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ISRAELE: “LA GUERRA CIVILE PUO’ ASPETTARE”

cms_30096/0.jpgIl primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con una mossa inaspettata, ha compiuto un (ennesimo) dietro front quanto a politica interna: ha infatti reintegrato il ministro della Difesa Yoav Gallant che qualche settimana fa aveva licenziato per la sua contrarietà alla contestata riforma giudiziaria.

“Ci sono state divergenze, anche pesanti, ma ho deciso che Gallant resta nel suo incarico a mantenere la difesa di Israele”, queste le parole del premier in una conferenza stampa incentrata sulla situazione emergenziale di sicurezza, alla luce delle feroci proteste interne e dell’ultimo attentato terroristico compiuto a Tel Aviv, ove a perdere la vita vi è stato anche un italiano, l’avvocato Alessandro Parini. Evidentemente Netanyahu ha bisogno delle capacità di Gallant, dal momento che ha espressamente dichiarato come Israele sia “sotto attacco terroristico”, rassicurando che “il mio governo riporterà la calma e la sicurezza”. Nel frattempo solo due giorni fa sono stati “neutralizzati” due palestinesi definiti “terroristi armati”. Lo scontro è avvenuto in Cisgiordania, nelle vicinanze dell’insediamento ebraico di Elon Moreh e la risposta israeliana sarebbe intervenuta dopo un attacco di fuoco proveniente dai due palestinesi che, secondo fonti di quest’ultimo paese, sarebbero stati identificati per Saud A-Titi e Mohammad Abu Dara, rispettivamente un ufficiale dei servizi di sicurezza nell’Autorità nazionale palestinese (Anp) e un membro delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa.

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La mossa quindi di Netanyahu mira a rinsaldare il governo interno proprio per affrontare pienamente le minacce esterne che, a questo punto, pongono in secondo piano anche una paventata guerra civile. “I nostri nemici farebbero meglio a non sbagliare nel valutarci, il dibattito interno in Israele non ci impedirà di agire contro di loro ovunque e ogni volta che sarà necessario. Tutti noi, senza eccezioni, siamo uniti su questo”, ha proseguito nella riunione del gabinetto di sicurezza convocata con urgenza. L’invito all’unità verso un nemico comune esterno è stato ribadito anche dall’oppositore centrista Yair Lapid che, ha dichiarato, “quando si tratta di sicurezza non ci sono né opposizione né coalizione nello stato di Israele: resteremo uniti contro ogni nemico e l’opposizione darà pieno appoggio al governo per una severa risposta ad opera delle Forze di Difesa e dei servizi di sicurezza”.

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David Brinn, nel Jerusalem Post in un articolo dello scorso 8 aprile, con riferimento alle ultime violenze perpetrate dai palestinesi sul Monte del Tempio, ai razzi lanciati da Gaza e dal Libano contro le comunità israeliane del nord, all’attentato della Valle del Giordano in cui sono rimaste uccise due sorelle e ridotto in fin di vita la madre, ha scritto che “possiamo batterci fra di noi quanto vogliamo, ma alla fine il vero nemico è alle nostre porte, non dentro casa nostra”. “Con il paese sotto attacco da nord, da sud e da est, non c’è momento migliore perché il governo faccia un completo reset di tutto ciò che è accaduto da quando si è insediato, circa tre mesi fa”, ha ribadito, sottolineando che Netanyahu “dovrebbe scusarsi” con ministro della Difesa Yoav Gallant “per averlo destituito per il semplice fatto che aveva detto la verità”. Un invito generale, nel paese, alla riconciliazione, e al definitivo abbandono della proposta di riforma giudiziaria che, nonostante le rassicurazioni governative, lo scorso sabato ha portato ancora in piazza migliaia di persone in protesta, in tutto il paese. “Abbiamo ancora la possibilità di dimostrare che le cose che ci uniscono prevalgono su quelle che ci separano. La guerra civile può aspettare.”, ha concluso Brinn.

Data:

12 Aprile 2023