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Ius Soli: sì, no, forse

cms_7313/ius_soli_ftg.jpg(Ilaria Floris) – Ius soli sì, ius soli no, ius soli addio. All’indomani del dietro front del ministro degli Esteri Angelino Alfano si arroventa la questione dello ius soli, l’acquisizione della cittadinanza di un Paese come conseguenza del fatto di essere nati sul suo territorio, a prescindere dalla cittadinanza dei genitori.

Con la retromarcia di Alfano sembrano dunque chiudersi i giochi sull’approvazione del disegno di legge sulla cittadinanza, almeno in questa legislatura. Forse spaventato dall’ascesa dell’estrema destra anti immigrazione della Germania, il ministro ha ieri manifestato l’intenzione di rimandare la questione alla prossima legislatura perché “i tempi non sono ancora maturi, si tratta di una cosa giusta nel momento sbagliato”. La valutazione è soprattutto politica perché, dice, il rischio è quello “di favorire la Lega”.

E oggi è arrivato l’endorsement del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che si è detta più favorevole allo ’ius culturae’, che coinvolga il sistema scolastico e sia acquisibile solo dopo aver completato un intero ciclo di studi in Italia. Inutile negarlo: il ‘tirarsi indietro’ di Alternativa Popolare incide fortemente nell’equilibrio dei partiti sulla questione, dato che la Lega, Forza Italia e Il Movimento hanno sempre avuto posizioni critiche sul diritto di cittadinanza.

Il Pd resta dunque solo: il portavoce del partito Matteo Richetti ha ribattuto che “non esiste un tempo sbagliato per un diritto sacrosanto”, ribadendo che il Pd e continuerà a cercare “una maggioranza parlamentare”. Lo spettro della caduta del Governo è dietro l’angolo, e il Pd non può ignorarlo: “Non vogliamo mettere in difficoltà il Governo ma la posizione del Pd sullo ius soli non si sposta di un millimetro”, ha detto Richetti.

La questione, spinosa già di per sé per la paura di quasi tutti i partiti di avvallare una legge ritenuta impopolare, si complica ulteriormente dopo l’invito della Cei ad andare avanti sul tema. “Penso che la costruzione del processo di integrazione possa passare anche attraverso il riconoscimento di una nuova cittadinanza -ha detto ieri il Presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti- che favorisca la promozione della persona umana e la partecipazione alla vita pubblica di quegli uomini e donne che sono nati in Italia, che parlano la nostra lingua e assumono la nostra memoria storica, con i valori che porta con sé”.

Insomma, a questo punto appare chiaro il tentativo di aspettare le elezioni, per non imbarcarsi in un tema tanto delicato proprio a fine legislatura. “Aspettare sei mesi non cambia nulla -ha detto il neocoordinatore di Alternativa Popolare Maurizio Lupi. Ci saranno le elezioni e su un tema tanto divisivo come questo potremo tornare a discutere”.

Mentre imperversano infuocate guerriglie politiche, siamo andati in una scuola multietnica di Roma per verificare come i ragazzi e gli insegnanti vivano l’integrazione nella quotidianità.

Cambi di casacca da record: 526 da inizio legislatura

cms_7313/deputaticamera_ftg.jpg’Giri di valzer’ da record per questa Legislatura. Tra i 297 cambi di casacca registratisi alla Camera da inizio Legislatura, e i 229 del Senato, si è raggiunta infatti la cifra record di 526 ’transumanze’. A rilevarlo è un calcolo pubblicato di recente da Openpolis, secondo cui Camera e Senato hanno viaggiato ad una media di circa 10 cambi di gruppo al mese, “un dato due volte superiore a quello della scorsa legislatura, quando i cambi al mese erano poco più di 4”.

Prima della pausa estiva, ci sono stati 20 cambi di gruppi, il 50% dei quali ha visto parlamentari entrare – e a volte ritornare – in Forza Italia. La ripresa dei lavori ha confermato questo trend e l’ultimo parlamentare, in ordine di tempo, ad aver compiuto giravolte tra un partito e un altro è l’onorevole Gianfranco Sammarco, riapparso in Forza Italia dopo un lungo periodo di permanenza in Alternativa popolare. Il record assoluto di giravolte appartiene al Senatore Luigi Compagna, passato per Misto, Gal, Ap, Gal, Ap, Gal, CoR, Misto, Gal e infine approdato (almeno per ora) in Federazione della Libertà.

Nel corso di questa XVII Legislatura, i cambi di casacca non hanno risparmiato nessun partito. Tutti ne sono stati vittime, subendo importanti scissioni interne. Con la nascita di Articolo 1 e la scissione dei bersaniani dello scorso febbraio, il Pd ha subito una fortissima emorragia con la perdita di 22 deputati in un colpo solo. Non è andata meglio al centrodestra, dove lo scontro tra Berlusconi e Alfano ha portato alla nascita del Nuovo centrodestra (ora Alternativa popolare). Il Movimento 5 Stelle è l’unico partito ad aver subito perdite (21) senza che ad esse abbiano corrisposto nuove entrate.

E’ evidente, come si legge sul blog di Openpolis, che l’emorragia dei grandi partiti ha dato spazio alla nascita di nuove, piccole entità, il che ha rivoluzionato lo scenario rispetto alle politiche del 2013. Questo continuo via vai di deputati da un partito ad un altro, non può che avere conseguenze negative, si legge ancora sul blog, sulla relazione tra cittadini e parlamentari. La fiducia degli elettori nei confronti delle istituzioni subisce infatti un forte deterioramento, amplificato, appunto, dal sempre più crescente numero di cambi di gruppo.

Muore dopo trapianto, i medici: “Il cuore era perfetto”

cms_7313/chirurgia_sala_fg.jpgUn uomo è morto all’ospedale San Camillo di Roma dopo un trapianto di cuore eseguito nel 2016 nella stessa struttura. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta nella Capitale, passata poi a Milano, da dove l’organo è arrivato, e il ministero della Salute ha disposto immediate verifiche, ma i medici assicurano che il cuore impiantato era sano.

Ciò che è scritto sui giornali è un falso“, sottolinea il direttore del Centro trapianti del San Camillo di Roma, Francesco Musumeci, nel corso di una conferenza stampa in ospedale. Il cuore impiantato lo scorso anno “era sano. Tra l’altro non apparteneva a un 60enne come riportato da alcuni media, ma a un 46enne morto dopo un tuffo in piscina”.

Musumeci ha sottolineato con forza che l’organo impiantato nel paziente 61enne era “perfettamente funzionante e controllato. Purtroppo – ha aggiunto – il trapianto di cuore non può mai essere a rischio zero e il ricevente era in condizioni particolarmente critiche, con malattie croniche e aveva anche impiantato un defibrillatore”.

Il direttore generale del San Camillo Fabrizio d’Alba ha ricordato che “il decesso avvenuto il 4 settembre del 2016 era stato oggetto di un audit da parte del Centro nazionale trapianti, già il 21 settembre dello stesso anno”. E la funzionalità del cuore utilizzato, in base alle analisi realizzate, era stata confermata. In quell’occasione, ha aggiunto Musumeci, erano state avanzate cinque ipotesi sul decesso, tutte legate a possibili complicanze. La morte potrebbe essere dovuta a fattori come il rigetto iperacuto, a una risposta infiammatoria sistemica o a diverse altre complicanze.

Stupore e dispiacere” per le notizie sul decesso verificatosi dopo un trapianto di cuore “non rispondenti al vero” è stato espresso anche dal direttore generale dell’ospedale d’Alba, che ha chiarito: “La Procura non ci ha mai contattato“.

Dal San Raffaele di Milano, da dove l’organo è arrivato, confermano che il cuore impiantato “era sano”. Dall’Irccs del gruppo ospedaliero San Donato si precisa che “il paziente di 48 anni” che ha donato l’organo è arrivato “al San Raffaele in seguito a una sindrome da annegamento e conseguente arresto cardiaco”. Per tale ragione è stato “immediatamente valutato per escludere l’infarto miocardico come causa dell’evento”. Gli esami strumentali, compresa la coronarografia, hanno escluso “la presenza di patologie cardiache con particolare riferimento alle arterie coronarie”.

“Come da protocollo, una volta accertata la morte con criteri neurologici e la non opposizione al prelievo di organi a scopo di trapianto – proseguono dall’ospedale di via Olgettina – si è provveduto alla trasmissione delle informazioni cliniche al Centro nazionale trapianti. L’ultimo giudizio di idoneità è stato espresso dal chirurgo trapiantatore in sede di prelievo di organo, come previsto dalla procedura nazionale validata dal Cnt”.

Ciò premesso “il San Raffaele, rimanendo a disposizione degli organismi di vigilanza e controllo, non comprende la lettura dei fatti come finora riportati dagli organi di stampa. Auspichiamo – concludono dalla struttura – che tali interpretazioni non pregiudichino la fiducia nel sistema trapiantologico italiano, limitando le aspettative di migliaia di pazienti italiani in attesa di un organo”.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha annunciato “immediate procedure di controllo e verifica” sul caso. “Si tratta di una notizia gravissima”, ha commentato Lorenzin a ’Circo Massimo’ su Radio Capital, ma anche “singolare per un sistema come quello italiano. Noi – ha precisato il ministro – con il Centro nazionale trapianti abbiamo procedure di massima sicurezza fra le migliori al mondo. Mi sembra uno di quegli errori tragici, ma anche inaccettabili. Vedremo se ci sono state delle falle e agiremo di conseguenza”.

Per l’autopsia la Procura di Roma, a suo tempo, si avvalse della consulenza dei medici di medicina legale del Policlinico Gemelli. I risultati, a quanto apprende l’Adnkronos Salute, sono stati forniti alla Procura e sono agli atti dell’inchiesta.

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27 Settembre 2017