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ISRAELE E LA SOVRANITÀ SUL GOLAN

Israele ha deciso di porre un punto fermo sulle alture del Golan. Ad annunciare un progetto multimilionario è stato proprio il premier israeliano, con l’aspirazione di raddoppiare la popolazione ebraica dell’area. Un programma di edilizia abitativa con nuovi quartieri e maggiore estensione, il Golan come centro principale di energia verde per Israele e per porre fine a questioni, domande e diatribe sulla sovranità delle alture.

Oggi nell’area del Golan vi sono circa 25mila israeliani ed altrettanti drusi di origine siriana. L’area è sotto legislatura israeliana dal 1981, dopo l’occupazione nella guerra dei sei giorni nel 1967. Infine, nel 2019, gli Usa hanno riconosciuto il Golan come parte integrante di Israele.

Le alture hanno un’estensione di circa 1800 km² e toccano Israele, Siria, Libano e Giordania. La terra è stata appunto teatro di conflitti nella guerra dei sei giorni tra Israele e la Siria. La vittoria (quasi lampo) israeliana ha consegnato de facto 1200 km² dell’altopiano montuoso ad Israele, che l’ha occupato militarmente e successivamente annesso in modo unilaterale a sé e non riconosciuto dalle Nazioni Unite.

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Il governo israeliano ha deciso in questi giorni di investire in modo ingente sull’area, per differenti motivi, e per porre un punto fermo sulla propria sovranità sul Golan. Lo stanziamento del governo si aggira intorno al miliardo di shekel (317 milioni di dollari – 285 milioni di euro) per lo sviluppo di tutta l’area.

Nel dettaglio del progetto è sceso il premier Naftali Bennet, in parallelo ad una seduta straordinaria del Consiglio dei ministri tenutasi nel kibbutz Mevo Hama. In primo luogo, il premier ha ricordato il riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità israeliana sul Golan, compresa l’indicazione dell’amministrazione Biden che non intende tornare su quella decisione. Successivamente si è così espresso: “Il Golan non è più in discussione. Ogni persona comprende ormai che occorre preferire alture tranquille, verdi e prosperose sotto Israele che non ogni altra alternativa. […] Vogliamo trasformare il Golan in una zona dinamica e prosperosa, che attragga le giovani coppie“.

Circa la metà dei fondi sarà destinata all’edilizia abitativa. Questa parte di progetto comprende l’estensione con due nuovi quartieri alla città di Katzrin (circa 7mila abitanti) ed in più due nuovi insediamenti ebraici, Assif e Meitar, ciascuno con 2000 alloggi.

Altra fetta degli investimenti sarà orientata al miglioramento della qualità della vita nell’area, con potenziamento dei trasporti e dei servizi sanitari.

Infine, una porzione verrà concentrata per fare del Golan il centro principale di energia verde in Israele.

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Bennett ha poi concluso e motivato questa scelta, sostenuta sia dalla destra che dalla sinistra, per le circostanze della pandemia: “La crisi del Covid ha mostrato a molti israeliani che non è obbligatorio vivere nel centro del Paese e che è possibile anche lavorare da casa”. A tal proposito, il primo ministro ha confermato l’intenzione di dar vita a infrastrutture adeguate rispetto alla lontananza dai luoghi centrali di Israele. “Il Golan non è più in discussione. In Israele c’è un consenso che va dalla destra alla sinistra, ossia che il Golan è nostro”, queste le parole conclusive di Bennet.

Data:

27 Dicembre 2021