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JOHAN CRUYFF

Oggi non è più tra noi una delle leggende mondiali del calcio. Nella sua casa di Barcellona, è morto all’età di 68 anni, Johan Cruyff. L’anno scorso aveva annunciato di essere malato di cancro. Tutti lo ricordano per la sua classe e tecnica, senza dimenticare le accelerazioni che riusciva a dare con la palla al piede, e gli ubriacanti dribbling che, ancora oggi, portano il suo nome. Cruyff da atleta è stato protagonista sia con l’Ayax sia con la nazionale. È stato il simbolo di quel “calcio totale” (N.d.R. una vera rivoluzione a quell’epoca; ripresa sul finire degli anni ’80 da Arrigo Sacchi) che negli anni ’70 ha permesso al suo club e l’Olanda di vincere quasi vinto tutto. Nella sua carriera da giocatore ha ricevuto tre volte il pallone d’oro, vincendo tre Coppe dei Campioni di fila (dal 1970 al 1973), una Coppa Intercontinentale (1972) e una Coppa UEFA (1973); con la nazionale olandese, invece, ha nel palmares un secondo posto ai Mondiali del 1974 (finale persa per 2-1 contro la Germania) e un terzo posto agli Europei del ’76 disputati in Jugoslavia. L’incompatibilità e le liti con alcuni compagni di squadra, durante questo torneo, sanciscono l’abbandono dalla nazionale. Come allenatore, Cruyff conquista, sulla panchina del Barcellona, una Coppa dei Campioni (edizione 1991-92), due volte di seguito la Coppa delle Coppe (1986-87/1988-89) e una Supercoppa UEFA nel 1992. Nel 1996, per problemi di salute, si ritira dal calcio che conta. Ritornando ad allenare nel 2009 una selezione di giocatori della Catalogna; nel 2013 abbandona definitivamente il mondo del calcio. Sono molti gli aneddoti legati a questo personaggio e mi piace ricordare quello raccontato dall’argentino Valdano: “Verso la metà del secondo tempo il gioco fu interrotto per un fallo senza importanza e Johan Cruijff si mise a protestare. Siccome l’arbitro non smetteva di dargli spiegazioni, andai a dirgli che, se voleva, poteva lasciargli anche il fischietto. Ne approfittai per suggerire a Cruijff di tenere per sé quel pallone e di darcene un altro, visto che in quella partita avevamo qualche diritto anche noi. Mi guardò con una certa aria misericordevole e chiese come mi chiamavo. ’Jorge Valdano’, gli risposi. ’E quanti anni hai?’ continuò. E io, obbediente: ’Venti’. Fece una faccia che significava: chissà dove andremo a finire con questi giovani d’oggi, e dall’alto dei suoi gloriosi trent’anni mi mollò uno schiaffo dialettico: ’Bene, a 20 anni a Cruijff si dà del lei’ “.

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Queste, invece, sono le parole di Pep Guardiola (allenato da Cruyff negli anni ’90): “Un genio, una leggenda, l’uomo che cambiò la mentalità del Barcellona. Cruijff ha dipinto la cappella Sistina, Rjikaard, Van Gaal ed io abbiamo solo aggiunto qualche pennellata”. Lo chiamavano anche il “Profeta del Gol”, signore e signori: questo era Johan Cruyff.

Data:

24 Marzo 2016