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Iraq, liberata Hella Mewis(Altre News)

Iraq, liberata Hella Mewis

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E’ stata liberata dalle forze di sicurezza irachene la tedesca Hella Mewis rapita nei giorni scorsi a Baghdad. Lo ha annunciato il portavoce militare iracheno, generale Yahya Rasool. “Le forze di sicurezza liberano l’attivista tedesca Hella Mewis”, ha twittato Rasool, senza altri dettagli.

Zikra Sarsam, attivista irachena e amica della Mewis, ha confermato all’agenzia tedesca Dpa “di aver avuto delle prime informazioni dal Comando congiunto delle operazioni sulla liberazione di Hella da parte delle forze di sicurezza”.

Hella Mewis era stata rapita lunedì sera da uomini armati lungo la frequentata Abu Nawas Street, vicino al collettivo Bait Tarkib che promuove l’arte tra i giovani iracheni. Nata a Berlino, viveva a Baghdad da molti anni.

Iran, volo di linea intercettato da caccia Usa: Teheran protesta

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L’Iran protesta con gli Usa tramite l’ambasciata della Svizzera a Teheran, che cura gli interessi americani nella Repubblica Islamica, dopo che un caccia Usa – come confermato dagli americani – si è avvicinato a un aereo di linea dell’iraniana Mahan Air in volo sulla Siria, in un “incidente” che – secondo gli iraniani – ha costretto il pilota a manovre che hanno provocato il panico a bordo, anche con alcuni feriti. “Gli Stati Uniti – fa sapere Teheran, come riporta l’agenzia Tasnim – saranno considerati responsabili per qualsiasi possibile incidente sull’aereo di linea diretto a Beirut”, dove è atterrato il volo per poi rientrare subito a Teheran.

L’Iran ha fatto sapere di aver protestato anche con un messaggio indirizzato al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. “Stiamo indagando sui dettagli di questo incidente – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Abbas Mousavi – e quando le informazioni saranno complete adotteremo le necessarie misure a livello legale e politico”.

Secondo l’agenzia iraniana Fars e l’agenzia ufficiale siriana Sana, il volo della Mahan Air stava sorvolando la zona di al-Tanf, nella Siria orientale, dove si trova una base militare americana, quando è stato avvicinato da due jet e il pilota del volo di linea, ha riferito la tv di Stato iraniana, ha scelto di scendere rapidamente di quota per evitare una possibile collisione. Video diffusi sui social media mostrano alcuni passeggeri che sarebbero feriti. Ma al Washington Post la Croce Rossa libanese ha confermato di non aver evacuato dall’aereo passeggeri feriti.

Il portavoce del Comando centrale americano, Bill Urban, ha confermato che un F-15 Usa, “in missione di routine” nella zona di al-Tanf, ha effettuato “un’ispezione visiva”, una procedura “standard”, di un “aereo passeggeri della Mahan Air a una distanza di sicurezza di circa 1.000 metri” e nel rispetto degli “standard internazionali”. Nelle vicinanze, ha confermato una fonte della Difesa Usa, c’era un secondo aereo americano. La notizia arriva nel mezzo di un crescendo di tensioni tra Washington e Teheran e in passato le forze Usa hanno abbattuto droni iraniani e aperto il fuoco contro forze legate all’Iran nella zona intorno alla base di al-Tanf, che si trova lungo l’autostrada che collega Damasco a Baghdad e Teheran.

Caso Epstein, in vendita le case dell’ex finanziere

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Le dimore a New York e in Florida di Jeffrey Epstein, l’ex finanziere condannato per pedofilia, deceduto in carcere, sono in vendita per un prezzo totale di 110 milioni di dollari. La villa di 7 piani nell’Upper East Side di Manhattan, una delle più grandi case unifamiliari della città, con una superficie di circa 2.600 metri quadri, viene offerta dall’agenzia immobiliare Modlin Group per 88 milioni di dollari. Nell’annuncio, non si fa riferimento all’ex proprietario. La villa da nove camere da letto di fronte al mare a Palm Beach, in Florida è invece in offerta per 22 milioni di dollari, secondo quanto riportano il New York Times e il Wall Street Journal.

Epstein, 66 anni, fu trovato morto lo scorso agosto nella sua cella del carcere di New York, dove era detenuto in attesa del processo per violenze e traffici sessuali. E’ proprio nelle abitazioni di New York e Palm Beach, secondo gli inquirenti, che Epstein attirava ragazze minorenni, alcune perfino 14enni, per coinvolgerle in atti sessuali. L’ex fidanzata e amica di Epstein, Ghislaine Maxwell, è stata recentemente arrestata con le accuse di avere procurato a Esptein alcune delle ragazze minorenni e di aver preso parte lei stessa agli atti sessuali.

Incidente a Mykonos, morta 18enne italiana

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Una 18enne di Perugia è morta a seguito di un incidente stradale mentre si trovava in vacanza con un gruppo di amici sull’isola greca di Mykonos. Secondo le prime ricostruzioni riportate dai media locali, l’auto sulla quale si trovavano i giovani, noleggiata sull’isola, è precipitata in un burrone dopo essersi scontrata con un altro veicolo che viaggiava nella stessa direzione. L’auto si è poi schiantata al suolo dopo un volo di diversi metri.

’Ndrangheta, catturati 6 latitanti tra Argentina, Costa Rica e Albania

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Sono 6 i latitanti di ‘Ndrangheta catturati in tre Paesi di due continenti nell’ambito dell’operazione ’Magma 2007’. A condurla lo Scico della Guardia di Finanza di Roma e il Gico della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, in collaborazione con la Direzione Centrale dei Servizi Antidroga e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

Gli arresti sono stati messi a segno grazie alla cooperazione internazionale di polizia e al progetto I-Can (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), promosso dall’Italia insieme all’Interpol. Quattro latitanti sono stati arrestati in Argentina ed Albania alle 19 di martedì ora italiana, il quinto è stato preso la notte scorsa alle 2.30 in Costa Rica. Inoltre un altro latitante era già stato arrestato ad Elbasan in Albania già il 26 maggio scorso. Tutti erano irreperibili a seguito dell’operazione Magma 2007.

L’operazione ’Magma 2007’ si è conclusa a novembre dello scorso anno con l’esecuzione di 45 misure cautelari per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, detenzione illegale di armi. Le attività investigative, culminate con le ordinanze eseguite il 29 novembre del 2019, hanno permesso di sequestrare circa 400 Kg di cocaina, 30 Kg di hashish, 15 Kg di marijuana, un fucile d’assalto automatico, 3 pistole semiautomatiche, un silenziatore e munizionamento di vario calibro.

Nel dettaglio, le attività investigative hanno consentito di destrutturare completamente la cosca di ‘ndrangheta riconducibile ai Bellocco di Rosarno (Reggio Calabria) e le sue articolazioni extra regionali, arrestando tutti i membri apicali della famiglia, appartenente al “mandamento tirrenico” che operava nella piana di Gioia Tauro, in Emilia Romagna, in Lazio e in Lombardia.

Il gruppo criminale, articolato su più livelli e dotato di elevatissime disponibilità finanziarie, allo scopo di importare la cocaina, aveva individuato in Sud America, in particolare in Argentina e Costarica, fonti di approvvigionamento di ingenti partite di quella sostanza stupefacente da inviare in Italia occultate, per il trasporto navale, in appositi borsoni all’interno di container. Per farlo gli uomini della cosca Bellocco si sono serviti di alcuni emissari che hanno effettuato diversi viaggi in territorio sudamericano, per visionare lo stupefacente e contrattare con i referenti in loco al fine di poter organizzare gli aspetti logistici dell’importazione.

Grazie alla preventiva e tempestiva apertura di un canale di collaborazione tra la Guardia di Finanza di Reggio Calabria e la Gendarmeria Argentina, attraverso un’apposita Rogatoria Internazionale promossa dalla Dda di Reggio Calabria, è stato possibile accertare che proprio a Buenos Aires l’associazione criminale calabrese poteva contare sulla collaborazione di alcuni ’colletti bianchi’ italoargentini, intranei all’organizzazione, disposti ad agevolare la pianificazione degli illeciti traffici e l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina.

In tale contesto, emblematica è la vicenda che riguarda un emissario della cosca Bellocco in Sud America che non solo si limitava alla mera funzione di intermediario nell’ambito degli illeciti traffici, ma si prodigava anche per la risoluzione di questioni estremamente rilevanti che hanno interessato la famiglia di ‘ndrangheta dei Morabito di Africo (Reggio Calabria).

A tal fine, risulta emblematico il coinvolgimento dell’emissario con alcuni componenti della cosca Morabito per far pervenire in territorio uruguaiano una ingente somma di denaro, pari a 50.000 euro, finalizzata a far scarcerare Rocco Morabito, detto ’Tamunga’, arrestato dopo una significativa latitanza e successivamente evaso.

Le catture di oggi evidenziano ulteriormente la linea portata avanti con determinazione dal procuratore Bombardieri e dai suoi magistrati volta a perseguire e sottoporre a giudizio tutti gli indagati compresi quelli che cercano di sottrarsi alle proprie responsabilità penali riparando all’estero. La ricerca dei latitanti è proseguita infatti in questi mesi grazie all’attività coordinata dalla Direzione centrale della polizia criminale, guidata dal Prefetto Rizzi e dal Segretariato Generale dell’Oipc-interpol di Lione, attraverso le unità I-Can dell’Italia, dell’Argentina, dell’Albania e del Costa Rica e il lavoro degli esperti per la Sicurezza italiani in quei Paesi che ha portato al coordinamento dell’esecuzione degli arresti in contemporanea di 4 latitanti in Argentina ed Albania alle 19 di martedì ora italiana più un quinto arrestato la notte scorsa alle 2.30 in Costa Rica.

Sono stati arrestati a Buenos Aires dal locale Interpol, dalla Polizia Federale e dalla Gendarmeria Nacional argentina, coordinati dalla locale Procura: Ferdinando Sarago’, Giovanni Di Pietro e Fabio Pompetti. Sarago’, 79enne nato a Rosarno (Reggio Calabria), è considerato il corriere e uomo di fiducia della ‘Ndrangheta che faceva la spola tra il Sudamerica e la Calabria: a lui si rivolgevano le cosche per le varie necessità operative e per il trasporto di documenti segreti. Ha incontrato in Argentina Carmelo Aglioti (uno dei 45 arrestati a novembre) in occasione di un viaggio finalizzato alla risoluzione di una mancata importazione di droga per conto delle famiglie Pesce e Bellocco.

Giovanni Di Pietro, nato a Roma il 24 giugno 1956, alias Massimo Pertini, residente a Buenos Aires, costituiva il front office fra le cosche italiane e i fornitori sudamericani di droga, occupandosi anche direttamente dell’esportazione delle sostanze stupefacenti. Da un’intercettazione è risultato che abbia informato lo stesso Aglioti di un’indagine a suo carico dell’autorità giudiziaria argentina. Aveva partecipato, nel 1978, al rapimento ad Acireale di Franz Trovato, figlio di un industriale locale, terminato poi con la tragica uccisione del ragazzo dopo ventuno giorni di prigionia a bastonate e con quattro colpi di pistola mentre tentava di fuggire. Nel settembre del 1979 Di Pietro viene arrestato in Argentina per rapina, furto e falsificazione di documenti.

La polizia gli sequestrò una serie di documenti che tiravano in ballo il suo coinvolgimento nella terribile storia di Franz Trovato. Di Pietro non agì da solo, anche se ammise all’Interpol che lo bloccò una seconda volta nel 1990 a Buenos Aires, di esser stato uno dei promotori della banda composta da dieci persone che ideò il sequestro. Quelle persone furono tutte individuate e arrestate. Il 10 maggio 1979 arrivò la sentenza di condanna, confermata in appello il 6 maggio 1981 e resa definitiva dalla Cassazione che il 28 gennaio 1981 respinse il ricorso degli imputati. Due di loro furono condannati all’ergastolo, gli altri a pene pesantissime. Tra di loro c’era Di Pietro, dichiarato colpevole in contumacia. Una volta condannato, però, la sentenza non gli è stata notificata mai. Giovanni Di Pietro ha atteso che il tempo passasse a Buenos Aires. Sono decorsi i 30 anni entro i quali la condanna doveva essere messa in esecuzione.

Fabio Pompetti, nato in Argentina, 54 anni, era un interlocutore privilegiato dello stesso Aglioti e di Francesco Morano, detto Gianfranco, anch’egli arrestato nell’operazione del novembre 2019, perché considerato problem solving man: grazie alla sua rete di relazioni in loco e alle sue indicazioni venivano aggirati i sistemi antiriciclaggio e venivano elusi i controlli doganali. Per anni è stato il portavoce dei fornitori sudamericani nei confronti della ‘Ndrangheta.

Con la colllaborazione dell’Ocn Interpol di San José in Costa Rica è stato arrestato a Jaco’ Franco D’Agapiti, 74enne nato a Velletri, compropietario dell’Hotel Casino Amapola di San Josè de Costa Rica che si era stabilito nel paese sudamericano e fungeva da punto di riferimento per gli esponenti della cosca. Il suo ruolo era quello di agevolare l’ingresso di cocaina in Italia, mettendo a frutto da oltreoceano la fitta rete di contatti e conoscenze e offrendo ospitalità e appoggio logistico agli ‘ndranghetisti, grazie alla disponibilità della struttura alberghiera di sua proprietà.

Arrestato in Albania Bujar Sejdinaj, 61 anni, detto “lo zio”, avamposto della ‘Ndrangheta in quell’area balcanica, ed in particolare della ‘Ndrina Bellocco, catturato a Tirana dal locale Interpol e dalla Polizia albanese. Ha partecipato insieme ad altri all’organizzazione dell’acquisto in Spagna di circa 20 kg di cocaina. I cinque latitanti catturati seguono l’arresto di Adrian Cekini, albanese di 48 anni, avvenuto ad Elbasan in Albania già il 26 maggio scorso. Anche lui si era reso irreperibile a seguito dell’operazione Magma 2007.

L’operazione di oggi, coordinata con il segretariato Generale dell’Oipc-Interpol, le forze di polizia dell’Argentina, dell’Albania e del Costa Rica, testimonia come l’approccio globale alla ‘Ndrangheta, realizzato attraverso il progetto I–Can e la cooperazione internazionale di polizia, sia la strada maestra per combattere una minaccia che in modo silente ha inquinato l’economia di oltre 30 Paesi del mondo e che va contrastata attraverso una potente azione di rete.

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Data:

25 Luglio 2020