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Italia sempre più longeva

La popolazione italiana, secondo il rapporto Istat, è in calo da tre anni a questa parte. L’Italia è il secondo paese ad avere una popolazione longeva nel mondo, mentre al primo posto resta il Giappone. In Italia, vi sono 168,7 anziani ogni 100 giovani. Si vive meglio al nord e al centro rispetto al sud, in quanto la gente ha maggiori probabilità di arrivare ad un’età avanzata di oltre 80 anni e a 70 in buona salute. “Questi numeri scendono drasticamente al sud, – si legge nel rapporto Istat – dove in città come Napoli l’aspettativa di vita scende di circa 3 anni rispetto al nord, mentre gli anni in buona salute scendono addirittura a 51,7 anni per gli uomini e 50,6 anni per le donne in regioni come Basilicata e Calabria”.

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Secondo le proiezioni sociodemografiche e sanitario-assistenziali al 2030 e al 2050 elaborate dall’Istat per Italia Longeva – Rete nazionale sull’invecchiamento e la longevità attiva, nei prossimi dieci anni 8 milioni di anziani avranno almeno una malattia cronica grave. “Curarli tutti in ospedale – riferisce il presidente di Italia Longeva, Roberto Bernabei – equivarrebbe a trasformare Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna e Firenze in grandi reparti a cielo aperto”. Secondo Bernabei, “le cure sul territorio non rappresentano più un’opzione, ma un obbligo per dare una risposta efficace alla fragilità e alla non autosufficienza dei nostri anziani, che si accompagnerà anche a una crescente solitudine. Le stime Istat per Italia Longeva indicano che, nel 2030, potrebbero arrivare a 4 milioni e mezzo gli ultra 65enni che vivranno da soli, e di questi, 1 milione e 200mila avrà più di 85 anni. Essere disabile vuol dire avere bisogno di cure a lungo termine che, solo nel 2016, hanno assorbito 15 miliardi di euro, dei quali ben tre miliardi e mezzo pagati di tasca propria dalle famiglie”.

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C’è il rischio che l’Italia diventi un grande ospizio nel quale i giovani dovranno occuparsi degli anziani disabili e soli. Non sarà bastevole prevenire le malattie in quanto bisognerà far fronte alla inevitabile perdita di autonomia. Il presidente di Italia Longeva conclude che bisognerà investire in reti assistenziali, competenze e tecnologia nella cosiddetta “tecnoassistenza”, che rappresenta un banco di prova per il futuro del Paese.

Data:

16 Luglio 2018