 a oggi. Vi è, d’altra parte, un gruppo di nazioni che può vivere e fruire del web in tutti i suoi aspetti, in maniera libera e serena, senza paure di censura o di ripercussioni penali. Si tratta di Estonia e Islanda, nelle prime posizioni, e della nostra penisola che, nonostante un punteggio inferiore rispetto al 2015, si situa comunque nel gruppo dei Paesi privilegiati. La censura oggi non riguarda più solo le televisioni o la stampa, ma è estesa e coinvolge anche e soprattutto il web.

cms_4965/7.jpegI governi di tutto il mondo, in particolar modo quelli autoritari, vedono internet come il nemico pubblico numero uno e pertanto usano a mano bassa le armi della censura per imbavagliarne i contenuti e le informazioni trasmesse. Non meraviglia alla fine, e il Report lo evidenzia, che di fronte a questa caccia alle streghe nel web, se ne avvantaggi il cosiddetto deep web, ovvero il lato oscuro e segreto di internet, accessibile a pochi eletti e solo con strumenti ad hoc. In questo luogo dove l’anonimato è assicurato e quasi totale, si scatenano coloro i quali sono censurati invece nella parte emersa del web: nell’illegalità sovrana vi è uno spazio in cui le persone soggette a controllo trovano comunque un modo per comunicare. Internet rischia di trasformarsi da risorsa e strumento di libertà per una piccola minoranza, in una piattaforma dove piuttosto fa rumore il silenzio della maggioranza.

Data:

19 Novembre 2016