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ITALIA TERZO MONDO

Quando si riunisce il G7 significa che si incontrano i capi di stato e di governo dei 7 Paesi più industrializzati del mondo: Canada, Francia, Giappone, Stati Uniti, Regno Unito e Italia.

In ogni occasione io mi chiedo da quanto tempo gli altri stati non controllano se la presenza dell’Italia in questo gruppo ristretto sia ancora valida.

Proviamo umilmente ad evidenziare qualche parametro, sperando che almeno la qualifica attribuita nel titolo possa essere confermata, senza cadere nell’ultima fascia di Paesi chiamati Quarto Mondo.

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In Italia, tranne rare eccezioni, per le persone normali, né ricche e né povere, curarsi è un’impresa.

Per la gran parte delle visite specialistiche bisogna attendere mesi, spesso il tempo di lasciarci le penne per una malattia che non è stata diagnosticata subito e quindi curata.

Ovviamente gli appuntamenti appaiono miracolosamente vicinissimi quando si pagano.

Ergo: chi ha i soldi si cura e ce la fa, chi non ha i soldi soffra pure.

E si cura nelle cliniche private, visto che gli ospedali sono al collasso e diecimila medici negli ultimi sei mesi hanno chiesto di andare in pensione o di ridurre il lavoro nella sanità pubblica.

In Italia avere in famiglia un ragazzo autistico o con neurodisabilità è un grande problema che anche un grande amore genitoriale non riesce ad affrontare.

Sulla carta ci sono aiuti e sostegni che sembrano utili e numerosi ma parlando con un assistente sociale si viene a sapere che tutto è in alto mare perché non ci sono fondi.

Tanto per citare solo un paio dei numerosi aspetti della nostra Sanità.

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In Italia per avere un passaporto bisogna aspettare almeno 8 mesi e costa intorno ai 150 euro.

In alcune città come Roma (ricordo che è la capitale) da alcuni mesi non c’è disponibilità di appuntamenti. Quindi praticamente non è possibile rinnovare o chiedere un passaporto.

Ovviamente il problema riguarda solo chi non ha la possibilità di usare le “corsie preferenziali”.

In Italia gli ultimi dati ufficiali denunciano che 5,6 milioni di persone vivono in povertà assoluta e 8 milioni in povertà relativa.

Cioè: il 23% degli italiani non ce la fà a campare.

La percentuale in America Latina e Caraibi è 5,6%.

Oltre 3 milioni di lavoratori e lavoratrici non ce la fanno a campare anche se lavorano.

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In Italia la giustizia è un concetto inafferrabile. Ammesso che si riesca ad ottenerla, bisogna aver avuto la fortuna di sopravvivere un bel po’ di anni.

Ovviamente parlo sempre per la gente comune.

Io non ho le competenze per addentrarmi in questo campo minato e mi affido all’ultima dichiarazione del Procuratore della Repubblica Francesco Curcio: “Sistema intasato. Cittadini senza più tutela”.

In Italia le bollette di luce e gas sono elevatissime, proibitive per milioni di persone che quindi devono accontentarsi di un uso molto parco soprattutto del riscaldamento nei numerosi mesi freddi.

In Italia è difficile trovare un Comune che non abbia il suo o i suoi autovelox per finanziarsi e che non abbia disseminato le strade di propria competenza di limiti di velocità spesso ridicoli, che cambiano a distanza di pochi metri, pertanto oggi guidare non significa guardare avanti ma guardare il bordo della strada.

Un’altra maniera apparentemente legale di spillare soldi ai cittadini, considerando che un numero elevatissimo di multe riguardano il superamento dei limiti di una manciata di km.

Ovviamente anche questo problema riguarda coloro senza santi in paradiso.

In Italia molta gente pur di portare a casa qualche soldo accetta orari e stipendi da miseria.

Chi vuole fare impresa deve prima sganciare un bel po’ di soldi alla burocrazia statale e le organizzazioni che dicono di finanziare le start up, chiedono garanzie finanziarie e si fanno pagare care le mediazioni con le banche.

In pratica se hai i soldi fai impresa, altrimenti no. I talenti non sono così importanti.

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E a proposito di santi protettori, la grande ipocrisia italiana è quella di far finta di ignorare che per qualsiasi problema o esigenze è meglio avere una conoscenza.

Cosa che diventa obbligatoria se si vuol superare un concorso.

Tipico delle selezioni è sempre il dettaglio che il parere della commissione è inappellabile perché c’è sempre un qualche “test” che lascia spazio al parere inappellabile.

In soldoni, se un ragazzo supera brillantemente i test sanitari e gli scritti, c’è poi un colloquio che permette di capire che il ragazzo non è idoneo.

Per non parlare delle enormi spese di organizzazione di concorsi con decine di migliaia di partecipanti ma con esiti per lo più scontati.

Ho già parlato in altri articoli di prezzi alti, di Pronto Soccorso con attese bibliche, di incompetenze manageriali, di immondizia “allo stato brado” …

Ma cosa sto dicendo di nuovo che il lettore già non sappia?

Data:

1 Luglio 2023