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IUS SANGUINIS, IUS SOLI, IUS CULTURAE …

Il testo di riforma sulla cittadinanza discusso lo scorso 28 e approvato dalla commissione affari costituzionali il 30 /9 /2015, costituito da 24 proposte di legge che in sostanza accolgono il principio dello ius soli per i bambini che nascono in Italia e dello ius culturae per i ragazzi che vi arrivano prima dei 12 anni non ha convinto, né soddisfatto tutti i parlamentari, alcuni dei quali, pur essendosi battuti in aula con valide argomentazioni per far prevalere il diritto di una nazione di pretendere da immigrati e figli di immigrati, non solo la conoscenza ma, anche, l’accettazione e il rispetto della cultura, della storia, della religione del paese nel quale abitano, hanno lasciato l’aula come ha fatto la deputata Annagrazia Calabria di Forza Italia.

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Questa ha amaramente commentato l’affermazione del deputato PD Marilena Fabbri che elogiava il provvedimento come una ‘svolta epocale’, in questi termini: … “Non si diventa italiani per automatismo! Svilire la cittadinanza a mero fatto burocratico, ad un passaggio in cui non c’è volontarietà, e’ innovativo sì, ma in senso peggiorativo. Entrare a far parte di una societa’, interiorizzarne cultura, tradizioni e storia non e’ un passaggio automatico ma un percorso da compiere in maniera consapevole. E per quanto ci riguarda, il presupposto irrinunciabile affinchè ciò avvenga è il completamento di un ciclo scolastico quinquennale….. “.

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Io aggiungerei non solo un percorso quinquennale ma un percorso formativo interreligioso che il Ministero della Pubblica istruzione dovrebbe inserire nella programmazione obbligatoria di tutte le scuole di ogni ordine e grado per tutti gli studenti islamici, buddisti cattolici etc… . Non ci potrà mi essere vera integrazione se non si parte dalla conoscenza reciproca delle altrui religioni , se non ci si confronta apertamente e senza paura su quei temi caldi e ancora avvolti dalla ignoranza di chi sia il Dio unico che governa gli uomini, il mondo e l’universo. Se gli immigrati non si confronteranno sugli aspetti filosofici, spirituali, psicologici e scientifici delle diverse religioni per aprire non solo le menti alle meraviglie del creato ma soprattutto le coscienze rendendole inattaccabili dalla ignoranza che offusca ancora le menti spingendole alla violenza, alla divisione etnica e culturale, non avremo mai dei nuovi italiani , dei nuovi cittadini consapevoli di appartenere a quella unica famiglia umana che nelle profondità del suo essere nasconde la verità senza averla ancora fatta affiorare alla coscienza.

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Se vogliamo essere sinceri e onesti con noi stessi dobbiamo ammettere senza ipocrisia , che qualsiasi testo di riforma sulla cittadinanza che non preveda un siffatto percorso , non serve assolutamente a nulla. Avremo cittadini italiani solo di nome ma non di cuore ,di ragione e di fatto. Pertanto, il testo approvato che prevede la cittadinanza per i minori nati in Italia e per i ragazzi al di sotto di 12 anni che arrivano nel nostro paese è solo un testo che regala una cittadinanza formale, burocratica , non richiesta e soprattutto ‘armonicamente incoerente.

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Se le coscienze individuali di immigrati che cercano il bene materiale in altro paese rimangono indifferenti agli stimoli culturali del paese che li ospita , non riconoscono , né rispettano in primis la cultura religiosa del paese evitando di farla conoscere ai propri figli , a cosa servirà la cittadinanza se non a creare delle isole impenetrabili in cui la vita deve scorrere sempre in accordo con i loro costumi, abitudini leggi e religione? La superficialità dei politici che non entrano nella dimensione psicologica di questo tipo di immigrazione che non è la stessa dei nostri padri i quali, bisogna ricordarlo, partivano con la valigia di cartone per entrare in un paese dove comunque avrebbero ritrovato la stessa cultura europea e religiosa, evidenzia una spiccata ignoranza di cosa sia l’evoluzione della coscienza per ogni uomo prima che cittadino. Oggi in Europa il fenomeno è totalmente diverso. Gli immigrati, umanamente considerati nostri rispettabili fratelli, provengono da una cultura che non riconoscono come la loro ed evitano che i loro figli ne siano contagiati persino quando frequentano le scuole pubbliche nelle quali si inseriscono spesso per opporsi ai più comuni e innocenti approcci educativi e socializzanti creando intorno ai loro ragazzi un isolamento che impedisce loro di sintonizzarsi con i diversi aspetti del vivere civile italiano e di entrare in quella risonanza empatica con la nostra cultura della quale lo stesso ragazzo islamico , fosse anche solo per curiosità, potrebbe voler apprenderne gli aspetti religiosi.

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Dunque ,essendo la nostra immigrazione costituita da un monopolio culturale essenzialmente islamico in antitesi con la cultura del nostro paese, dare la cittadinanza non cercata e culturalmente non meritata, significa accettare sin da oggi quella espansione culturale islamica che divorerà la nostra lasciando in eredità alle future generazioni italiane una pericolosa ‘bomba ‘ che verrà innescata, se avremo fantasia per vederla esplodere, dagli islamici di oggi divenuti in maggioranza cittadini italiani e quindi elettori delle loro stesse leggi per continuare quell’antico progetto europeo che si interruppe dopo la caduta della dominazione islamica in Spagna. Follia? No. Pura trasposizione del presente nel futuro.

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Anche della Fallaci si parlava di follia ma oggi viviamo le conseguenze di quel monito inascoltato con il terrore reale dell’ISIS.. Se non c’è integrazione interculturale religiosa nessun immigrato adulto o bambino che sia, potrà mai diventare un vero cittadino italiano nello spirito e nel cuore perché la forza della identità del paese di provenienza sostenuta dalla famiglia in cui vive, è una forza più grande di quella che il ragazzo islamico acquisisce nei banchi di scuola. D’altra parte Cittadinanza e identità sono termini che si equiparano poiché l’uno e l’altro si completano tramite una serie di connotazioni che implicitamente ruotano intorno a concetti riguardanti ideologie, valori, tradizioni, costumi, cultura , storia, religione, mitologia etc.. etc.., tutti trasmessi dal patrimonio genetico collettivo di un popolo che nello scorrere del tempo è riuscito a conservare intatti gli elementi identificativi summenzionati costituendo quello che viene definito da noi italiani appunto ‘cittadinanza .

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Idem per tutti gli altri paesi europei che avendo in comune le stesse connotazioni definiscono quello che oggi chiamiamo , cittadinanza europea . Per capire come e perché in ambito sociale, culturale, politico, religioso… le diversità possono costituire un pericoloso handicap basti considerare con quale formale e superficiale linguaggio il testo sulla riforma viene espresso. La condizione necessaria per divenire cittadini italiani, in pratica è solo quella di frequentare “per almeno cinque anni gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Mentre per i ragazzi tra 12 e 18 anni oltre a cinque anni di scuola è richiesta la permanenza stabile e regolare in Italia di almeno 6 anni. “ Se è così che si diventa italiani allora prendiamo anche i terroristi e facciamoli andare a scuola per cinque anni., così diventano tutti cittadini italiani. E’ il caso di dire ancora: ‘Povera Italia’!!

Data:

3 Ottobre 2015