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ISTANTANEE D’AUTORE – ANTONELLO COSTA

Ogni volta che gli ho parlato, l’ho trovato sempre frizzante, gradevole e molto preciso.
Antonello Costa è un artigiano del teatro; si è costruito un personaggio che garantisce al pubblico allegria e grande bravura.
E il pubblico lo ricambia garantendo una folta presenza ai suoi spettacoli.

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  • Gli domando se essere sempre all’altezza delle aspettative del pubblico gli crea tensione e se è un lavoro faticoso.

“No, per fortuna è tutto solo stimolante.
Ogni numero del varietà è come se fosse uno spettacolo a sé; prevede una scrittura, un tipo di linguaggio, un costume, una coreografia, un arrangiamento musicale. E questo io lo faccio per 16 numeri che compongono il mio varietà.
E non è uno stress per me. Ma sono stato bravo a creare una squadra di lavoro molto buona.
Se fossi stato da solo si, sarebbe stato molto stressante; io conosco alcuni artisti molto bravi che vivono questa sofferenza e che rinunciano a grandi produzioni quasi per paura.
Per me è una sconfitta. Se sei un attaccante devi giocare da attaccante e non stare in panchina e giocare pochi minuti.
Comunque anche io vivo una certa ansia da prestazione ma viene molto ammortizzata appunto da una squadra forte che ti sostiene.”

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  • Quando e perché hai deciso di diventare Antonello Costa?

“Penso che non l’abbia mai deciso, forse era già scritto.
Mia madre mi dice che a 3 anni imitavo la camminata del mio bisnonno, facendo ridere tutti.
A 7 anni in colonia estiva cominciai a fare spettacoli per gli altri bambini.
Alla fine delle scuole medie, i professori nella scheda riassuntiva scrissero che ero portato per le attività artistiche.
A 15 anni sono entrato nella compagnai teatrale di dilettanti di Augusta, che è la mia città natale, ma facendo per più di un anno il suggeritore in botola.
Poi ho fatto il direttore di scena e a 16 anni e mezzo ho fatto il mio primo ruolo.
La mia gavetta quindi è partita proprio dal livello più basso.
Dopo il liceo sono venuto a Roma e ho cominciato a studiare recitazione, canto e tip tap.
Io volevo fare l’attore serio solo che, in prova, aprivo bocca e ridevano tutti.
Io ci stavo male e il regista mi disse che ero più adatto per le parti comiche.
Poi ci fu una specie di folgorazione perché scoprii il Varietà, questa forma di spettacolo in cui c’è di tutto e il protagonista dev’essere un artista completo e che è la mia dimensione ideale.
Ecco come sono diventato Antonello Costa nel corso degli anni.”

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  • Ma c’è qualche ruolo che non ti è permesso fare e che vorresti interpretare, visto che ormai hai questa immagine effervescente e di one man show?

“No perché il varietà è ciò che amo fare e perché non ho limiti nei personaggi da portare in scena.
L’unico rammarico può essere che, nell’ignoranza e nell’abbassamento della qualità dello spettacolo italiano che cala vertiginosamente, un regista o uno sceneggiatore pensano che chi fa il comico possa fare solo il comico.
A me piacerebbe fare un ruolo drammatico, perché come diceva Chaplin, il comico è la tragedia vista di spalle, o viceversa.
Io ho scritto il soggetto di una commedia che si chiama ‘Tale padre, quale figlio’: il padre torna a casa dal figlio, con il quale è stato assente in passato, con tutto ciò che consegue ad una presa di coscienza.
Ecco, mi piacerebbe interpretare questo ruolo quando avrò più anni.”

Antonello non è sposato e non ha figli.
Se tu avessi un figlio, saresti preoccupato se lui volesse seguire le tue orme? Fare il tuo mestiere?

“Io ho avuto la fortuna di avere dei genitori meravigliosi. Dopo il liceo classico mi hanno chiesto cosa volessi fare. E io ho risposto che volevo fare l’attore e che volevo andare a Catania e provare ad entrare al Teatro Stabile, dove insegnava Leo Gullotta. E loro mi dissero che ‘le cose o si fanno bene o non si fanno. Tu vai a Roma e provi a fare quello che desideri.’
Ecco il mio esempio.
Se avessi un figlio mi comporterei allo stesso modo, offrendogli il mio pieno appoggio.
Su migliaia di attori sono pochi quelli che ce la fanno, lo so, ma nonostante questo, io gli sarei vicino per farlo provare nel modo giusto.
Certo poi sarei preoccupato perché la situazione non è bella, ma si dice che dal letame esce sempre il fiore, no?”

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  • Cos’è che non va nel settore teatro oggi?

“Il problema grosso sono i finanziamenti ministeriali che spesso distruggono la qualità e rendono il gioco facile a chi li riceve.
Io ho impiegato 20 anni per crearmi un giro nazionale di teatri che mi chiamano ad ogni stagione. 20 anni! E quando ho avuto accesso ai teatri del circuito finanziato, i direttori ne sono rimasti soddisfatti ma sorpresi.
L’idea del varietà viene erroneamente associata al monologo del comico, al one man show, ma questo tipo di spettacolo ha musiche, luci, ballerini, attore di spalla… è una sorta di commedia musicale…
Ecco c’è una ottusità di molti direttori artistici che pensano che il teatro sia il loro orticello e decidono loro cosa coltivare, pensando di conoscere i gusti del pubblico e non praticano la ‘varietà’ di proposte, che è la cosa più bella.”

  • I tuoi spettacoli attuali e della prossima stagione quali sono?

“L’anno scorso ho debuttato con ‘La vita è un attico’, la mia nuova commedia, che porterò in scena anche per i prossimi due anni.
Intanto sto replicando ‘Costa power, il potere del sorriso’, un varietà.
Con questi due lavori sono arrivato a quasi 100 serate quest’anno.
A maggio debutto con ‘Il principe del varietà’, che non sono io.
Farò vedere al pubblico 16 tecniche comiche e gli spettatori dovranno scegliere, alla fine, la tecnica principe del varietà.
Questo show lo riprendo poi a novembre e festeggio anche 37 anni di carriera.

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  • Hai avuto dei riferimenti, almeno all’inizio della tua carriera?
  • Hai guardato come particolare esempio qualcuno del passato?

“La fortuna è stata che mamma e papà mi hanno fatto vedere sin da bambino Totò e Stanlio e Ollio. Da giovane ho scoperto e studiato Charlie Chaplin, che mi ha cambiato completamente l’ottica della comicità.
I miei riferimenti sono, in ordine di importanza: Chaplin, Stanlio e Ollio, Totò.
Ma al quarto posto ci sono tanti artisti che ho apprezzato moltissimo.
Voglio ricordare tra tutti Nino Taranto. Non esiste un teatro Nino Taranto, onore che hanno ricevuto molti altri. Comico, cantante, attore teatrale, drammatico… un attore completo.
Poteva stare al fianco di Totò e non sfigurare.
Non ho avuto il piacere di conoscerlo ma ho conosciuto Pino Caruso, altro personaggio straordinario e di grande cultura.
E poi Peppino De Filippo, straordinario anche lui… e la grandezza di scrittura di Eduardo.
Ogni volta che vedo una sua opera penso che sia un capolavoro.”

E qui mi perdo con lui nel ricordo dei grandi e siamo d’accordo nel motivare la decadenza di certo teatro con la scomparsa di questi monumenti.

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  • Dammi una conclusione da pubblicare nel pezzo che scrivo su di te.
  • Qualcosa che ti va di dire.

“Bisognerebbe imparare a non giudicare. Oggi si tende a giudicare e non a esprimere opinioni.
Mi accorgo anche che la gente è molto esaurita, troppo rispetto al passato e lego il mio lavoro al tentativo quasi terapeutico di rendere la gente più gioiosa
Non guardate più i telegiornali che sono una sfilza di notizie deprimenti e la nostra mente assorbe questa negatività che ci rende cupi.
A me capita dopo certi programmi di diventare molto nervoso e avere dei crampi allo stomaco.
Certe brutture ci imbruttiscono. Eliminate le cose negative e le persone negative. Cercate di essere positivi! Lo dico spesso anche al pubblico.
E questo legame tra lo spettacolo e ciò che invito a fare mi dà la consapevolezza dell’utilità del mio lavoro, come io lo concepisco.
Mi dispiace che il comico in Italia siano considerato di categoria inferiore.
Su questo argomento ho scritto un libro ‘Il guitto del varietà’.
Dovete sapere che dietro ogni singola battuta c’è un lavoro enorme….

Si Antonello… hai molte ragioni… ma io sono sicuro che hai accumulato tanta esperienza e forza da poter continuare sulla tua strada vincente, a prescindere (come diceva Totò).

Data:

16 Marzo 2024