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IRAN, UN’ODISSEA CON POCO DI EPICO

Alla fine arrivò. La vendetta dall’Oriente, si intende. Ha anche un nome: “Soleimani Martire”. Consiste in una pioggia di missili partiti dall’Iran, con obiettivo le basi in Iraq che ospitavano militari statunitensi.

Si è arrivati ad un’odissea che di epico, però, ha ben poco. Le vittime, manco a dirlo, non si contano più (già le prime stime si avvicinano alle tre cifre) e men che meno i feriti. I missili erano a corto raggio, per lo più cruise, ma è ancora presto per saltare a conclusioni definitive.

Nel frattempo alti funzionari e capi di stato seguono nelle loro dichiarazioni, tracciando bilanci e guardando alle prossime mosse: le carte, a questo punto, sono tutte scoperte e bisognerà scegliere la mossa giusta per non rischiare di catapultarsi sull’orlo del baratro.

La prima base colpita è a 370 chilometri dal territorio principale, la seconda a 105. Si dice che siano stati utilizzati i Qiam 1 e i Fateh. È da ricercare tra le righe, ma può saltare all’occhio: si vuole chiudere questo round senza aprire il conflitto totale.

Nonostante possa sembrare strano (pardon, straniante), alla fine della fiera si può percepire da ambo i lati anche una precisa volontà: delimitare il perimetro del duello nell’intento di evitare una possibile e successiva escalation. Con la speranza che tutto si risolva per il meglio.

Intanto arrivano altri aggiornamenti, tutt’altro che positivi: ieri mattina è precipitato al suolo un Boeing 737 della Ukraine Airlines dopo il decollo dall’aeroporto internazionale di Teheran, provocando la morte di tutti i 176 passeggeri. Le vittime erano per lo più iraniane, seguite da canadesi, ucraini (principalmente l’equipaggio), svedesi, afgani, tedeschi e britannici.

Anche qui apriti cielo – letteralmente – per le teorie complottiste, prontamente smentite: è stata una tragica fatalità, avvenuta solo per coincidenza in concomitanza con tutto quello che sta succedendo. La causa principale, leggendo le fonti ufficiali, sarebbe da ricercare in un guasto al motore.

Poco prima delle 23 di ieri, infine, le fonti di sicurezza hanno dato notizia della caduta di altri tre razzi Katyusha sulla Green Zone di Baghdad, proprio nelle vicinanze dell’ambasciata americana. Un attacco che non ha provocato vittime, ma che suona come ritorsione a seguito dell’assassinio di Soleimani.

La vita può essere paragonata ad una partita di poker: siedono al tavolo abili giocatori, facce imperscrutabili e scopi ben chiari. Ognuno con le proprie carte in mano, con le proprie strategie in mente e con le mosse da attuare. Il primo potrebbe avere un poker d’assi, ottimo modo per iniziare ma non sufficiente, mentre l’avversario una scala a colore. Ed ecco che la posta in palio cambia fazione. Non tutto, però, termina qui: arriva la scala reale e il tavolo si ribalta completamente. Questa vittoria al gioco chiude la partita.

Lo scacchiere della vita ha tutti i suoi componenti chiari e il destino è in mano ad una sola pedina. Ad una sola mossa, quella che può archiviare il tutto per il meglio. Ad un solo passo dal domani.

Data:

9 Gennaio 2020