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Juncker agli italiani: “Più lavoro e meno corruzione”

Juncker agli italiani: “Più lavoro e meno corruzione”

cms_9335/commissione_europea_juncker_afp.jpg“Amo profondamente la ’bella Italia’ (lo ha detto in italiano, ndr), ma non accetterò più che ogni cosa che va male nel Mezzogiorno venga spiegato con il fatto che l’Ue o la Commissione Europea non farebbero abbastanza”. E’ quanto ha detto il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, rispondendo, durante un evento pubblico a Bruxelles, a una domanda dal pubblico relativa alla disoccupazione giovanile nel Mezzogiorno d’Italia. “Gli italiani devono occuparsi delle regioni più povere dell’Italia: il che significa più lavoro, meno corruzione e serietà“. “Il mio suggerimento è, per questa settimana, di essere silenti e prudenti sull’Italia, ogni volta che viene fatta una domanda sul Paese. Ho piena fiducia nel genio del popolo italiano” aggiunge parlando delle regole di bilancio Ue.

“Li aiuteremo, come abbiamo sempre fatto, ma basta con questo giochino di addossare le responsabilità sull’Ue. Un Paese è un Paese, una nazione è una nazione: prima vengono le nazioni”. “L’Ue – ricorda Juncker – non è uno Stato, e spero che non lo sia mai: sono contrario all’idea degli Stati Uniti d’Europa, perché la gente non li vuole. Quindi, dobbiamo applicare le regole: sono complete, sono emendate e applicate di volta in volta con termini diversi”. “Il che ha avuto come risultato, grazie alla flessibilità che abbiamo introdotto nella lettura economica del Patto, che l’Italia ha potuto spendere nel 2016 e nel 2017 18 miliardi di euro in più, senza alcuna sanzione in base al Patto di Stabilità. E’ una cosa che non ha precedenti: se non lo avessimo fatto, avremmo ucciso la debole ripresa in Italia e altrove”, conclude.

LE REAZIONI – “Chiedo al Presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker di smentire immediatamente le frasi che gli vengono attribuite, perché se fossero vere sarebbero inaccettabili” twitta il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani. ’’Dichiarazioni folli da parte di Juncker – sottolinea il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd -. Evidentemente ha parlato dopo cena, ma allora bisogna togliergli il vino’’.

Moscovici: “No a interferenze sull’Italia”

cms_9335/moscovici4_afp.jpg“Quello che è chiaro è che la democrazia deve avere l’ultima parola, non devono esserci piani qui o là che contraddicano la democrazia. Sono gli italiani che decideranno del loro destino e naturalmente noi rispettiamo tutti il posto dell’Italia come fondatore dell’Europa e come Paese al cuore della zona euro”. Così il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici risponde, in conferenza stampa, in merito al ’piano B’ che la Germania sta preparando, come ha spiegato all’Adnkronos il direttore del Ceps Daniel Gros, per isolare dal contagio Paesi del Sud Europa come Spagna e Portogallo utilizzando tutto l’arsenale dell’Ue, a partire dall’Esm, piano che dovrebbe scattare nel caso in cui un eventuale governo Lega-M5S dovesse dare seguito alle ventilate ipotesi di uscita dell’Italia dall’euro.

“Il procedimento democratico – aggiunge Moscovici – è tuttora in corso in Italia e vedremo quando e in che cosa risulterà. Sarebbe inammissibile speculare e ancora di più interferire. Siamo pronti come Commissione Europea a lavorare con i nuovi interlocutori quando entreranno in carica: è la nostra intenzione, come con tutti i governi dell’Ue”.

L’Italia “è un grande atout”, una grande risorsa, “per l’Eurozona. E le sfide che l’Italia ha di fronte sono ben note: ridurre il debito pubblico, stimolare la produttività per migliorare la competitività, dare speranze ai giovani e in particolare rimarcare una solidarietà con il Sud del Paese. Ci sono delle frustrazioni, e bisogna comprenderle; c’è della collera, bisogna ascoltarla”, afferma ancora il commissario agli Affari Economici e Finanziari

“Vorrei ricordare qualche dato economico – aggiunge Moscovici – per tirare il collo a queste voci, che io ritengo infondate e inopportune. L’economia italiana emerge da un lungo periodo di crisi: c’è la crescita, prevediamo un calo della disoccupazione quest’anno e il prossimo. Il debito pubblico è su una traiettoria discendente, anche se in misura modesta: questi sono dei miglioramenti veri, che riflettono gli sforzi che sono stati dispiegati dai cittadini e dalle imprese italiane nel corso degli ultimi anni. Bisogna concentrarsi su questi fatti, piuttosto che speculare“.

“E’ evidente – continua il commissario – che quello che succede in Italia ha un’importanza capitale per l’Ue, per l’Eurozona, per gli investitori, per il mondo intero: Valdis (Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, ndr) andrà al G7 e l’Italia ne è un membro importante. In questo contesto speculare è più che assurdo: è inammissibile. Non c’è alcun dubbio sul fatto che l’Italia è un grande atout per la zona euro. Dunque – conclude – è la democrazia che deve prevalere, e solo lei. E’ la nostra legge comune”.

Dazi Usa, i rischi per il Made in Italy

cms_9335/industria7_fg.jpgI dazi introdotti dagli Stati Uniti minacciano circa 40 miliardi di euro di Made in Italy. Secondo alcune recenti analisi, la stretta di Trump – che prevede dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% sull’alluminio – sta per ricadere su una serie di prodotti italiani che ogni anno vengono esportati negli Usa.

Secondo un’analisi Coldiretti – su base dati Istat – a rischio ci sarebbero 40,5 miliardi di esportazioni italiane, che nel 2017 hanno raggiunto il record storico. Gli Stati Uniti sono inoltre il principale mercato di riferimento per il Made in Italy fuori dall’Unione europea, con un impatto rilevante anche per l’agroalimentare.

Una strategia, quella dell’’America First’, che – come ha fatto sapere il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker – non lascia altra scelta “se non procedere con un ricorso all’Organizzazione Mondiale del Commercio e con l’imposizione di dazi aggiuntivi su una serie di importazioni” da oltre Atlantico.

MISURE UE – Tali ’misure di riequilibrio’ su prodotti importati dagli Usa potrebbero essere attivate entro 90 giorni dall’entrata in vigore dei dazi americani. Una black list che potrebbe includere magliette, pantaloni, biancheria e scarpe (che l’Italia importa dagli Usa per 18,6 milioni di euro, dati 2017) e cosmetici (rossetti, ciprie, manicure per 10,4 milioni di euro).

Ma anche, come reso noto dalla Commissione lo scorso marzo, fagioli rossi secchi, alcuni tipi di riso come il parboiled o la spezzatura di riso, il burro d’arachidi, i mirtilli rossi, il succo d’arancia, il Bourbon Whiskey americano e le sigarette.

NEL 2016 – Secondo un’altra analisi, fatta dal Centro studi di Unimpresa (su dati Istat e riferita al 2016), il totale delle esportazioni italiane negli Stati Uniti d’America ammonta a 36,7 miliardi di euro.

Nel dettaglio, sul totale delle esportazioni, nel 2016 gli alimentari pesano per 2,02 miliardi (5,49%), in crescita di 137 milioni rispetto al 2015 (+7,25%); le bevande per 1,7 miliardi (4,66%), in crescita di 74 milioni (+4,49%) sul 2015; il settore tessile vale 515 milioni (1,39%), in diminuzione di 34 milioni (-6,19%) sull’anno precedente; quota 1,5 miliardi (4,25%) per l’abbigliamento, in discesa di 95 milioni (-5,71%) sul 2015; per quanto riguarda la pelle, l’ammontare delle esportazioni si è attestato a 1,7 miliardi (4,73%), in calo di 56 milioni (-3,11%).

LE AREE – Cambiando area, il settore della chimica ha fatto registrare esportazioni per 1,6 miliardi (4,46%) in crescita di 44 milioni (+2,74%) sull’anno precedente; nel 2016, poi, sono stati esportati prodotti farmaceutici per 1,9 miliardi (5,26%), cifra in aumento di 415 milioni (+27,18%) sul 2015; l’export dei minerali si è attestato a 1,3 miliardi (3,76%), in crescita di 62 milioni (+4,67%), mentre quello dei metalli è calato di 456 milioni (-31,58%) a quota 988 milioni (2,68%).

E ancora: l’elettronica vale 1,3 miliardi (+3,56%), valore in crescita di 31 milioni (+2,41%) rispetto ai 12 mesi precedenti. Crescita di 212 milioni (+3,05%) per i macchinari, che pesano 7,1 miliardi (19,40%), mentre è risultato in calo di 375 milioni (-7,66%) l’ammontare delle esportazioni di autoveicoli, sceso a 4,5 miliardi (12,24%); l’export di navi, treni e aerei ammonta a 3,6 miliardi (9,89%), in salita di 873 milioni (+31,43%).

Nel 2016, poi, sono stati esportati mobili per 911 milioni (2,47%) in crescita di 90 milioni (+10,96%); altri prodotti di manifattura pesano per poco più di 2 miliardi (5,45%), in salita di 114 milioni (+6,01%). Il resto delle esportazioni di made in Italy, che non rientrano nelle precedenti categorie, valgono 3,8 miliardi (10,32%), in discesa di 96 milioni sul 2015 (-2,46%).

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31 Maggio 2018