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Isis rivendica attacco a soldati italiani: “Colpiti i crociati”

Isis rivendica attacco a soldati italiani: “Colpiti i crociati”

In un comunicato diffuso attraverso l’agenzia di propaganda Amaq, l’Isis ha rivendicato l’attentato di ieri in Iraq, nei pressi di Kirkuk, contro i militari italiani e i peshmerga curdi.

“Con l’aiuto di Dio, soldati del Califfato hanno colpito un veicolo 4X4 con a bordo esponenti della coalizione internazionale crociata ed esponenti dell’antiterrorismo peshmerga nella zona di Kifri, con un ordigno, causando la sua distruzione e ferendo quattro crociati e quattro apostati”, si legge nel comunicato dell’Isis.

“Anche il recente attacco al nostro contingente in Iraq” si legge in una nota, seguita alla riunione che si è tenuta questa sera al Quirinale, del Consiglio Supremo di Difesa, presieduta dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “conferma che il terrorismo transnazionale resta la principale minaccia per l’Italia e per tutta la Comunità Internazionale”. “Il Consiglio – si legge nel testo – ha fatto un punto di situazione sulle principali aree di crisi, con particolare riguardo all’area del Mediterraneo e del Medioriente, e sulla presenza delle Forze Armate nei diversi Teatri Operativi”. “È necessario – spiegano dal Consiglio – continuare a garantire la nostra presenza nelle principali aree di instabilità e contribuire con decisione alle strategie tese a sviluppare un efficace sistema di contrasto comune al fenomeno.

“al-Baghdadi non è morto come hanno detto”, i dubbi di Assad

Bashar al-Assad torna a dirsi scettico rispetto alla ricostruzione degli Stati Uniti sulla morte del leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi e conferma che Damasco non ha avuto alcun ruolo nell’operazione. “Era nelle loro prigioni sotto la loro supervisione e sono stati gli americani a rilasciarlo, non lo avrebbero rilasciato senza un ruolo – ha sostenuto il leader siriano in un’intervista al canale russo Rt rilanciata integralmente oggi dall’agenzia ufficiale siriana Sana – E’ stato addestrato dagli statunitensi per giocare il suo ruolo e non crediamo alla storia recente sulla sua morte. Forse è morto, ma non come è stato detto”.

Per Assad “tutta la storia serviva per ripulire la mano americana” e per non far vedere che è “stata in contatto con i terroristi non solo negli ultimi anni, ma negli ultimi decenni”.

“E’ come nei film di fantascienza quando ti cancellano la memoria – ha sostenuto – Vogliono cancellare la memoria dell’opinione pubblica sul fatto che hanno avuto un collegamento diretto con i terroristi, soprattutto con al-Qaeda, l’Isis e il Fronte al-Nusra”.

“Hanno mostrato Saddam quando è stato catturato. L’esecuzione quando lo hanno giustiziato. Quando hanno ucciso i suoi figli ne hanno mostrato i corpi. Lo stesso è stato per Muammar Gheddafi. Perché – ha ribadito – non hanno mostrato il corpo di bin Laden? Perché non hanno mostrato il corpo di al-Baghdadi?”.

Hong Kong, sostenitore Pechino dato alle fiamme

Un sostenitore di Pechino è stato cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme dopo un litigio con i manifestanti a Hong Kong.

L’uomo, scrive la Bbc, è stato ricoverato in condizioni critiche, così come il manifestante che in precedenza era stato raggiunto da una pallottola della polizia.

Il giovane studente colpito dall’agente era incosciente quando è stato raggiunto dai soccorritori nel distretto di Sai Wan Ho. Online circola da stamane un video in cui si vede un agente sparare a distanza ravvicinata – all’altezza del torace – contro un manifestante, che cade a terra.

I due gravi episodi si situano in una nuova giornata di violente proteste nell’ex colonia britannica passata sotto sovranità cinese. A riaccendere la protesta è stata la morte venerdì di uno studente 22enne caduto dall’alto durante un’operazione di polizia. Scontri fra polizia e manifestanti sono avvenuti in varie parti della città, con lanci di lacrimogeni e uso di proiettili di gomma da parte della polizia. E’ stato fatto uso di gas lacrimogeni anche nel quartiere centrale degli affari, un’eventualità rara nei giorni lavorativi, sottolinea l’emittente britannica.

“La violenza non risolverà i problemi e non farà che portare altra violenza, altre tragedie”. Così il capo del governo di Hong Kong, Carrie Lam, ha reagito agli episodi che hanno segnato le ultime dimostrazioni di studenti, parlando di 60 feriti nella sola giornata di oggi, tra cui lo studente raggiunto da un colpo di arma da fuoco e il “gesto disumano” compiuto ai danni di un uomo cui sono state appiccate le fiamme durante una lite. “Credo che nessuno ad Hong Kong voglia vedere succedere simili tragedie”, ha dichiarato Lam, chiedendo a tutti, indipendentemente dalla posizione politica, di mettere fine agli atti di violenza. Se qualcuno crede che “la crescente violenza generi una pressione che porti a soddisfare le richieste politiche, io dico forte e chiaro qui che questo non avverrà”. “La violenza non fornirà alcuna soluzione ai problemi cui deve far fronte Hong Kong”, ha aggiunto Lam, citata dal ’South China Morning Post’.

Siria, due preti uccisi dall’Isis

Due preti armeni sono stati uccisi in un agguato a Qamishli nella Siria nordorientale. Lo riporta il sito di Armenpress, mentre il Consiglio militare siriano riferisce che i jihadisti dello Stato Islamico (Isis) hanno rivendicato l’attentato. Le vittime sono il pastore della Comunità cattolica armena di Qamishli, padre Hanna Ibrahim (indicato anche come Hovsep Petoyan), e padre Ibrahim Hanna Bido (o Abraham Petoyan). I due stavano viaggiando da Hasakah verso Deir Ezzor quando i terroristi hanno sparato contro la loro auto, uccidendoli. Il diacono Fati Sano, della chiesa di al-Hasakeh, è rimasto ferito.

Morales su Twitter: “Mondo ripudia il Golpe”

“La Bolivia e il mondo sono testimoni del golpe”. All’indomani delle sue dimissioni, l’ormai ex presidente boliviano Evo Morales denuncia su Twitter un golpe ai suoi danni e afferma che la polizia ha un ordine di arresto nei suoi confronti. Mandato di cattura negato dal comandante della polizia boliviana, Yuri Calderon.
“I golpisti che hanno assalito la mia casa e quella di mia sorella, incendiato abitazioni, minacciato di morte ministri e i loro figli, maltrattato una donna sindaco, ora mentono e tentano di incolparmi della violenza che hanno provocato. La Bolivia e il mondo sono testimoni del golpe”, ha scritto oggi Morales.

Morales accusa quindi l’ex presidente e rivale politico Carlos Mesa e il leader del movimento dei comitati civici Luis Fernando Camacho, di essere dei “cospiratori” che “passeranno alla storia come razzisti e golpisti. Che si assumano la responsabilità di pacificare il Paese e garantire la stabilità politica e la coesistenza pacifica del nostro popolo. Il mondo e i patrioti boliviani ripudiano il colpo di stato”, ha aggiunto.

“Denuncio davanti al mondo e al popolo boliviano – si legge in un tweet fissato – che un ufficiale di polizia ha annunciato pubblicamente di aver ricevuto istruzioni per l’esecuzione di un ordine d’arresto illegale contro la mia persona; inoltre gruppi violenti hanno assaltato il mio domicilio. I golpisti hanno distrutto lo stato di diritto”.

Il comandante della polizia boliviana, Yuri Calderon, ha però smentito l’esistenza di un mandato di cattura. “Non abbiamo ordini specifici contro l’ex presidente, suoi collaboratori e ministri – ha detto all’emittente Unitel – Sono stati emessi soltanto ordini contro i presidenti dipartimentali dei tribunali elettorali”.

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12 Novembre 2019