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Israele ’spiava Casa Bianca’, Netanyahu: “Plateale bugia”

Israele ’spiava Casa Bianca’, Netanyahu: “Plateale bugia”

“Una plateale bugia”. Così l’ufficio del premier Benyamin Netanyahu ha commentato un articolo del sito Politico, secondo cui Israele avrebbe collocato negli ultimi due anni nei pressi della Casa Bianca alcuni congegni per la sorveglianza dei cellulari che avrebbero avuto come obiettivo addirittura Donald Trump. Secondo tre ex funzionari dell’amministrazione americana a conoscenza del caso, lo Stato ebraico sarebbe responsabile di aver piazzato dispositivi anche nei pressi dl altri luoghi sensibili di Washington.

Data la natura dei rapporti tra Israele e gli Stati Uniti, l’amministrazione Trump non avrebbe tuttavia agito contro il governo di Netanyahu, né ci sarebbero state conseguenze. “E’ abbastanza chiaro che i responsabili siano gli israeliani”, ha detto una fonte. “Queste accuse – ha replicato un portavoce dell’ambasciata israeliana a Washington, Elad Strohmayer – sono assolutamente insensate. Israele non conduce operazioni di spionaggio negli Stati Uniti. Punto”.

Ancora più assertivo l’ufficio del premier, che ha parlato di “una plateale bugia”, ricordando che “da parte del governo israeliano ci sono un impegno di lunga data e una direttiva a non impegnarsi in operazioni di intelligence negli Stati Uniti: questa direttiva è rigidamente rispettata, senza alcuna eccezione”.

Trump rinvia di 15 giorni l’aumento dei dazi alla Cina

Gli Stati Uniti hanno deciso di rinviare al 15 ottobre il previsto aumento dei dazi sulle importazioni cinesi, per un valore di 250 miliardi di dollari. La decisione è stata definita dal presidente Donald Trump un “gesto di buona volontà”, in vista dei nuovi colloqui tra Usa e Cina per mettere fine alla guerra commerciale in atto da un anno tra le due super potenze economiche. I dazi in questione sarebbero dovuti aumentare dal 25 per cento al 30 per cento il 1 ottobre.

La decisione, ha affermato Trump in un tweet è stata presa su richiesta del vice premier cinese Liu He e “perché il 1 ottobre la Repubblica popolare cinese celebrerà il suo 70esimo anniversario”.

Il rinvio fa anche seguito alla decisione annunciata mercoledì da Pechino di esentare da nuovi dazi 16 categorie di prodotti importati dagli Usa.

Brexit, Johnson: “Non ho mentito alla regina”

Boris Johnson respinge la richiesta delle opposizioni di riaprire il Parlamento e smentisce di aver mentito alla regina Elisabetta sulle ragioni che lo hanno portato a chiedere la ’prorogation’, la sospensione di Westminster per cinque settimane. “Assolutamente no”, è stata la risposta del premier britannico alla Bbc, quando gli è stato chiesto se avesse fornito alla sovrana informazioni fuorvianti riguardo alle reali ragioni della chiusura. Le opposizioni contestano che la ’prorogation’, controfirmata dalla regina, sia stata un espediente di Johnson per forzare il suo piano per una ’no deal Brexit’.

“L’Alta Corte in Inghilterra ci ha dato ragione, ma sarà la Corte Suprema a decidere”, ha detto Johnson in riferimento al ricorso che era stato presentato in Inghilterra contro la chiusura forzata del Parlamento, ricorso che invece è stato accolto da una Corte d’Appello in Scozia. La decisione di chiudere la sessione parlamentare, ha detto il premier, è stata presa per consentire al governo di presentare in una nuova sessione il suo programma per migliorare il servizio sanitario, la politica di sicurezza e “altre priorità” per i cittadini.

Il premier si è detto fiducioso sulla possibilità di raggiungere un accordo con l’Unione europea, ma ha insistito sulla sua volontà di attuare la Brexit, con o senza un accordo, entro la data prevista del 31 ottobre. Tuttavia, Johnson ha le mani legate dalla legge anti no deal approvata sul filo di lana dal Parlamento, che gli impone di chiedere a Bruxelles un rinvio della Brexit al 31 gennaio 2020, se entro il 19 ottobre non sarà raggiunto un accordo con la Ue. La ’prorogation’ terminerà il 14 ottobre con il tradizionale ’Queen’s Speech’, il discorso della regina che illustra il programma del governo in carica.

Usa, da Corte suprema ok a limiti sul diritto d’asilo

La Corte Suprema ha dato ragione all’Amministrazione Trump, dando il via libera alle nuove regole sulle richieste d’asilo, che erano state bloccate dai tribunali della California. In un tweet, il presidente Donald Trump ha definito la decisione “una grande vittoria”. Le nuove regole si rivolgono in particolare ai migranti dell’America Centrale che arrivano al confine meridionale degli Usa col Messico.

Il provvedimento impedisce di fare richiesta di asilo negli Usa a quei migranti che hanno viaggiato attraverso un altro Paese e ai quali non è stato negato il diritto d’asilo nel Paese di transito. I giudici della Corte Suprema hanno deciso con una maggioranza di 7 contro 2. Tuttavia, non si tratta della decisione definitiva sulla questione, essendo in altri ricorsi contro le nuove regole, presso altre corti federali.

Google, stangata francese da 1 miliardo

Google pagherà quasi 1 miliardo di euro, tra tasse e sanzioni, per far calare il sipario sull’indagine avviata in Francia. Il colosso verserà 465 milioni di euro di tasse e altri 500 milioni per sanzioni comminate dalle autorità trasnalpine. Secondo gli inquirenti, che hanno avviato l’indagine nel 2015, Google non avrebbe rispettato le norme fiscali francesi e avrebbe commesso irregolarità sia attraverso la struttura Google France che attraverso Google Ireland, punto di riferimento dell’azienda in Europa.

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13 Settembre 2019