Traduci

Italia-Ue, ore decisive

Italia-Ue, ore decisive

cms_11173/DiMaio_Conte_Salvini_6_Fg.jpg

L’ecotassa sta creando nuove tensioni all’interno del governo gialloverde. Tanto che ieri sera si è tenuto un vertice a palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i ministri Riccardo Fraccaro e Giovanni Tria, i sottosegretari Massimo Garavaglia e Laura Castelli. “Nessun braccio di ferro”, si fa sapere. La questione verrà affrontata”come sempre, con il dialogo e la mediazione”. Ma il problema vero è che ormai il tempo stringe, bisogna assolutamente trovare una soluzione tecnica che consenta di evitare il lancio di una procedura per debito nei confronti dell’Italia. Uno dei nodi da risolvere, a livello sia tecnico che politico, resta quota 100, o lo ’smontaggio’ della riforma Fornero, più che il cosiddetto reddito di cittadinanza. Fonti comunitarie si limitano a confermare che “il dialogo è in corso”. Un annuncio sull’esito del negoziato è atteso per lunedì. Il reddito di cittadinanza, se piace all’Italia che non piace alla Lega, come ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, politico ed amministratore di lunga esperienza, alla Commissione europea non dispiace, anzi. L’esecutivo guidato da Jean-Claude Juncker, ha assicurato il viceportavoce capo Alexander Winterstein, “ha sempre sostenuto l’introduzione di programmi di reddito minimo negli Stati membri, che è un elemento importante del pilastro sociale europeo”. Non a costo di ’scassare’ i conti, beninteso: “Naturalmente – ha aggiunto – la questione è come finanziarli”.

Invece, quella che la Ue considera la “controriforma” delle pensioni preoccupa Bruxelles, per il semplice motivo che la riforma fatta dal governo Monti viene considerata, a torto o a ragione, un modello, che mette in sicurezza il sistema previdenziale italiano. Un modello importante, perché altri Paesi non hanno ancora fatto riforme simili e perché, con l’invecchiamento della popolazione, mettere in sicurezza i conti del sistema previdenziale diventa sempre più importante, considerando anche il fatto che rimediare al deficit della natalità con l’immigrazione sta diventando sempre più complicato sotto il profilo politico. Non è una novità: basta leggere l’opinione della Commissione sulla manovra rivista per ricordarsi che, per le autorità Ue, “le misure incluse nella manovra rivista per il 2019 indicano il rischio di fare marcia indietro rispetto alle riforme che l’Italia ha adottato in linea con le raccomandazioni specifiche per Paese”. In particolare, “mentre il Consiglio ha raccomandato che l’Italia riduca la quota delle pensioni di anzianità nella sua spesa pubblica per fare spazio ad altre spese sociali, la possibilità reintrodotta di pensionamento anticipato fa marcia indietro rispetto a passate riforme delle pensioni (cioè la riforma Fornero, ndr) che supportano la sostenibilità a lungo termine del considerevole debito pubblico italiano”. E la riforma “potrebbe avere anche un impatto negativo sull’offerta di lavoro, in un contesto in cui l’Italia è già al di sotto della media Ue per la partecipazione dei lavoratori più anziani (tra i 55 e i 64 anni di età) all’occupazione”. Più in generale, “la manovra rivista non prevede misure efficaci per porre rimedio alla fiacchezza della crescita potenziale del Paese, in particolare alla sua stagnazione della produttività, che dura da tempo”.
A quanto spiegano fonti qualificate, si sta comunque lavorando per rivedere la manovra senza toccare né il reddito di cittadinanza, né quota 100, perché altrimenti politicamente la proposta non passerebbe. Lo stesso presidente del Consiglio ha confermato più volte che quota 100 e reddito di cittadinanza restano come programmate, sia nella platea dei beneficiari, sia negli ammontari, sia nei tempi previsti. Proprio perché la Lega tiene duro su quota 100, ponendo una questione politica, si tenta di rimediare puntando su altri capitoli, e il lavoro tecnico su questo si concentra. Non a caso Conte ha sottolineato che le linee di politica economica che sottendono la manovra rientrano “nell’ambito delle prerogative di uno Stato sovrano”. La Commissione, insomma, può avere le sue riserve su quota 100, ma l’esecutivo Ue ha diritto di verifica e non di intromissione nella natura delle misure decise dall’Italia. Si sta comunque negoziando, sia a Roma che a Bruxelles, per trovare una soluzione accettabile a entrambe le parti. In ogni caso, pare difficile che la soluzione a livello tecnico possa essere escogitata prima di lunedì.

Ma oggi, al massimo entro martedì, bisogna chiudere. La bozza tecnica, poi, andrà sottoposta alla verifica politica in sede di governo. Se otterrà luce verde dal governo, si presenterà il maximendamento in Senato e la procedura per debito dovrebbe essere evitata. Tutto questo, però, è un discorso teorico, dato che non c’è ancora l’accordo a livello tecnico, anche se l’atmosfera viene descritta come assolutamente positiva. La linea della Commissione sulle pensioni è quella di sempre: anche nell’ultimo programma di assistenza finanziaria alla Grecia sono previste misure per separare previdenza ed assistenza. L’idea che le pensioni non devono essere un ammortizzatore sociale, con qualche eccezione per i lavori usuranti, è una posizione ’classica’ della Commissione: in un sistema di welfare serio e moderno, per l’Ue, l’assistenza va fatta con strumenti ad hoc, non attraverso le pensioni. La questione della qualità delle misure è collegata a quella dei saldi, perché, malgrado il dibattito mediatico sia concentrato sul deficit nominale, che il governo italiano ha abbassato dal 2,4% del Pil per il 2019 al 2,04%, uno sforzo “consistente e apprezzabile” per il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, in realtà quello che conta per le regole Ue di bilancio non è il deficit nominale, ma quello strutturale, calcolato cioè al netto degli effetti del ciclo economico e delle misure una tantum. Anche se si tratta di una stima opinabile, che dipende molto dalla metodologia utilizzata (quella della Commissione viene contestata da non pochi economisti e lo stesso Pier Carlo Padoan si era lungamente battuto per cambiarla, battaglia continuata da Giovanni Tria), è quella che vale per le regole europee ed è a quella, non al deficit nominale, che bisogna guardare.

Per questo, osservano fonti Ue, il paragone che viene fatto con la Spagna e con la Francia a livello tecnico non regge. Si tratta di situazioni di bilancio completamente diverse da quella in cui si trova l’Italia. La Spagna avrebbe dovuto ridurre il deficit strutturale di 0,6 punti percentuali, e sta chiedendo di poterlo ridurre un po’ di meno, dello 0,4. La Francia di Emmanuel Macron, alle prese con la ’jacquerie 2.0’ dei Gilets Jaunes, in piazza anche oggi malgrado l’attentato ai mercatini di Natale di Strasburgo, avrebbe dovuto ridurlo di 0,2 punti percentuali, mentre ora sta chiedendo, probabilmente, di peggiorarlo di 0,1. All’Italia, spiegano le fonti, è stato già offerto di peggiorarlo più di quanto Emmanuel Macron stia chiedendo. Il punto è che il governo lo voleva peggiorare di 0,8 punti (addirittura di 1,2 nelle stime della Commissione), mentre avrebbe dovuto migliorarlo di 0,6 punti percentuali. Il delta è, almeno, dell’1,4%. E’ per questo che la manovra italiana, dal punto di vista tecnico, è imparagonabile alle altre, anche con quella francese post-Gilet Gialli. Certo, un conto è il piano tecnico, un altro quello politico. Se la soglia del 3% tra deficit e Pil può essere compresa, forse, da un pubblico più o meno vasto, spiegare all’elettorato la differenza tra il deficit strutturale e quello nominale è una sfida molto più ardua. Per questo i politici più accorti della Commissione, come Pierre Moscovici, hanno ripetutamente sottolineato la necessità di semplificare e rendere più semplici le regole di bilancio dell’Ue. In un periodo in cui la comunicazione politica avviene sempre più sui social, che per loro natura si prestano poco all’approfondimento, un apparato di regole così complesso (il vademecum sul patto di stabilità supera le 200 pagine) è molto difficile da comunicare. Il rischio è di dare facili armi propagandistiche, di sicura efficacia in campagna elettorale, a chi sostiene che nei confronti di Francia e Italia l’Ue utilizzerebbe due pesi e due misure (non a caso Tria, che è un economista, ha detto che “non ci sono” due pesi e due misure). Anche per questo, politicamente la Commissione si rende conto che lanciare una procedura per debito contro l’Italia, mentre la Francia di Macron può tentare di blandire i Gilet Gialli con misure sociali senza subire ripercussioni, a pochi mesi dalle elezioni europee sarebbe estremamente rischioso.

Per evitare il lancio di una procedura per debito nei confronti del nostro Paese, tuttavia, non basta la volontà politica: deve anche essere trovata una soluzione tecnica compatibile con il quadro regolatorio Ue. Perché la Commissione deve comunque presentarsi davanti ai ministri dell’Eurogruppo, e dell’Ecofin, con un quadro solido, basato su misure documentate e legislate, per poter rivedere l’opinione negativa sulla manovra. E quello che la Commissione non può accettare è che l’Italia ’deconsolidi’. Cioè che peggiori il deficit strutturale, che va migliorato, anche di pochissimo. Il premier Conte ha spiegato che “lo staff tecnico che sta lavorando per compiere questi ultimi dettagli, per completare la nostra proposta”. Pertanto, è probabile che la soluzione al rebus si cerchi nella flessibilità eccezionale che la Commissione ha ripetutamente menzionato. “Possiamo giocare su tutte le flessibilità consentite dal patto di stabilità, ma non possiamo andare contro il patto, che vale per tutti gli Stati membri della zona euro, quale che sia il colore politico dei dirigenti”, ha spiegato Moscovici.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ieri, al termine del Consiglio Europeo, ha confermato di voler percorrere questa strada, facendo sapere di puntare sul piano di prevenzione del dissesto idrogeologico e su un piano per ridurre i tempi della giustizia, civile e penale (uno dei talloni d’Achille del Paese), che ricadrebbe probabilmente nell’ambito della clausola per le riforme strutturali. E anche qui, quota 100 torna in ballo. Posto che la Commissione intende concedere flessibilità all’Italia legandola alle riforme strutturali, osservano fonti Ue, se l’Italia sulle pensioni mette in campo contemporaneamente quella che per la Commissione è una vera controriforma, allora diventa molto difficile giustificare la flessibilità. E quota 100 resta una bandiera della Lega di Matteo Salvini, il che complica le cose (“Smontare la legge Fornero è un mio preciso impegno, e lo faremo rispettando i parametri”, ha ribadito qualche giorno fa a Bruxelles). Salvini, in questo, segue la storica linea della Lega: Umberto Bossi tolse la fiducia al primo governo Berlusconi, nel 1994, proprio a causa delle proposte di riforma previdenziale.

Per questo, secondo fonti Ue, è difficile prevedere come andrà a finire, perché la proposta presentata dall’Italia, malgrado le dichiarazioni incoraggianti di Moscovici da Bruxelles, che hanno corretto quelle da Parigi, sarebbe ancora insufficiente. Resta ancora un “ultimo miglio” da percorrere. E va ricordato che non manca chi, nella Commissione, ritiene che concedere flessibilità all’Italia, che ha consentito al nostro Paese una spesa aggiuntiva di 30 mld di euro negli ultimi anni, nel tentativo di “stabilizzare una situazione politica”, sia stato inutile, se non controproducente. E’ chiaro, infine, che trovare un’intesa con la Commissione europea sulla manovra, per l’Italia, ha una valenza politica che va oltre il piano tecnico. Visto che il governo “è nato sotto un brutto segno, perché ci è stata attribuita la volontà di uscire dall’Eurozona”, come ha detto Conte, accordarsi con la Commissione dimostrerebbe nei fatti che l’Italia intende “rispettare le regole”. Non a caso il premier ha sottolineato ripetutamente che il governo “riconosce” l’Ue come interlocutore. Un “riconoscimento” che ha già avuto un effetto benefico sui rendimenti dei titoli di Stato, con lo spread Btp-Bund sceso a quota 270 punti, con il rendimento del decennale al 2,96%. Sempre alto, ma sotto i picchi delle scorse settimane.

Per un Paese con un debito pubblico sopra il 131% del Pil, al di là del fatto che l’Italia spende l’8% del gettito al servizio del debito, contro il 7% del Regno Unito e della Spagna (che pure hanno rating molto migliori), è quello il vero ’vincolo esterno’. Lo ha ammesso lo stesso Conte: il presidente del Consiglio, ha detto ieri, “è sempre preoccupato se lo spread è alto. Ho sempre lavorato perché si riducesse”. Il problema è che l’andamento dello spread “non è nelle mani del presidente del Consiglio, ma è nella logica che agita i mercati finanziari”.

Manovra, il vertice dell’intesa

cms_11173/PalazzoChigi_esterno_Fg.jpg

Mentre Salvini ribadisce la sua contrarietà all’ecotassa per le auto, Di Maio lancia un appello ai suoi in vista del vertice a Palazzo Chigi. “Non ci sarà nessun tassa sulle nuove auto. Non c’è nel contratto di governo. Posso dirlo a nome mio e sia del Movimento 5 Stelle che non ci sarà nessuna nuova tassa sulle auto”, ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno a margine di un evento della scuola della Lega a Milano, confermando la contrarietà della Lega alla misura fortemente voluta dal Movimento Cinque Stelle e introdotta nel primo passaggio parlamentare del provvedimento e da subito fortemente criticata.

Per poi archiviare la pratica, affermando: “Faccio e farò di tutto per mantenere uno per uno gli impegni sottoscritti nel contratto di governo. Non voglio andare a casa neanche un quarto d’ora prima di realizzarli”.

“Nonostante mesi di bombardamento, gli italiani continuano ad avere fiducia in questo governo”, ha aggiunto poi.

Al centro dell’appuntamento di ieri sera a Palazzo Chigi tra Conte, Di Maio, Salvini, Fraccaro, Tria, Garavaglia e Castelli c’è la manovra, visto che bisogna trovare assolutamente una soluzione tecnica che consenta di evitare il lancio di una procedura per debito nei confronti dell’Italia.

Sono le ore più importanti che stiamo vivendo dal 4 marzo a questa parte. È il momento quindi di essere compatti, di non cedere alle strumentalizzazioni e alle provocazioni di chi vorrebbe veder naufragare tutto quello per cui abbiamo lottato e che siamo a un passo dall’ottenere. Diffondete al massimo il mio appello! E buona domenica a tutti voi!” ha scritto Luigi Di Maio sul Blog delle Stelle. “Questi giorni, infatti, sono importantissimi perché manca pochissimo all’approvazione di una legge di bilancio che contiene misure che tutti dicevano sarebbero state impossibili da realizzare. La manovra contiene le coperture per scongiurare l’aumento dell’Iva, che avrebbe causato aumenti dei prezzi di praticamente tutto, l’aumento delle pensioni minime e di invalidità, il superamento della Fornero con quota 100, il Reddito di Cittadinanza, meno tasse per le partite IVA. Insomma dentro c’è tutto quello che ci serve per attuare quel cambiamento di rotta che ci hanno chiesto gli italiani con il voto di marzo. Questa manovra – ha aggiunto – rappresenterà l’inizio della svolta rispetto al passato”.

Io mi fido del fatto che chi è al governo voglia realizzare quello che abbiamo scritto nel contratto. Siamo vincolati a un patto ben preciso, nel nome dell’interesse più alto che ci sia: quello del popolo italiano. In questi mesi – si legge – abbiamo già fatto tanto insieme e tanto insieme possiamo fare da qui al 2023. Il 2019 sarà l’anno del cambiamento, ma affinché sia così è necessario portare a casa la legge di bilancio e la trattativa con la Ue che si chiuderanno entrambe nei prossimi giorni”.

SALVINI – “Questo governo andrà avanti. Più schiumano di rabbia gli affaristi che hanno prosperato per anni più noi abbiamo il dovere di andare avanti. Provano a farci litigare, ma una telefonata allunga la vita e basta chiamare Conte o Di Maio e tutto è più semplice di quello che sembra”, ha poi sottolineato Salvini “convinto che con Giuseppe e con Luigi porteremo a casa un risultato che sarà di esempio anche a tutti gli altri governi e popoli europei”.

Reddito, fonti governo: “Si parte da aprile”

cms_11173/reddito_manifestazione_2_fg.jpg

Il reddito di cittadinanza partirà da aprile e avrà un costo stimato di 7,1 miliardi nel 2019 e di 8,1 nel 2020 e 2021. E’ quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi secondo cui “è opportuno un chiarimento sugli stanziamenti per il reddito di cittadinanza, perché continuano a girare fake news e voci di ogni tipo sul fatto che, in seguito alle trattative con la Commissione europea, avremmo tagliato i soldi per questa misura”.

Secondo le stesse fonti si tratta di “un falso! La misura del reddito di cittadinanza – precisano – non ha subito alcuna variazione. Infatti nelle previsioni iniziali abbiamo stimato che, nell’arco di 12 mesi per ognuno dei prossimi tre anni”, i costi “sarebbero stati pari a 9 miliardi l’anno” per il nel 2019-2021.

LA PLATEA – La platea di coloro che hanno diritto al reddito di cittadinanza, spiegano le fonti di Palazzo Chigi, “è di oltre 5 milioni e la misura funzionerà ad integrazione del reddito familiare. Questo significa che chiunque vive con meno di 780 euro, e non ha (escluso la prima casa) né un patrimonio immobiliare superiore a un certo valore oltre alla prima casa, né una ricchezza finanziaria accumulata, avrà un’integrazione a 780 euro al mese: esattamente quello che abbiamo detto per 5 anni. Nel dettaglio, i beneficiari del reddito di cittadinanza potranno avere un’integrazione fino a 9.360 euro all’anno”.

LE IPOTESI – “Le modifiche attuali – spiegano ancora le fonti – sono dovute a due ragioni. La prima è una valutazione tecnico-statistica. Storicamente, le misure di sostegno sociale non sono richieste da tutti coloro che fanno parte della platea degli aventi diritto: sulla base dell’esperienza recente, la percentuale di chi fa richiesta non è stata superiore all’80%. Ad esempio, le domande per il Rei sono state presentate da circa il 50% di chi ne aveva diritto. Rispetto alla stima iniziale dei costi presentata a settembre, che si basava sull’ipotesi che tutti gli aventi diritto al reddito di cittadinanza ne facciano richiesta, le nostre nuove relazioni tecniche sono comunque molto prudenti perché si basano sull’ipotesi che sia il 90% di chi ha diritto a fare richiesta. Si tratta ovviamente di una previsione, perché il diritto resta per tutti coloro che rispettano i parametri stabiliti, ma consente di stimare con più precisione lo stanziamento veramente necessario”.

LE STIME – “Il secondo motivo per cui le nostre stime di costi cambiano – spiegano le fonti di Palazzo Chigi – è che nel 2019 non serviranno più 9 miliardi, perché la misura partirà a fine marzo e dovrà essere finanziata solo per nove mesi. Quindi, se dividiamo i 9 miliardi per 12 mesi e moltiplichiamo per il costo mensile per 9 mesi, si ottengono 6.75 miliardi all’anno. In base all’aggiustamento tecnico-statistico, il 90% di 6.75 miliardi fa 6.1 miliardi. Sommando a questa cifra 1 miliardo necessario per i centri per l’impiego otteniamo 7.1 miliardi, il costo definitivo del reddito di cittadinanza per il 2019”.

TRIENNIO – Negli anni successivi 2020 e 2021 non sarà più necessario 1 miliardo all’anno per i centri per l’impiego, ma soltanto 300 milioni per pagare gli stipendi ai nuovi assunti, e anche questi sono stati previsti. Riepilogando, concludono le fonti, per il 2019 serviranno 7,1 miliardi di cui 6,1 per i beneficiari e 1 mld per i centri per l’impiego, nel 2020 e nel 2021 non servirà più il miliardo per i centri per l’impiego e avremo 8,1 mld per i beneficiari.

Fico: “La Tav non serve”

cms_11173/fico_Ftg.jpg

“La Tav non serve”. Lo ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico, parlando a ’Mezz’ora in più’ su Rai3. “La Tav è totalmente fallita rispetto alla sua origine. Le previsioni e i dati sul trasporto delle merci su ferro non sono solo disattese ma sono assolutamente fuori quota”.

Inoltre, “rispetto al Tap e al Terzo Valico in campagna elettorale abbiamo fatto delle promesse che non possono essere mantenute per mille e uno motivi. Allora, si chiede scusa e si va sui territori fino in fondo a spiegare il perché” ha detto il presidente della Camera che, parlando poi della questione dell’ecotassa, ha proseguito: “Non entro nel merito dell’emendamento ma tutto dipende da che Paese vogliamo diventare. Dobbiamo dare un’impronta culturale all’Italia”. Ed “è chiaro che gli inquinanti andranno tassati”.

GLOBAL COMPACT – “Dobbiamo firmare il patto globale sulla migrazione per sederci al tavolo e dire la nostra. Starci è importantissimo” ha detto Fico. E anche il Patto sul Clima va firmato: “Trump sta facendo una politica antistorica su ambiente ef energia, rilancia gas e carbone. Noi dobbiamo mettere ambiente ed ecosistema al primo posto”.

PARLAMENTO – “Nella mia vita non sono mai stato un notaio. Io difendo fortemente l’indipendenza del mio ruolo rispetto al governo” ha proseguito Fico. “Sto facendo un lavoro di forte indipendenza: ne ho parlato anche con il ministro dei rapporti con il Parlamento per diminuire il numero dei decreti legge. In questi mesi ho tenuto testa a tante situazioni perché il governo ovviamente preme per fare alcune cose ma il Parlamento deve essere centrale”.

Autore:

Data:

16 Dicembre 2018